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INTERVISTE > ALPINISMO > YURI PARIMBELLI

Supercanaleta al Fitz Roy ph. arch. Parimbelli
Supercanaleta al Fitz Roy ph. arch. Parimbelli
 Melanconie - free solo -  7a+ - Valle dei Mulini ph. Davide Locatelli
Melanconie - free solo - 7a+ - Valle dei Mulini ph. Davide Locatelli
Cornalba  - Alabarda spaziale 8b+ ph.Marco Spataro
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Il senso della misura 7b - Presolana Ph. arch. Parimbelli
Il senso della misura 7b - Presolana Ph. arch. Parimbelli
Tanta voglia di Vivere WI 4+ Val Brembana Ph. arch. Parimbelli
Tanta voglia di Vivere WI 4+ Val Brembana Ph. arch. Parimbelli
Su una nuova via in Valtorta ph. arch. Parimbelli
Su una nuova via in Valtorta ph. arch. Parimbelli
ph. Matteo Zanga
ph. Matteo Zanga
Yuri su Heimdall WI 5+ Valtournenche ph. mario sertori
Yuri su Heimdall WI 5+ Valtournenche ph. mario sertori
Heimdall WI 5+ ph.mario sertori
Heimdall WI 5+ ph.mario sertori

YURI PARIMBELLI

by Maurizio Panseri

05 Gennaio 2011

 

 
 
intervista di Maurizio Panseri (12-2010)
 
In una freddissima mattina di febbraio con Daniele sto sfilando l’ultima corda doppia, dopo avere salito il couloir Modica-Noury, al Mont Blanc du Tacul. Il vento è forte e la temperatura è abbondantemente sotto lo zero, siamo l’unica cordata in azione in questa zona sospesa nel cuore del Monte Bianco.
 
Scendiamo e la sorpresa è notevole quando incontriamo Yuri Parimbelli, amico con cui condividiamo questa passione. Yuri è guida alpina ed è in compagnia di un cliente, con cui intende salire la Gabarrou-Albinoni, una delle storiche colate glaciali di questo versante.
 
Ci fermiamo un attimo e mentre chiacchieriamo, parlando delle condizioni del ghiaccio e del gran freddo, prendendoci in giro per la nostra follia che ci spinge in queste terre inospitali, con attenzione guardo il cliente legato all’altro capo della corda di Yuri.
 
È strano trovare gente impegnata sulle pareti con queste condizioni, ancora più strano trovarci una guida con un cliente e percepire di come sia tranquillo e fiducioso nel proprio “maestro”.
 
Il cliente è silenzioso e sereno, come se fosse normale trovarsi in quel luogo, ed appare perfettamente a suo agio nonostante il freddo e le continue raffiche di vento che sollevano turbini di cristalli di neve. Gli indico le bave di ghiaccio che scintillano sopra le nostre teste, incastonate tra i pilastri di granito, le guarda senza timore.
 
Lui è lì con la sua guida e tanto gli basta per sapere che non vi è nulla di cui preoccuparsi, tutto è sotto controllo. Yuri si muove con abilità e disinvoltura anche nelle situazioni più impegnative, con i clienti non si spinge mai al suo limite e la sua calma infonde in loro una grande sicurezza.
 
Ci salutiamo e ripartono verso l’alto, guardo ancora per un attimo il cliente e son felice per lui, perché con un capocordata simile, ben presto sarà in grado di muoversi autonomamente in questi ambienti magici e immersi nell’aria fredda e rarefatta della montagna invernale.
 
 
Racconto questo episodio perché lo ritengo fondamentale per comprendere chi è Yuri Parimbelli e quanta passione e professionalità riversa nella sua attività di guida alpina. Yuri è schivo e difficilmente si racconta, quando parla delle sue salite lo fa senza vanto e sempre sottotono che quasi sembra ti stia parlando della passeggiata fatta nel bosco dietro casa.
 
Yuri è un alpinista completo ed eclettico che fa della polivalenza il suo punto di forza. In ogni specialità e su ogni terreno si esprime sempre a livelli significativi, passando con disinvoltura dall’8c in falesia, all’apertura di nuove vie alpinistiche con difficoltà obbligate di 7b,  dalle cascate di ghiaccio più estreme, alle discese con gli sci di ripidi canali e pendii.
 
 
Delle tue doti alpinistiche ne ho già parlato io, perchè se aspettavo te ero ancora li a sentirti dire che “non era poi così difficile e che tanti altri possono fare le stesse cose ed anche meglio” quindi via ogni falso pudore e concentriamoci ora sulla tua attività di guida alpina. Qual è la molla che ti ha spinto a trasformare una passione come l’alpinismo in una professione?
 
