Mauro Dell'Antona libera Rivoluzione, 9a a Lumignano

Il racconto della prima salita di questa anomala lunghezza

14 giugno 2017

Lo scorso mese, alle grotte sotto il Piardi, Lumignano, Mauro dell’Antona ha salito “qualcosa”, un boulder che chiude su una via o una via che parte come un boulder o solo un blocco troppo alto e mal protetto per essere salito senza corda. Insomma, dall’interno di questo antro, si segue un tetto, si supera il bordo e si sale per qualche altro metro. Corto ed intenso come non mai. Qualcosa di supercompresso e superduro ci racconta Mauro, la cosa più dura mai fatta e probabilmente la più dura che farà mai. “E’ il mio TFR questo” ci aveva detto scherzando alla prima telefonata.
Ecco il racconto di Dell’Antona su questa prima salita molto particolare che ora aspetta solo una cosa, una seconda salita.

STORIA DI UNA “RIVOLUZIONE”
di Mauro Dell’Antona
foto Lucio De Biase

Una grotta, la “mia” grotta. Una stalattite che si congiunge ad una stalagmite formando una colonna un tetto, un bombè ed una serie di buchi. Tutto qui.

Una domenica di inizio maggio, tiepida ed umida all'inizio, un po' inconsueta.

Arrivo sotto la via, guardo l’uscita e vedo che cola acqua. Pazienza. Aspetterò.

Mi siedo e si alza un forte vento di libeccio, così forte da dovermi spostare in una zona riparata, indossare tutto quello che ho per difendermi da quell'improvviso attacco freddo e mettere pietre sopra il materiale perché non voli via. Capisco che questo vento non durerà molto, sono veneziano e ho trascorso decenni in barca; so che queste correnti sono generate dal sole a al tramonto scompaiono. Ho passato la mia vita diviso tra cielo mare e roccia e ho capito che la natura ovunque ti parla allo stesso modo, basta saperla ascoltare.

Poco dopo torno sotto la via: bene, benissimo, si sta asciugando a vista d occhio. Stefano, Fabio e Franco sono sopra di me e stanno arrampicando su un grande spigolo; francamente non so come facciano, le folate improvvise di vento sono tanto forti che spostano anche chi sta a terra. Faccio un tentativo, ma capisco che devo attendere il tramonto, quando come avevo previsto il vento si quieta.

Parto e il grip è eccezionale, si respira bene, il vento ha portato molto ossigeno. Sul boulder procedo veloce; Stefano mi para, aggancia la corda e Franco mi assicura. Arrivo alla presa chiave dove sono caduto un’infinità di volte e passo. Ultime prese, sento che le mani cominciano ad aprirsi, una lolotte con la gamba destra forzata più del dovuto per prendere il buco successivo, il ginocchio fa un rumore sinistro di ramo spezzato, non importa devo andare avanti… Lancio e afferro l’ultima presa, moschetto la catena; fatta!

La via è composta da un boulder su tetto e un bombè, si parte senza corda e all’uscita dal tetto, dove sarebbe impossibile procedere in stile boulder, lo spotter aggancia la corda all’imbracatura tramite un moschettone. I movimenti complessivi non sono molti, poco più di venti, ma vista l’intensità e la complessità delle sequenze propongo la valutazione di 9a.

Nel suo genere, in Veneto e in ambito nazionale, un percorso così concepito è una novità e spero possa aprire nuove frontiere all’Arrampicata Sportiva su roccia. Per questo motivo ho scelto di chiamarla Rivoluzione.

Un ringraziamento particolare a: Ferrino Rock Slave, Doc Rock, Wild Climb.
Ringrazio inoltre chi mi ha assistito e sostenuto in questi mesi e in particolar modo ringrazio a vario titolo: Stefano, Fabio, Frenko e Lucio per le foto.

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