Mt. Edgar Expedition: una spedizione tutta italiana in Cina

Intervista a Tomas Franchini

07 novembre 2017
Un team tutto italiano è stato in spedizione in Cina nella Nanmengou Valley. Qui tra tante salite spicca senz'altro l'apertura in solitara di "The Moon’s Power", sulla parete ovest del Monte Edgar (6618 m) di Tomas Franchini, che abbiamo intervistato.

Ciao Tomas, so che da poco sei rientrato dalla Cina, dove i tuoi compagni e te ne avete combinate parecchie...chi eravate? come eravate organizzati?

Sono rientrato il 5 novembre dopo 40 giorni circa di spedizione con altri 5 ragazzi italiani: dal Trentino oltre a me c'erano Matteo Faletti e Fabrizio Dellai e dalla Val d'Aosta François Cazzanelli, Emrik Favre e Francesco Ratti.

Abbiamo deciso di partire noi 6 perchè essendo tanti era più facile dividersi le spese altissime per i permessi. Nonostante i progetti diversi siamo stati molto uniti e abbiamo fatto un bel lavoro di team sia al Campo Base che durante le salite.

Quali erano i vostri progetti?

Matteo, Fabrizio ed io volevamo tentare la cresta Est del Monte Edgar, mentre i ragazzi valdostani volevano tentare la cresta ovest sempre della stessa montagna. Il loro "approccio" sarebbe stata quindi la nostra discesa nel caso avessimo completato la salita, per questo eravamo tutti interessati a studiare il terreno che abbiamo scoperto essere un ghiacciaio complicatissimo e pieno di seracchi.

L'idea di salire la cresta est dell'Edgar mi è venuta leggendo un libro di Nakamura, grazia al quale ho scoperto questa parete.

Come vi siete acclimatati, cosa avete fatto inizialmente?

Siamo arrivati nella Nanmengou Valley e con l'aiuto dei portatori abbiamo organizzato il Campo Base a quota 3850. Questa valle è veramente selvaggia, è una valle morenica senza nulla, nemmeno un sentiero. Non ho mai visto una cosa simile.

Come ho anticipato volevamo tutti quanti studiare il ghiacciaio di approccio/rientro all'Edgar per cui ci siamo mossi dal campo base e in mezza giornata siamo arrivati al plateau del ghiacciaio dove a quota 5250 m abbiamo piazzato il campo alto, da noi denominato il "Campo degli italiani". Da qui abbiamo scalato le montagne intorno per acclimatarci; François, Emrik ed io abbiamo salito l'inesporlato Twenty Shan (6174 m). Da questa cima vedevo la parete Ovest del Mt. Edgar e mi è capitato qualcosa di incredibile: sentivo che la parete ovest mi chiamava, non avevo mai sentito una sensazione così. Non avevo programmato di salirla ma è stato sempre un mio grande sogno salire una montagna complicata da solo. Anche se non ero ancora al top della forma non potevo lasciarmi scappare questa occasione per cui ho deciso di andare.

Raccontaci di questa salita

Sono partito la notte stessa, a mezzanotte, con la luna piena. La luna era talmente bella e luminosa che non ho nemmeno acceso il frontalino che avevo sul casco. Arrivato alla base della parete ovest ho scelto di salire una linea a sinistra che mi portava sulla cresta ovest finale. Al centro della parete ho visto una linea inizialmente più facile ma che mi avrebbe portato su un nevaio che mi sembrava pericoloso, così ho preferito tenermi a sinistra. Sono salito su un sistema di goulotte di ghiaccio, che era molto fine. La via era più difficile di quanto pensassi, soprattuto per via del ghiaccio fine, per cui mi sono dovuto movere molto delicatamente. Dovevo essere veramente leggero. Sono salito con uno zainetto piccolo con una corda fine e un po' di materiale d'abbandono, 4 barrette un piumino e la radio per poter essere in contatto con i ragazzi al campo alto. La parte più difficile della salita è stata la cresta finale perchè ho trovato della neve inconsistente, molto simile a quella delle vette patagoniche. Lì ho avuto paura, ho dovuto scavare un tunnel nella neve. Sono arrivato sul cornicione finale e davanti a me è crollato un grande pezzo di cornicione, che mi ha fatto ringraziare il fatto che fossi da solo e così non avessi sovraccaricato troppo il manto nevoso. Arrivato in cima alle 6.15 ho chiamato Matteo al campo ed ho visto la luce accesa fuori dalla tenda; è stato molto bello vedersi a questa distanza e dirgli cosa avevo appena fatto. Non conoscevo la discesa ma sono andato via velocemente dalla cresta dei coreani e in un attimo ero giù. Mi piace la ricerca, l'avventura, fa parte del mio stile.

