CHRIS BONINGTON
Intervista
06 Giugno 2011
In occasione dei Piolets d’Or 2011, Rodolphe Popier e Ben Ribeyre hanno incontrato Sir Christian Bonington, uno dei più autorevoli scalatori britannici e ambasciatore internazionale dell’alpinismo.
Nel 2002 lei è stato presidente della giuria dei Piolets d’Or e quest’anno è ritornato, come mai?
- Sono tornato innanzitutto per congratularmi con Doug (Scott) per il suo Piolet d’Or alla carriera, che merita ampiamente, e anche per promuovere il mio ultimo libro (nell’edizione francese: Les horizons lointains. Souvenirs d'une vie d'alpiniste. Prefazione di Catherine Destivelle ndr)
Pensa che i valori dell’alpinismo siano ben rappresentati in questa kermesse e non crede che questi siano in contrasto con quelli imperanti nella società di oggi?
- Penso che l’alpinismo abbia vissuto numerosi cambiamenti nella sua storia con la nascita di nuove attività, nuove discipline, e in particolare con la diffusione, per i ragazzi del mondo sviluppato, della scalata indoor. Di colpo gli aspiranti scalatori vengono iniziati nelle sale al coperto dove si pratica un’arrampicata atletica e di conseguenza preferiscono l’arrampicata sportiva che, lo dico ancora una volta, è contraria ai valori dell’arrampicata tradizionale che io amo. Io penso che la storia della scalata tradizionale ha dimostrato che bisogna avere il minore impatto possibile sulla montagna. E credo anche che la cosa importante qui – e Doug Scott vi ha molto insistito quando è stato giudice - è affermare che i Piolets d’Or devono veramente sostenere e valorizzare l’etica e i principi della scalata d’avventura. Io penso che sia molto importante per le istituzioni che sovraintendono all’attività alpinistica incoraggiare e difendere questi principi fondamentali.
- Lei è stato certamente tra i grandi alpinisti uno dei più capaci a far conoscere la sua attività ad alto livello con libri e conferenze un po’ in tutto il mondo. Pensa che su questo piano alpinisti e media devono fare oggigiorno uno sforzo di comunicazione?
- Non so come sia la situazione oggi in Francia, ma nel Regno Unito c’è una letteratura molto ricca, fatta da arrampicatori d’avanguardia, come Ey Cave, Mick Fowler, Steven Venables, Peter Boardman, Joe Tasker…Tutti questi sono alpinisti notevoli, ma anche buoni scrittori; direi che la stessa cosa succede anche negli USA.
Ma il grande pubblico conosce i nomi e i libri degli alpinisti di punta?
- No, ne ignorano tutto! Credo che una parte del problema sia dovuta al fatto che i grandi media non specializzati facciano fatica a vedere aldilà dei facili superlativi e dell’Everest! Sono ossessionati dai semplici record: record di velocità sull’Everest, il più giovane salitore dell’Everest, etc Quello che fanno queste persone sono dei bei risultati ma se parliamo della storia dell’alpinismo, siamo completamente fuori tema! E poi credo anche che, sfortunatamente, i media si sono sempre più allontanati da ciò che realmente è l’alpinismo. In Gran Bretagna ciò è accentuato da determinate persone molto mediatizzate come Bear Grills. Un tipo simpatico, che una volta è stato il più giovane inglese ad arrivare in cima all’Everest e da allora ha fatto una brillante carriera televisiva, conducendo quel tipo di trasmissioni alla moda sull’”avventura”. E’ molto conosciuto dal grande pubblico, ma non è uno scalatore! Invece persone come Ey Cave o Mick Fowler sono completamente sconosciute ai più! Penso che sia la stessa cosa in Francia, avete grandi scalatori che fanno cose eccezionali, ma che rimangono sconosciuti ai non addetti ai lavori.
Lei è ancora molto attivo sul pianeta montagna. Che gioia prova a percorrere adesso le montagne del mondo?
