I cinque giorni di Gabri

Una lunga Intervista in esclusiva a Gabriele Moroni dopo la prima ripetizione di Ziqqurat, suo secondo 8c e uno dei blocchi più duri del nostro paese

10 ottobre 2017
Dopo la realizzazione di pochi giorni fa, Gabriele Moroni ci racconta cosa ha significato per lui Ziqqurat, svelandoci in dettaglio il cammino che c’è dietro la salita di un boulder di 8c.

Che Gabriele sia una certezza dell’arrampicata italiana è cosa nota da anni, enfant prodige che non ha mai deluso le aspettative. Ricordo uno dei primi raduni boulder nella vecchia sede del B-side, ormai quasi vent’anni fa, in cui questo bambinetto dai capelli rossi alto la metà dei presenti ti arrivava sotto il blocco su cui faticavi e te lo stampava in faccia con quell’agilità e destrezza felina che tuttora ne caratterizza lo stile. Negli anni a venire Gabri si è sempre più distinto per l’essere un ragazzo nato per arrampicare, resistendo a tutti gli altri richiami che il mondo può esercitare su un giovane della sua età e che nella maggior parte dei casi hanno allontanato dall’arrampicata altre potenziali promesse dell’arrampicata di allora.

Gabriele tuttavia è sempre stato una presenza continua nel nostro mondo, sempre al top italiano e mondiale in diversi contesti, dalle competizioni al boulder outdoor, dalla falesia agli highballs. Al di là dei numeri sempre alti che ne contraddistinguono le salite, Gabri si è sempre distinto per la personalità forte e decisa, il carisma e il coraggio di dire sempre ciò che pensa e seguire le proprie idee. Non è quindi un caso se, pur essendo ancora giovane, possa essere considerato un senatore e un punto di riferimento dell’arrampicata italiana. E non è nemmeno un caso isolato la prima ripetizione di Ziqqurat, duro e bellissimo 8c boulder liberato da Niccolò Ceria, che Gabriele ha salito pochi giorni fa. Non è un caso perché se uno come lui si mette in testa di salirlo è solo questione di tempo, perché niente può resistere all’inarrestabile mix di volontà e talento.

Abbiamo quindi pensato di fare qualche domanda a Gabriele, in modo da comprendere quale percorso ci sia dietro a un boulder duro e significativo come questo. Gabri ci ha raccontato per filo e per segno quale sia stato il cammino, per lui comunque breve, che l’ha portato a chiudere Ziqqurat.

Lasciamo quindi a lui la parola perché ha molto da raccontarci!

 

Gabri, innanzitutto complimenti per questa bellissima realizzazione, che corona un periodo di risultati notevoli. Come prima domanda, ci puoi raccontare come è iniziata la tua storia su Ziqqurat?

La mia storia su Ziqqurat è iniziata un po’ di anni fa quando un mio amico local di Gressoney mi aveva portato a vedere questo blocco, che aveva scoperto a bordo strada dopo Gaby. Ero rimasto abbastanza impressionato dal macigno in sé, che è questo tetto di cinque/sei metri completamente sospeso da terra e tenuto su da muretti a secco. Avevamo visto una possibile linea di salita però, a dirti il vero, mi sembrava un po’ oltre i limiti umani e non mi sembrava neanche ci fosse una possibilità di sequenza. Poi lui aveva portato anche Niky a vedere il masso e, credo l’anno dopo, Niky aveva iniziato ad interessarsene, l’aveva pulito meglio e aveva iniziato a trovare le sequenze. Si era davvero preso bene per questo progetto. Io in realtà non so bene per quanti giorni l’abbia provato perché in quel periodo ero occupato per altre cose, per la falesia. Poi Niky l’aveva salito ed eravamo tornati ancora una volta l’anno scorso o due anni fa con Malpe (Massimo Malpezzi ndr) che aveva fatto qualche foto. Poi praticamente la vera storia del passaggio per me inizia quest’anno, tre settimane fa, perché in realtà l’ho provato abbastanza poco, cinque giorni, e mi sono trovato abbastanza bene fin dal primo giorno.

 

Ci puoi descrivere il blocco e le sue sequenze per farci capire cosa è questo 8c boulder?

Ziqqurat è un tetto con un bordo piatto sulla parte sinistra con prese caratterizzate da tacche, pinze e piattini e la parte destra che rimane all’interno del tetto, una rampa continua molto “zigrinata” che fa diverse prese con cui ti aiuti a schiaffare di destro. Anche qua, ci sono delle specie di cubi, degli svasi e un paio di tacche prima della fine del tetto. Poi dalla fine, c’è una sequenza molto particolare con dei ganci di punta e l’uscita, che è un passaggio che si può fare anche da solo sul 7b. Lo sforzo finale di tutto il blocco complessivo è di forza-resistenza perché comunque sono una decina di movimenti sul 7c+/8a, seguiti dalla sequenza di cinque movimenti finali del tetto, che sono all’incirca sull’8b, per poi finire con questo spigolo di 7b finale che porta il boulder a 22/23 movimenti in totale. Il grado penso sia quello proposto, 8c.