La molla iniziale è stata la curiosità e la volontà di intraprendere un percorso di un lavoro che immaginavo appassionante, come effettivamente poi è stato. Il regista che ha dato il là a tutto questo è stato un grande amico, una persona che mi ha aiutato a credere nelle mie capacità, spingendomi verso esperienze nuove che hanno stimolato la mia” fame di salire”. Io non conoscevo assolutamente l’ambiente delle Guide Alpine ed un giorno Bruno Tassi mi guarda e mi dice in dialetto che avrei dovuto fare la Guida Alpina. Così è stato. Sono poi arrivati anni intensi, condivisi con persone fantastiche che hanno creduto in me e con le quali ho condiviso questo percorso che mi ha portato a diventare guida alpina nel 2006 ed istruttore delle guide dal 2010.
 
Perché affidarsi ad una guida per avvicinarsi alla montagna, non basterebbe un amico esperto? Cosa puoi dare di più?
 
Le guide alpine. sono professionisti appassionati che si sono messi in gioco in tutto e per tutto per esercitare una professione complicata. Frequentare la montagna in tutte le stagioni e su ogni tipo di terreno non lo si apprende sui libri ma necessita di una costante ed attenta esperienza. Ogni volta che si sale tra i monti bisogna essere in grado di osservare con attenzione per carpire le diverse sfumature e tutti i messaggi che l’ambiente ci offre. Oltre alle capacità tecniche, che ritengo siano la questione meno importante, esiste l’aspetto dell’accompagnamento, del trasferimento delle conoscenze e delle esperienze. Ciò costituisce l’aspetto fondamentale e qualificante della nostra professione. Durante la nostra formazione ai corsi guida si pone particolare attenzione alla gestione del cliente, si deve essere in grado di metterlo a proprio agio e soprattutto è necessario acquisire la giusta esperienza per gestire, con il dovuto anticipo, le situazioni potenzialmente pericolose, senza enfatizzarle e sempre mettendosi nei  panni di chi è legato con noi. Per esempio, nelle salite in “corda corta”, la gestione della cordata diventa una vera e propria arte che si evolve e si tramanda ormai da anni e come tutte le arti si può apprendere solo da chi questo mestiere lo ha fatto prima di noi e lo continua a fare tutt’ora e vi assicuro che non si padroneggia in un anno di corso ma la si affina sempre di più praticandola. Saper leggere il terreno, anticipare le situazioni, prevedere i comportamenti di chi è legato con noi ed essere il suo “ancoraggio permanente” è una cosa molto complessa ed impegnativa e solo chi si mette in gioco in questa professione riesce a capirne il significato, perché in queste situazioni è completamente dedicato e concentrato sul proprio cliente. Un amico può infonderti una passione ed aiutarti a scoprirla, una guida può darti la possibilità di viverla e di coltivarla a 360 gradi, facendola radicare in te e permettendoti poi di svilupparla come tu meglio credi.
 
Cosa ne pensi delle figure non professionali che operano all’interno delle diverse associazione attive sul territorio?
 
Tutte le altre figure non professionali che gravitano nei club alpini e nei gruppi alpinistici, pur essendo a volte figure preparate e competenti, non possono offrire in ogni caso l’importante valore aggiunto di cui parlavo sopra. Si tratta sicuramente di persone mosse anche loro da una grande passione ma non dedicano la propria vita a quello che insegnano. Inoltre le guide in caso di errore, pagano personalmente sia in termini civili che penali. Il “volontariato” è un ottimo supporto per la formazione, ma presenta dei limiti quando in gioco ci sono l’incolumità o addirittura la vita delle persone. Ritengo quindi necessario che chi si vuole avvicinare alla montagna possa farlo conoscendo bene ruoli e limiti delle differenti figure che operano in questo ambiente; dall’istruttore che opera solo nei pochi fine settimana che dura un corso, alla guida alpina che dedica 365 giorni all’anno alla sua attività e ai suoi clienti. Ogni tipo di mistificazione e confusione non giova ne agli uni ne agli altri. La figura della Guida Alpina è formata dai Collegi Regionali e Nazionali che sono organi subordinati allo Stato Italiano. Questi Collegi si rifanno inoltre tutti alla Unione Internazionale Guide di Alta Montagna, che disciplina la formazione e il lavoro delle Guide Alpine in tutto il mondo tramite selezioni ed esami severi valutati da professionisti.
 
Quali sono i tipi di clienti con cui hai a che fare? Cosa ti chiedono in particolare?
 
Ad oggi  le persone che vengono con me sono soprattutto amici che vogliono passare una bella giornata in montagna o che vogliono imparare in maniera graduale, per poi affrontare una salita da soli, in completa autonomia. Molti ragazzi che ho avuto il piacere di conoscere e con i quali ho intrapreso un percorso formativo, non vengono più con me, il mio obbiettivo è renderli autonomi. Quindi leggo con piacere delle loro salite sui vari forum e, a volte, sono proprio loro che mi chiamano e mi raccontano dove sono stati. Non lo nascondo che sono molto orgoglioso di questo essendo consapevole di avere contribuito, almeno in parte, a questa loro crescita. Quando per caso ci incontriamo, appesi su qualche parete, sorrido come un ebete e mi sento appagato, a questo serve la mia professione.
 
