Dal presidente Trump un attacco alle aree protette dello Utah

Un report su questa decisione illogica

06 dicembre 2017
Una decisione illogica che sminuisce il valore di alcune splendide aree naturali americane, nelle quali si raccolgono ambienti di pregio, attuale e imperituro, per gli uomini e le donne del pianeta.

È questo il giudizio che si sta diffondendo in tutto il mondo a partire dagli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump ha firmato un proclama con il quale è stata approvata una riduzione importante della superficie di due aree protette dello Utah, il Bears Ears National Monument e il Grand Staircase-Escalante National Monuments.
Si tratta di due zone di grande rilevanza paesaggistica e naturalistica, dove si raccolgono ambienti naturali che offrono opportunità di notevole fascino per la pratica delle discipline sportive outdoor, a partire dall’arrampicata e dall’escursionismo.

La decisione giudicata “storica” dal controverso presidente relega al contrario nell’ambito dell’antistoricità un’iniziativa di legge che vanifica il lavoro di tutela che da tempo ha permesso di conservare inalterata, fino ai nostri giorni, la bellezza di luoghi che emozionano i cuori di arrampicatori, backpakers, semplici visitatori.

L’azienda Patagonia, che si è assunta da tempo il ruolo di difensore dell’integrità di questi spazi, ha giustamente definito per bocca del suo presidente Rose Marcario queste aree come “luoghi iconici” (si veda anche qui).

Si tratta infatti di monumenti naturali che permettono di vivere da parte delle numerose persone che li frequentano emozioni di libertà, magnificenza, splendore della natura nelle sue forme più inconsuete, il senso autentico della wilderness.

“La natura selvaggia è sia una condizione geografica che uno stato d'animo. Fa parte dell'eterna ricerca della verità. che spinge l'uomo alla continua ricerca di se stesso e del suo creatore”.

Il Servizio Forestale degli Stati Uniti definì in una sua pubblicazione la wilderness in questo modo. Il presidente Roosvelt seppe dare credito a questo concetto avviando un processo normativo che portò nel tempo all’istituzione di numerose aree protette, tra le quali anche quelle dello Utah oggi minacciate.

Non sta seguendo questa strada il presidente attuale Trump. Per questo c’è bisogno che tutti gli amanti della natura e dei grandi spazi facciano sentire la loro voce di protesta per le decisioni adottate. Serve un ripensamento, un sussulto di responsabilità per tornare a considerare queste “public lands” come spazi liberi, affascinanti e da conservare a beneficio delle generazioni attuali e future.

Ruggero Bontempi

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