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UNA RICHIODATURA SOTTO L'ALBERO

Work in progress ad Andonno

04 Dicembre 2012

 di Severino Scassa

Molte delle vie che ho aperto a Andonno hanno ormai compiuto 17, 18 anni e alcune vanno per i 20: l’età giusta per una richiodatura. È un progetto che mi frulla per la testa da tempo, ma si tratta di un lavoro lungo. Ci va materiale, tempo, voglia: il materiale lo compro, il tempo lo trovo, la voglia l’aspetto. E l’energia giusta arriva a fine ottobre, in quel momento sospeso fra l’autunno e l’inverno, in cui ci si ostina ancora a indossare le scarpette indurite dal freddo mentre chi già rispolvera sci e scarponi. Così eccomi appeso il 20 ottobre, il 17 novembre, e per cinque giorni di fila, dal 21 al 25 novembre. Spesso e volentieri lavoro da solo, in autoassicurazione, al ritmo di due itinerari al giorno. Più raramente c’è qualche buon samaritano che si offre volontario per lunghe sessioni di richiodatura: in questo caso per quattro vie devo dire grazie a Giancarlo Chiapello. In solitaria o in compagnia, il restyling ha rimesso a nuovo, nel rispetto della chiodatura originaria, un buon numero di vie. Su Grizzly, Buon Anno, Zero in condotta e Tutto da rifare, dove la roccia è più adatta, ho usato i tasselli inox, donati da Roberto Ravera, altrove i fittoni resinati. Gli uni e gli altri gentilmente messi a disposizione dalla ditta Raumer…in cambio di un congruo bonifico! Analogamente, le soste sono state gentilmente offerte a pagamento dalla ditta Fixe.
In particolare sono state sostituite le soste di Tutto da rifare e Buon anno, che erano in uno stato fra l’imbarazzante, il pietoso e il pericoloso. In realtà proprio Giancarlo aveva già affidato qualche tempo fa il materiale necessario e il compito di rinnovare le soste a qualcuno… che però aveva pensato bene di impiegare anelli e catene per realizzare le soste di un paio di creazioni proprie lì vicino: ops!
Le soste sono dotate di catena e anello. Avrei anche potuto mettere quelle col moschettone ma ho preferito l’anello perché dura di più, si consuma in maniera più lenta e più regolare ed è in definitiva più longevo e sicuro: rassegnatevi a far manovra - è comunque molto meglio che calarsi su un rinvio rosicchiato dal tempo e dall’usura.
Durante le operazioni di richiodatura ho tolto tutto il materiale vecchio, ricavandone tra l’altro un gran raccolto di moschettoni penzolanti, alcuni dei quali dotati di ottimi maillon arrugginiti da ferramenta (di diametro otto mm e addirittura da sei mm con un carico di rottura di poche decine di chili), altri con le fettucce lesionate, qualcuno con i moschettoni consumati come torsoli. Trovo che sia un gesto un po’ egoista quello di lasciare tappezzate per secoli la via che si sta provando con i propri rinvii: si costringe il malcapitato che vuol provare lo stesso itinerario a rinviare sul materiale degli altri (che non sai mai da quanto è lì a far da complemento d’arredo alla falesia) e si conciano le pareti che nemmeno al Palabraccini. Un conto è se si lavora intensamente per un breve periodo su una via: passino allora i rinvii in posto (il maillon in ogni caso è da evitare, finisce per danneggiare piastrine e fittoni in caso di voli ripetuti, senza contare che ferro e inox non vanno mai usati a contatto). Ma se si decora una via come se fosse un albero di Natale per provarla due giorni di seguito e poi lasciarla addobbata e dimenticata fino al ferragosto di due anni dopo le cose cambiano: allora è meglio togliere i rinvii (che comunque si rovinerebbero) e rimetterli alla manche successiva. Tanto con un’estate o un inverno in mezzo chi avrebbe più il coraggio di volare sulla roba che trova in posto? Tra l’altro di solito ci si lascia sempre i rinvii un po’ più vecchi, quelli che “se restano lassù pazienza”… così magari si finisce per scaldarsi sulle vie facili con gli Spirit nuovi fiammanti e per provare i passaggi estremi affidandosi a delle anticaglie stagionate e inaffidabili piazzate lì da chissà chi chissà quando, pensando “boh, speriamo che tengano”.
In ogni caso, il materiale è stato scrupolosamente raccolto e suddiviso in ordinati mucchietti, quindi chiunque voglia venire a recuperarsi i rinvii anteguerra (magari sono un caro ricordo di famiglia) può venire a reclamarli: glieli renderò al volo!
Fra un fittone e un tassello, ho dato anche una ricontrollata a prese e appoggi. Quando capita che si rompano, cerco sempre di riportarli nella condizione più simile a quella iniziale (ri-incollando il pezzo staccato dove possibile, in altri casi riproducendo la presa precedente): se vi resta un appiglio fra le mani o vi cede l’appoggio sotto alla suola, non esitate a contattarmi! Scatterà al più presto l’operazione di ripristino!
Soltanto il maltempo ha fermato l’operazione di richiodatura, che ha reso luccicanti e sicure già 17 vie. Ma i lavori sono soltanto temporaneamente interrotti… Come? Chi me lo fa fare di prendermi questa briga autofinanziata e autogestita?. Mah. In parte la coscienza: oggi posso dire che gli itinerari richiodati sono sicuri, non mi sarei mai perdonato un incidente su una mia via causato dal deterioramento del materiale. Poi c’è l’orgoglio di prendermi personalmente cura di itinerari cui mi sento particolarmente legato (uno su tutti: Noia). E alla fine, raschia raschia, c’è la passione: il chiodatore innamorato di ciò che fa è come il postino - chioda sempre due volte.
 

Per l'articolo completo e la lista della vie chiodate vai al sito di Severino Scassa

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