 

Venendo a questi cinque giorni che hanno caratterizzato i tuoi tentativi fino alla salita, ci puoi descrivere il processo che li ha caratterizzati?

Il mio processo sul blocco è stato corto e intenso. Cinque giornate corte e intense, perché comunque il blocco puoi provarlo più o meno solo la mattina perché il sole arriva abbastanza presto e le temperature non sono ancora bassissime. Hai bisogno di una certa aderenza soprattutto sulla parte sinistra, anche se alla fine per un blocco del genere ci vuole una buona via di mezzo perché se fa molto freddo puoi avere mani troppo fredde. Il primo giorno ero solo ed era proprio il mio primo giorno in assoluto sul blocco dato che non avevo mai neanche provato la parte alta. Piano piano, un po’ “schiscio” ho provato i primi movimenti. Sai il classico “sequenze, singoli, singoli, singoli”. La prima sequenza non è difficilissima ed è ben meccanizzabile. Mi è entrata abbastanza velocemente e poi mi sono concentrato sulla sequenza centrale che comunque è la parte dura. MI sono trovato abbastanza bene ma non sono riuscito a fare un paio di questi movimenti più duri. Il secondo giorno ero ancora solo e ho trovato buone condizioni. Ho fatto dei buoni progressi facendo tutta la prima parte in continuità fino all’entrata dei passaggi duri, poi mi sono concentrato sulla sequenza di 8b finchè sono riuscito a risolvere un paio di singoli che mi mancavano e da lì sono riuscito a connetterlo fino in cima. Quindi diciamo il secondo giorno l’ho praticamente fatto in due parti. Ho fatto la prima sequenza fino ai primi movimenti della parte dura, poi sono caduto e dopo poco sono ripartito e sono riuscito a fare tutta la sequenza dura in continuità, aggiungendoci l’uscita di 7b. Una gran giornata ed ero super contento. Il terzo giorno sono tornato con Franz (Spadea, ndr) ed era la giornata con le condizioni migliori, vento, fresco e secchissimo. È stata la giornata in cui ho iniziato a fare i primi tentativi seri e sono rimasto abbastanza sorpreso perché ogni tentativo che facevo vedevo che il mio corpo assimilava e meccanizzava sempre di più e capivo i microdettagli che mi permettevano di far meno fatica sulla prima parte per arrivare al duro un po’ più fresco. Ogni tentativo cadevo uno/due movimenti sempre dopo fino all’ultimo giro, il classico giro di allenamento “vado a vedere dove arrivo”, e sono passato! Sono arrivato alla fine, agli ultimi movimenti della parte di 7b, stanchissimo e distrutto e alla fine sono caduto lì! Il quarto giorno sono tornato con altri miei amici e ho fatto buoni giri, passando di nuovo tutta la sequenza dura per ricadere nello stesso punto. Quindi diciamo che il terzo e il quarto giorno sono caduto una volta ogni giorno sull’ultimo movimento. Poi il giorno finale, che non era neanche una giornata partita benissimo perché le condizioni erano abbastanza brutte. Sono arrivato presto verso le 8 per cercare la temperatura bassa ma non c’era una filo d’aria. Ci ho provato comunque e il mio corpo alla fine aveva meccanizzato e assimilato tutto talmente bene che, pur non essendoci state le condizioni della vita, sono riuscito a non fare cavolate e a non sprecare tentativi. È stato il primo giro della giornata e sono passato di nuovo bene nella parte sotto dura. Nonostante le condizioni, le sensazioni erano buone, ho dato tutto quello che avevo e con una lotta pazzesca sono riuscito a salirlo e arrivare in cima. E’ stato un momento molto bello per me perché ero da solo e sono riuscito a raccogliere tutte le energie mentali e fisiche per dar tutto in un solo tentativo.

 

Quando Niccolò ha liberato questo progetto ne era entusiasta per la dura lotta che l’aveva caratterizzato e le belle sensazioni che aveva generato in lui, al di là del grado. Per te quale significato ha avuto la salita di Ziqqurat e cosa ti ha lasciato?