Ci ho messo un po' a capire cosa avevo fatto, i ragazzi mi dicevano che avevo fatto un bel numero, ma l'ho capito solo più avanti quando abbiamo tentato la cresta est. Questa salita è stata senza dubbio quella che durante la spedizione mi ha dato più soddisfazione. Ho chiamato la linea "The Moon’s Power".

(Il Mt. Edgar è stato salito prima da una cordata coreana che ha aperto la cresta sud, poi da Kyle Dempster e Bruce Normand la cui salita ha meritato la nominationa al Piolet d'Or. La salita di Tomas è la terza del Mt.Edgar e la prima assolta della parete ovest. ndr)

Come andato il resto della spedizione?

Abbiamo scalato le cime rocciose intorno, ci siamo divertiti tantissimo. Io e Matteo abbiamo fatto una bellissima salita su una montagna che si chiama Jiazi feng (6540). é stata una salita molto lunga in una giorna ventosa su una cresta di neve bianca e affilata. Abbiamo chiamato la via "The white line of Jiazi Feng". Non vedevo l'ora di fare il tentativo sulla cresta est del'Edgar, fremevo. Siamo partiti per il tentativo: abbiamo bivaccato prima a 4900m e poi ci siamo alzati a 5840 sulla cresta. Ho provato a continuare ma erano tutti diedri di roccia marcia. Abbiamo bivaccato a 5700m e un po'dispiaciuti siamo scesi. Abbiamo fatto la scelta giusta perchè sarebbe stato pericoloso andare avanti.

Anche il team valdostano ha tentato il progetto. Hanno fatto un bel tentativo sulla cresta ovest e sono arrivati a 6450 m, poco sotto la cima, dove hanno trovato della neve veramente inconsistente e pericolosa e così si sono calati doppia.

Abbiamo poi scalato parecchio intorno al campo ed io ho fatto un'altra salita in solitaria, questa volta su un bellissimo e duro diedro di roccia (Campanile dei Pensieri 4850 m, "Animal").

L'ultima settimana siamo andati al Campo degli Italiani e ci siamo un po' mischiati. Emrik, Francesco e Fabrizio hanno salito la normale dei coreani visto  che erano piuttosto stanchi, mentre io, François e Matteo abbiamo salito una linea sulla nord-ovest che era entrata in condizione. Abbiamo aperto una bella goulotte con sezioni di ghiaccio, un po' piu corta della mia, siamo usciti in cresta sulla via normale a quota 6200 e siamo saliti dalla normale. Ci siamo trovati tutti quanti per caso in vetta all'una, è stato un bellissimo finale. La via che abbiamo aperto si chiama "Colpo Finale".

Che pensi della cresta est? è fattibile?

é un progetto della madonna per il futuro. Si tratta di una salita molto complessa, ma essendo stato lì e avendo scoperto la valle mi sentirei già un po'a casa. Mi piacerebbe molto completare questa ascensione. è vero anche che ci sono tanti altri posti nel mondo e ritornare nello stesso posto ti fa pensaree di perdere un po'di tempo. Chissà, magari con un team sempre affiatato come questo sarebbe bello tornare.

E adesso che sei rientrato?

Adesso sto solamente mangiando. E anche troppo!

Sono Guida Alpina e Maestro di Sci quindi adesso lavorerò, in attesa della prossima avventura. Stiamo organizzando come mio fratello Silvestro e Franco Nicolini un viaggio di tre mesi in sud-america. Non vedo l'ora!

ph concesse da Tomas Franchini

Intervista di Eva Toschi

 

 

 

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