Meglio una banda di ragazzini schiamazzanti o il cliente-alpinista che ti chiede di accompagnarlo in una salita decisamente impegnativa?
 
Tutti e due, sono due attività molto impegnative e quindi anche molto gratificanti. In entrambi i casi l’impegno fisico e mentale è notevole. La stretta di mano alla base di una parete o di una montagna difficile, dopo esserci saliti fino in cima e scesi, mi regala la medesima sensazione di appagamento e di “adeguatezza” che provo nello scorgere il sorriso di un bambino che si diverte mentre scopre una nuova esperienza anche solo a cinquanta centimetri da terra.
 
Neve, roccia e ghiaccio, quale ambiente preferisci?
 
La roccia è stata senza dubbio il primo amore ed il motore di tutto ma ora, in base alle stagioni, alle condizioni e al tempo libero che ho decido cosa fare o dove andare, con gli amici alcuni dei quali sono anche colleghi.
 
Cosa ti affascina dell' ice climbing e cosa lo differenzia dalle altre discipline?
 
Mi affascina il fatto di gestire o quantomeno provare a gestire un elemento naturale qual è  il ghiaccio attraverso l’utilizzo degli attrezzi e quindi senza avere il contatto diretto come accade sulla roccia. Si è obbligati ad apprendere l’utilizzo di piccozze e ramponi, elementi estranei al mio corpo e che fanno da tramite con il ghiaccio, grazie ai quali è possibile salire lungo la cascata. anche un po’ comune nello sci, ma nel ghiaccio è più amplificato perché coinvolge tutti gli arti del nostro corpo e perché (come sulla roccia) abbiamo la forza di gravità da vincere. Mi affascina inoltre sviluppare la sensibilità e la capacità di leggere la superficie ghiacciata al fine di ottimizzare l’utilizzo degli attrezzi e rendere così il gesto fluido ed efficace.
 
Perché portare i clienti a scalare su ghiaccio?
 
E’ un modo per vivere la montagna e l’arrampicata in inverno e sappiamo bene quanto l’ambiente invernale sia suggestivo. Inoltre ci permettere di prendere confidenza con un elemento che all’inizio sembra ostile ma che se impariamo a conoscerlo e a gestirlo, da grandi soddisfazioni ed il divertimento è garantito.
 
Arrampicare su ghiaccio è uno sport per molti o per pochi?
 
Negli ultimi anni gli appassionati dell’ arrampicata su ghiaccio sono diventati molti e questo testimonia il fatto che è uno sport a cui molti si possono avvicinare, con la dovuta preparazione e le necessarie attenzioni.
 
Come può una guida alpina incidere sull’evoluzione di questa disciplina e sulla gestione dell’aspetto sicurezza, visto il costante aumento di praticanti?
 
Non sono le Guide Alpine in specifico ad incidere sull’evoluzione ma sono i praticanti. Come è sempre stato in tutte le discipline alcune persone, con particolari doti e con la voglia di allenarsi e mettersi in gioco, hanno contribuito a spingere il livello sempre più in là, che siano Guide Alpine o meno. Dal canto nostro, delle Guide, affrontiamo le tematiche della sicurezza su tutti i terreni, durante gli aggiornamenti periodici, rendendoci conto che si può sempre fare di meglio in termini di sicurezza. Godiamo di una posizione privilegiata perché pratichiamo molto e su tutti i tipi di terreno ed avendo come priorità la sicurezza, nostra e di chi accompagniamo, curiamo e sviluppiamo costantemente l’aspetto della sicurezza.
 
Prima di chiudere questa breve chiacchierata vogliamo sapere qual è la tua cascata di ghiaccio preferita e quale consiglieresti per un primo approccio ai tuoi clienti alla chiusura di un tuo corso.
 
Non ho un nome su tutti e non saprei dare un elenco di salite consigliate. Il messaggio che voglio passare durante i miei corsi, ai miei clienti ed anche in questa chiacchierata, è che ognuno deve fare una propria scelta, non in funzione delle mode del momento, ma esclusivamente in base al livello tecnico che hanno raggiunto e alla consapevolezze dei propri limiti. Alla fine di un corso, mettere in condizione l’allievo di essere cosciente del livello raggiunto e quindi di capire quello che può o non può fare, è fondamentale e deve essere una prerogativa per ogni formatore.
 
