CHRISTOPHE DUMAREST
Bonatti Trilogie
23 Maggio 2011
Christophe Dumarest con Yann Borgnet ha realizzato nell’autunno 2010 la cosiddetta Trilogia di Bonatti al Monte Bianco. In sei giorni d’avventura i due hanno percorso, concatenandole tre vie mitiche del massiccio firmate dal grande Walter: parete nord delle Grandes Jorasses, Grand Capucin e Pilier Rouge du Bruillard.
Benjamen Ribeyre, ha posto qualche domanda a Christophe Dumarest sull’avventura.
Perché avete scelto proprio Bonatti? Ci sono molti altri grandi alpinisti come Gervasutti che hanno tracciato vie leggendarie nel Massiccio?
Da quando ho aperto il primo libro di Walter Bonatti non ho smesso di sognare. Bonatti mi ha ispirato nel modo di scalare e di vedere la vita. E’ un simbolo di eccellenza, egli ha sempre avuto un atteggiamento minimalista in rapporto alle sue scalate, come testimonia il suo ritiro dal grande alpinismo nel 1965 dopo la solitaria invernale alla nord del Cervino.
Perché queste tre vie in particolare? Ne ha aperto altre come quella sul Pilier d’angle.
Queste tre vie permettono di fare un giro completo del massiccio del Monte Bianco e in più le vie del Piler d’angle sono esposte alla caduta di seracchi. E’ in ogni caso una scelta personale quella di non volermi esporre a questi rischi. Ho un bimbo di 3 mesi e non voglio giocare alla roulette russa.
Fai spesso in cordata con Aymeric Clouet, come mai non sei andato con lui? “Couclou” è in questo periodo in Nepal. Io ho questo progetto da tre anni ed è difficile trovare chi abbia tempo e voglia di ingaggiarsi per una settimana. Yann Borgnet si è subito appassionato alla mia proposta.
Hai parlato del concatenamento con l’autore delle vie?
Sto cercando di contattare Walter Bonatti
Che condizioni avete trovato? Non era troppo avanti la stagione?
La sfida era aperta in quanto è molto raro trovare buone condizioni nello stesso periodo sul versante nord delle Grandes Jorasses, sulle vie rocciose del Grand Capucin e del Pilier du Bruillard. Ma è andata bene. La Bonatti sulle Grandes Jorasses non conta che due o tre ripetizioni francesi, rappresenta un bel challenge.
Una bell’idea quella del parapendio per terminare l’avventura?
Il parapendio è un mezzo assai rapido per tornare a valle. Siamo arrivati alle 9 di sera all’Aiguille du Midi, ovviamente l’impianto era chiuso, non avevamo praticamente più nulla da mangiare. Sarebbe vietato decollare a quell’ora, ma nell’ambito del nostro concatenamento e considerata la fame incombente ci siamo concessi un’eccezione.
L’utilizzo della bicicletta per i trasferimenti e la scelta di non usufruire della funivia che porta da Courmayeur al rifugio Torino ha un significato estetico o ecologico?
Un po’ tutte due, ma soprattutto abbiamo voluto dare un carattere umano al nostro periplo. Il padre di Yann ci attendeva in basso con le biciclette da corsa per noi. E’ stato buffo con i nostri grossi scarponi da montagna sui pedali delle bici da corsa. Il fatto di ridiscendere a valle ci ha fatto solo bene, del resto non siamo dei dell’Olimpo. Abbiamo potuto mangiare bene e riposarci un poco. Ho comunque perso 5 chili in 6 giorni.
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