Da Lapsus a La Capella, il cammino di Stefano Ghisolfi nel mondo dei 9b

Breve riassunto dei successi in falesia

15 gennaio 2018

Novembre 2015, Gennaio 2018. In questo perido Stefano Ghisolfi ha salito ben quattro tiri di 9b. Pareva ieri che si gridava al miracolo quando, per la prima volta, un italiano risolveva una lunghezza di simile difficoltà ed in seguito, Ghisolfi ha risolto una serie di progetti che lo pongono ormai come uno dei pochissimi climber al mondo con un curriculum simile.

Tutto come dicevamo è iniziato ad Andonno, falesia storica italiana e importante nella carriera del Ghiso perché qui ha salito molti tiri di livello che lo hanno formato. Ad Andonno si trovano moltissimi tiri che hanno fatto la storia dell’arrampicata nazionale, da Noi, 8b+ di Andrea Gallo, ad Anaconda, 8c di Matteo Gambaro, alla famosissima Noia, 8c+ di Seve Scassa, primo tiro di questo grado in Italia. Qui, lo stesso Ghisolfi ha liberato prima Cobra Reale, collegando Cobra ad Anaconda, e poi un nuovo link da Noi per uscire su Anaconda, dando vita così a Lapsus.

Grandi aspettative danno grandi responsabilità e nel mondo severo del climberismo sbagliare un grado (o mezzo) può voler dire la gogna o la forca. Ma Ghisolfi né si tira indietro né si risparmia e annuncia “il primo 9b italiano e primo salito da un italiano”. Nessuno contraddice ma serve la conferma giustamente che arriverà solo nell’aprile 2017 dal Dott. Adam Ondra che ne conferma il grado.

Le attenzioni si spostano poi sulla Spagna, mecca dell’alta difficoltà e vera manna dal cielo per gli atleti di Coppa del Mondo he possono, nei pochi giorni di stacco, concentrarsi anche su qualche bel progetto su roccia. Dopo aver annunciato il “suo” 9b, Stefano si concentra su qualcosa di importante e la scelta cade su First Round, First Minute a Margalef. Questa straordinaria lunghezza era stata liberata da Chris Sharma nel 2011 con pare oltre 50 tentativi e fu ancora Adam Ondra a confermarne la difficoltà nel 2014. “Solo” 25 movimenti ma ultraconcentrati e tutti duri, dal primo all’ultimo, non estremi ma che logorano fin dall’inizio. Ad Alex Megos, che ne fece la seconda ripetizione nel 2015, furono necessari ben cinque giorni di tentativi.

E’ del novembre 2017 invece la salita di One Slap a Laghel, nella zona di Arco di Trento. Da qualche tempo infatti, Stefano con l’inseparabile Sara si è trasferito nella nota località trentina dove la roccia non manca così come tanti tiri di livello ma non ci sono 9b. Perché non farne uno quindi? Prima Stefano infatti ha liberato One Punch, di 9a+, e poi con Adam Ondra hanno pensato ad un allungo della via per un “possibile” 9b. In pochi giorni, prima salita di Adam e prima ripetizione di Stefano. Grado confermato e altro 9b archiviato.

Il resto è storia recente. Un altro inverno in Spagna ed un altro prestigioso obiettivo, La Capella a Siurana, ancora una FA di Adam Ondra registrata nel 2011. Il tiro è corto, solo 15 metri, ma praticamente è un boulder via l’altro su tacche piccole e forti strapiombi. Non proprio una via della domenica insomma. Contro queste prese taglienti e sfuggenti, Stefano ha lottato anche troppo tanto che in uno dei tentativi, una di queste gli è rimasta in mano. Tiro chiuso lo stesso e favore restituito ad Adam, 9b. Anche l’asso ceco infatti ci era andato un attimo cauto con la gradazione primo perché nel 2011 non aveva ancora il bagaglio che ha adesso e secondo perché è un 9b per certi versi anomalo, corto e boulderoso, più difficile da gradare rispetto ad altri con difficoltà maggiormente distribuite.

Questa è in sintesi la storia di Ghisolfi fino ad adesso ma in testa già frulla il prossimo obiettivo. In mezzo, è bene ricordarlo, Ghisolfi ha salito una infinità di tiri di riferimento come Dementia Senil e First Ley a Margalef, La Rambla a Siurana, Biographie e Jungle Boogie a Ceuse, Goldrake a Cornalba, Ultimatum a Massone, tutti 9a+. Nello stesso periodo, sale sul primo gradino podio della Coppa del Mondo a Xiamen nell’ottobre 2016 e nello stesso mese del 2017 è oro a Wujiang in una stagione che lo vede vicecampione alla fine ed un possibile titolo sfuggito per un soffio all’ultima gara.

Cosa ne uscirà fuori nel 2018. Beh, se il buon giorno si vede dal mattino…

Ovviamente a fianco dei successi di Stefano ci sono una infinità di scalatori azzurri che da anni popolano le cronache verticali con salite altrettanto importanti, in falesia, nel boulder e sulle vie di tutto il mondo. Al momento Stefano è sui monotiri il più forte ma spesso ne siamo sicuri, anche altri italiani raggiungeranno questo grado stellare.

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Paolo Sartori
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Matteo Pavana
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