Yuri Parimbelli  - Curriculum
Classe '74, ha cominciato ad andare in montagna in maniera sporadica a 15 anni per poi dedicarvi tutto il tempo libero in maniera continuativa all’età di 21 anni. All’inizio ha frequentato assiduamente l’ambiente delle falesie, da Cornalba agli altri famosi spot del nord Italia e non solo scoprendo così la sua predisposizione per l’arrampicata. Con tenacia e dedizione ha raggiunto in breve tempo un ottimo livello nelle difficoltà su roccia.

In cerca di nuovi stimoli si è avvicinato all’alpinismo, alle cascate di ghiaccio ed allo scialpinismo. Rubando a fatica più tempo possibile al lavoro, ha acquisito di anno in anno l’esperienza necessaria per superare la selezione ed il corso di aspirante guida alpina della Regione Lombardia. Ad ottobre 2004 è infatti diventato aspirante guida alpina e nel 2006 guida alpina, riuscendo a trasformare la passione per la montagna nella sua professione. A completamento di questo percorso, dopo un ulteriore periodo di selezione e formazione, ha ottenuto la qualifica di Guida Alpina Istruttore nel 2010.

Decisivi, nel raggiungimento di questo risultato, sono stati alcuni fondamentali incontri tra cui Bruno Tassi (Camos) e Vito Amigoni. Altrettanto importanti sono state le avventurose e scanzonate esperienze con molti amici: Daniele Natali, Daniele Calegari, Marco Tiraboschi (kita), Giovanni Rivolta, Massimo Regonesi, Piera Vitali, Giangi Angeloni, Samuele Testa, Maurizio Panseri.

Yuri si trova a suo agio in tutti gli ambienti e su ogni tipo di terreno. In falesia, la sua preferita resta sempre Cornalba, si muove sull’8a a vista e sino all’8c lavorato. Da segnalare, proprio a Cornalba, la quarta ripetizione di “C’era una volta in America” 8c (2003), la prima salita di “Zuper-Mandrake” 8c/8c+ (2005), la prima salita di “Alabarda Spaziale” 8b+ (2008), la terza ripetizione di “FBL” 8a+ (2009); spostandoci in un’altra falesia storica della bergamasca, in Valle dei Mulini, degna di nota è la ripetizione in free-solo di “Melanconie” 7a+.
 
In montagna non è da meno con numerose e notevoli ripetizioni di salite impegnative sparse su tutto l’arco alpino, arrampicando a vista fino al 7c sia su itinerari protetti a fix sia su quelli da integrare. Tra le pareti di casa si esprime ai massimi livelli, aprendo numerose vie con difficoltà obbligate elevate, e a volte con etica rigorosa. Per esemplificare segnaliamo due salite: la prima free-solo di “Pegaso Machine “ al Pinnacolo di Maslana 7a (2006) e l’apertura, con Giangi Angeloni e Daniele Calegari, di “Il senso della misura” 7b difficoltà max e obbligatoria, sulla Nord della Presolana (2010).
 
Anche sulle cascate si trova a suo agio, molte sono le ripetizioni delle cascate di riferimento delle alpi di grado 6 e 6+. In Valle Brembana si è aggiudicato la prima ripetizione di “Damocle” 6 (2006) e lo scorso inverno con Tiraboschi, Scanzi, Bianzina, ha aperto una nuova linea “Tanta voglia di vivere” 4+/IV con una sezione su ghiaccio sottile.
Ha partecipato ad alcune spedizioni extraeuropee in Himalaya con due tentativi di salita sulla inviolata parete est del Nanda Devi Est (7434m), in Patagonia ha salito in due esperienze diverse l’ Aguja Guillamet, l’ Aguja Poincenot ed il Fitz Roy lungo la Supercanaleta.
 
Esercita l’attività di Guida Alpina tra le montagne bergamasche, lungo l'arco alpino Dolomiti comprese. Organizza trekking e spedizioni extraeuropee in diversi Paesi tra cui Nepal, Cina e Pakistan.
 
 

E' autore con Maurizio Panseri di: Valli bergamasche - Falesie e vie moderne Edizioni - Versante sud - Milano

YURI PARIMBELLI
Via Paderno 25/C , 24068 Seriate (BG)
Tel.: 035-293195 (casa)     329-2091007 (cellulare)
Web-site www.parimba.com
E-mail:  yuriparimbelli@yahoo.it
 

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Cornalba Zupermandrake 8c+ ph. arch. Parimbelli
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Val Brembana - Yuri su  Damocle WI 6 - ph.Matteo Zanga
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Cornalba - Apache 8a+ - Ph. Marco Spataro
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Il senso della misura 7b - Presolana Ph. arch. Parimbelli
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In vetta all'Aguja Poincenot - Patagonia Ph. arch. Parimbelli
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Su una nuova al Torrione di Menna ph. arch. Parimbelli
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Val Brembana - Damocle WI 6 ph. Matteo Zanga
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Cornalba ph mario sertori
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