Sicuramente un passaggio del genere ha ovviamente un significato particolare. Prima di tutto perché è una linea incredibile ed è sempre stata nella mia testa dalla prima volta che l’ho vista. Però in realtà all’inizio non ci avevo dato più di tanto peso perché mi sembrava impossibile ed ero molto titubante. Quando è ancora un progetto è sempre la solita storia, non sai e ti devi un po’ buttare dentro a questo loop del “si fa, non si fa”, “è possibile, impossibile”. Qui l’apripista è stato Niky, io sono arrivato dopo, diciamo, perché dopo che ho sentito che Niky lo stavo provando e poi l’aveva fatto, lì capisci che il blocco è fattibile e la voglia ti ritorna. È sempre stato un passaggio che ha avuto un grande significato per me: è uno dei passaggi più difficili d’Italia, sicuramente il più difficile su quello stile e poi, secondo me, uno dei più particolari ed estetici, perché comunque di soffitti del genere io ne ho visti veramente pochi in giro anche in tutto il mondo. Poi ha un significato particolare perché è stato liberato da un amico, da una persona che stimo un sacco e che per me conta tanto.

 

Attualmente e già da diversi anni, tu e Niky siete i migliori esponenti del boulder italiano sia in termini di risultati ma anche per come vi approcciate al boulder. Dai viaggi alle esplorazioni di Niccolò, ai blocchi al limite del free-solo per te, oltre che per entrambi la ricerca comunque di blocchi che hanno anche un’importanza storica o che sono poco ripetuti oltre ad essere estremi. Alla luce di queste premesse ci puoi spiegare quale è il tuo approccio al boulder e quale dimensione ricerchi?

Credo che io e Niky siamo i due esponenti del boulder italiano ma secondo me ci sono anche altri molto forti in questo periodo. A parte questo, penso che comunque abbiamo due approcci abbastanza diversi. Lui è proprio un ricercatore, un viaggiatore. Il mio è un approccio un po’ più easy e “commerciale”, perché ho meno tempo e meno voglia di fare questi viaggi alla ricerca e uscire un po’ dalla zona di comfort, come mi pare avesse detto lui. Io poi sono uno che vive un po’ alla giornata, sono meno pianificatore e non ho progetti o viaggi che pianifico. Magari voglio andare a provare questo, voglio andare a cercare quello ma sono un po’ più “day by day”. In questi ultimi due/tre anni mi sono un po’ spinto alla ricerca del mio limite mentale per cimentarmi in questi passaggi un po’ più seri, in cui non devi solo essere forte a tirare le prese ma anche a guardare dentro di te. Parti per un blocco del genere sapendo che stai rischiando ma sapendo che puoi gestire questo rischio con le tue capacità. Adesso mi sento uno scalatore maturo abbastanza da capire quando posso giocare un po’ con il rischio. Sempre di più, più vado avanti e più ci sono delle volte che mi spavento di quanto sto spingendo su queste cose e in questi ultimi anni mi sono abbastanza sbizzarrito su questo stile di arrampicata. Ogni anno, sarà l’esperienza, sarà la maturazione come arrampicatore, mi sento sempre più forte e mi piace spingere i miei limiti fisici e provare dei blocchi o vie estremi in cui devo dare tutto, che sia flash o superlavorato.

 

In queste ultime settimane hai realizzato delle bellissime salite. Dalle prime ripetizioni della terrificante 29dots a El Salvador in Valle dell’Orco alla first ascent di Murano Low a Champorcher alla prima ripetizione di Ziqqurat. Ti senti sazio per ora oppure hai già in mente altri progetti per l’immediato futuro?

Progetti sì ce ne sono sempre. Ne ho una catasta, si accumulano e probabilmente non li farò nemmeno tutti in questa stagione! Adesso ho un altro blocco che sono vicino a fare a Champorcher, sull’8b+. Oggi sono stato in Val Bavona a provare Off the Wagon e vorrei fare anche quello. Poi settimana prossima ho deciso di andare in Frankenjura e anche lì proverò qualcosa. Poi mi piacerebbe tornare in Spagna a riprovare Demencia Senil. Non lo so boh. Come ho detto prima, progetti in testa ce ne sono sempre però chi lo sa, a me non va di pianificare e all’ultimo momento decido. Se domani guardo il meteo e vedo che è bello a Champorcher vado a provare il progetto. Se danno bello in Bavona torno su Off the Wagon. Boh così, si vive alla giornata…ma progetti ce ne sono sempre tanti!

Gabri allora in bocca al lupo per tutti questi progetti e grazie mille ancora per averci portato a capire il significato di Ziqqurat, non solo per l’exploit sportivo che costituisce ma anche per la storia umana che ci sta dietro e che ci hai raccontato a fondo.
Complimenti ancora e a presto!

 

Intervista di Alberto “Albertaccia” Milani

Gif c lungo 2017

Copyright © Up-climbing.com By Versante Sud Srl
Sede legale Milano via G. Longhi, 10 - Registro Imprese di Milano P.IVA n. 12612150156 REA MI-1569599 - Cap. Sociale euro 10.000,00

Logo footer e307f2bce5042c4e7a257ec709ea497334ec09124162c27e291131063b267875