Mi piace sempre molto andare in montagna e scalare. E anche con due o tre gradi di difficoltà in meno di qualche anno fa, non ha importanza, sono sempre felice di essere in montagna.
La gioia è la stessa?
Mah, questo non lo direi!…quando si prova a fare una via che cinque anni fa si risolveva facilmente e ci si rende conto che invece adesso bisogna lottare ….
Che cosa rappresenta la montagna per lei, uno sport, un modo di vivere, qualcosa di spirituale?
Spirituale no, direi che è qualcosa molto aldilà di uno sport, è solo un modo di vivere molto profondo: mi piace la bellezza delle montagne, mi piace il lato esplorativo della scalata, andare là dove nessuno è mai passato prima, nell’ambito di piccole spedizioni tra amici. A giugno sarò con dei vecchi compagni in Himalaya in una valle mai visitata prima con delle cime di 5500 metri, dei mucchi di neve sui quali saliremo per fare delle foto!
E se lei dovesse scegliere solo una tra tutte le ascensioni che ha realizzato…?
Direi lo Shivling (NDR -1983) perché era la prima salita della cima sud ovest, eravamo solo Jim Fotheringham ed io, era una bella ascensione in stile alpino, fatta in maniera assolutamente improvvisata, si, sarebbe questa che sceglierei.
- E se dovesse scegliere un compagno con il quale eare a scalare nella prossima vita, chi sceglierebbe
E’ una domanda veramente difficile!
- Don Whillans ?...
(ride) No !!! Don Whillans no! Penso Tom Pattey, è talmente divertente essere con lui! Altrimenti a parte Tom, l'amico più caro che io abbia avuto, Nick Estcourt. Insieme abbiamo fatto belle salite e nelle mie grandi spedizioni è stato sempre un vero sostegno, il tipo di persona alla quale si possono dare grandi responsabilità! Per cui, sì, direi Nick Estcourt.
Nato a Hampstead nel 1934, Chris Bonington ha studiato nel University College School di Londra e alla Royal Military Academy a Sehurst. Alla fine degli anni ’50, quando era istruttore militare di alpinismo, ha cominciato a scalare nelle Alpi realizzando la 1^ salita inglese del Pilastro sud ovest del Petit Dru e nell’estate del 1961, con Don Whillans, Ian Clough e il polacco Jan Dlugosz, la 1^ ascensione del Pilone centrale del Freney. L’anno successivo (1962) ha portato a termine la 1^ salita britannica del versante nord dell’Eiger.
1961 Prima salita Pilone centrale del Freney - Monte Bianco con Don Whillans, Ian Clough e Jan Djuclosz.
1962 Prima salita inglese della paret nord dell’Eiger con Ian Clough.
1963 Prima salita Torre Centrale del Paine, Patagonia con Don Whillans.
1966 Prima salita Old Man of Hoy con Patey e Bailey.
1970 Capo spedizione, Parete Sud Annapurna. Whillans e Haston in cima
1972 Capo spedizione, Everest , raggiunta quota 8300m.
1973 Prima salita del Brammah (6411m) Kashmir con Estcourt.
1974 Prima salita del Changabang (6864) Garhwal Himalaya con Boysen, Haston, Scott, Tachei e Sehu
1975 Capo spedizione Everest versante Sud Ovest. Haston e Scott in cima
1977 Prima salita dell’Ogre, (7284m), con Doug Scott.
1978 Capo spedizione - K2 tentativo sulla parete ovest.
1980 Mount Kongur (7700m) , Prima salita. In cima con Boardman, Rouse e Tasker.
1982 Capo spedizione - British Everest Expedition, cresta NE
1983 Prima salita, Cima Ovest dello Shivling (6501m), Gangotri con Jim Fotheringham.
1983 Prima salita britannica (solo) al Mount Vinson (4897m)
1985 Everest (8848m) come membro della spedizione norvegese Everest
1988 Capo spedizione Tibet Prima salita della cima ovest del Menlungtse (7023m).
1993 Mount Elbrus (5642m) e cresta N.E dell’Ushba
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