Patagonia Stretch Nano Storm® Jacket

Test su misto ghiaccio

28 dicembre 2016
Patagonia propone la giacca Men's Stretch Nano Storm® per affrontare le condizioni intermittenti di freddo, pioggia e vento che spesso caratterizzano le attività alpinistiche.

La Stretch Nano Storm™ Jacket offre un efficace mix di isolamento, traspirabilità e impermeabilità. Alla leggera e flessibile shell elasticizzata H2No™ Performance Standard impermeabile/traspirante a 2 strati è stata unita la rivoluzionaria imbottitura FullRange™ da 60 g/m², aggiungendo inoltre una fodera altamente traspirante. Questa calda e morbida combinazione consente la dispersione del calore in eccesso, offrendo al contempo un'ottimale protezione dagli elementi.

La prima impressione indossando la giacca è estremamente gradevole: il tessuto è morbido, l’imbottitura leggera. Quasi troppo, apparentemente: sembra non poter reggere il confronto con un piumino dal punto di vista dell’isolamento termico. Appare anche piuttosto “fragile”, per cui temo di rovinarla al primo contatto un po’ deciso con la roccia o con le varie punte degli attrezzi.

Il taglio è lungo ma la vestibilità con l’imbrago è ottima. La giacca può essere infilata nell’imbrago per riparare bene il fondoschiena senza interferire in alcun modo con i materiali appesi. Se fa più caldo si può accorciare la parte inferiore della giacca utilizzando l’apposito elastico. Le tasche (quattro tasche esterne) sono accessibili anche con l’imbrago perché sono posizionate correttamente, piuttosto in alto. Cosa che ho subito apprezzato, potendo tirar fuori biscotti e barrette in ogni momento. Un’altra astuzia sono le due lunghe zip sotto le ascelle: oltre alla funzione di areazione, permettono di accedere allo spazio tra la giacca stessa e la maglia che si indossa sotto: questo spazio è il posto migliore dove mettere i guanti quando si levano per qualche manovra, ed è molto comodo potervi accedere senza aprire il collo della giacca.

La Nano Storm® Jacket messa alla prova

Ho portato con me la giacca su alcuni itinerari d’alpinismo piuttosto frequentati tra il tardo autunno e l’inizio dell’inverno 2016. La prima uscita si è svolta in ambiente prealpino, a media quota e in una giornata relativamente mite. Qui il terreno facile ha permesso una progressione veloce in conserva, senza soste. In questa situazione è inevitabile sudare un po’. La traspirabilità della giacca è stata quindi messa a dura prova e, devo dire, mi ha convinto: quando si suda, il tessuto non si inzuppa come accade con i classici piumini.

In seguito ho utilizzato la Nano Storm® Jacket in due altre uscite, questa volta ad alta quota e in giornate relativamente fredde (vie oltre i 3000 m in giornate con zero termico sotto i 2000). Partenze notturne, lunghi avvicinamenti, arrampicata interamente all’ombra, attese in sosta, neve inconsistente in cui si nuota un po’, mani e piedi ghiacciati: quasi tutto il campionario di fastidi dell’alpinismo invernale. Per affrontare questo tipo di terreno, a meno di essere dei “mutanti”, occorrono i materiali adatti. Anche in questo caso sono stato stupito dalla termicità della giacca che, abituato ai grossi piumini, avevo stimato insufficiente. Eppure si è rivelata all’altezza della situazione, tanto che la giacca supplementare, portata per scarsa fiducia, è rimasta sempre nello zaino…

Anche il morbido rivestimento esterno della Nano Storm® Jacket ha superato il test: dopo una lunga sezione di misto in diedro non si vede neanche un graffio. Inoltre l’impermeabilità è sorprendente: la neve e le gocce d’acqua scivolano via dalla superficie del tessuto.

Questo nuovo capo è decisamente a suo agio sui terreni tecnici ed è adatto all’arrampicata su ghiaccio e su misto. In inverno, con bel tempo e clima relativamente temperato, si è dimostrato confortevole. Potrebbe forse non essere sufficiente in caso di freddo davvero intenso, dai -10 in giù e con vento, specialmente se si è abituati alla classica accoppiata piumino + gore-tex, ma è ottimo nei giorni invernali d’alta pressione o per l’alpinismo estivo in alta quota.

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