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INTERVISTE > ALPINISMO > FABIO VALSESCHINI

Fabio Valseschini sulla via dei 5... © ph.Fabio Valseschini
Fabio Valseschini sulla via dei 5... © ph.Fabio Valseschini
Sulla parte bassa della via dei 5... © ph.Fabio Valseschini
Sulla parte bassa della via dei 5... © ph.Fabio Valseschini

FABIO VALSESCHINI

1^invernale in Civetta

17 Marzo 2011

 

 
 
Fabio Valseschini protagonista della prima ascensione invernale alla Via dei 5 di Valmadrera risponde alle domande di Mario Sertori.
 
Avevi già scalato in estate la Via dei 5 di Valmadrera ?
 
No! Non ho mai ripetuto le vie fatte in solitaria prima, sia in estate che in inverno. Fatta eccezione per due vie nel Gruppo delle Grigne che per circostanze avevo già ripetuto in cordata qualche anno prima. Preferisco farle “a vista”, rendendo la scalata più difficile ed avventurosa per certi aspetti, ma dove alle capacità tecniche e psicologiche va aggiunto un po’ di fiuto della via e capacità di adattamento alle situazioni, quasi come quando si apre una via nuova. Cercare di capire perché si è scelto di forzare uno strapiombo e capire qual è la logica della via oltre che metterti alla prova ti fa immedesimare in chi è passato prima di te.
 
Perché hai scelto proprio questa per ingaggiarti d’inverno e da solo?
 
Una serie di circostanze mi hanno indicato la strada da seguire. Nel 2003 durante la ripetizione della mitica “Philipp-Flamm”, Marco Perego un grande amico e compagno di cordata mi disse: “quella è la via dei cinque di Valmadrera, una via di quelle dure!”, proprio mentre Rosy Buffa e Claudio Moretto stavano effettuando la seconda ripetizione della via. Probabilmente mi stava indicando un nostro possibile progetto futuro. Poi durante un pranzo a casa di Gianni Rusconi con la sua banda al completo, qualcuno ha buttato lì l’idea di una possibile solitaria invernale che mancava. In seguito avevo bisogno di scalare da solo, avevo voglia di divertirmi senza render conto a nessuno, dovevo sfogarmi dopo il ritorno da una spedizione. Non esiste modo migliore che godersi la scalata solitaria senza cercare meriti, ma nemmeno farli prendere a chi non ne ha! Da lì altre solitarie mi hanno portato fino all’invernale, mi mancavano le sensazioni vissute durante le invernali al Badile! 
 
Raccontaci brevemente com’è andata
 
Beh, direi benissimo! Il meteo sempre stabile fin quasi alla fine della settimana bianca, camere un po’ fredde ma sempre comode e con vista superba, fisico e mente sempre all’altezza della situazione. Non posso certo sporgere reclami al tour operator! Scherzi a parte, direi che questa salita mi ha messo di fronte a situazioni sempre diverse. La prima parte della via presentava condizioni di misto con neve e ghiaccio non sempre ottimali, tanta roccia da ripulire e protezioni da inventarsi al momento. Nella parte centrale, la così detta zona degli strapiombi o il cuore, sono riuscito a mettere le scarpette alternando la scalata in libera nei tratti dove era possibile a quella in artificiale non sempre facile soprattutto sugli strapiombi. Infine nella terza parte a crestine di neve si alternavano dei tiri su roccia abbastanza pulita. Ho sempre dovuto chiodare e schiodare molto, soprattutto nei tiri in artificiale. Un bel da fare, ma è quello il bello!
 
7 bivacchi in parete e 1 in cima in pieno inverno sono cifre d’altri tempi e fanno pensare a personaggi mitici dell’alpinismo invernale, come ti senti paragonato a Renato Casarotto?
 
In realtà ne ho fatti sei in parete e uno dieci metri sotto la cima sull’altro versante. Ho attaccato il lunedì pomeriggio alle 13,00 e sono uscito la domenica alla stessa ora. Conti a parte, i paragoni sono inutili. Lo sono per i calciatori più famosi e lo sono per la gente comune come me! Casarotto sarà sempre un fuoriclasse e un mito unico, ma lo sono anche altri che ho la fortuna di ammirare più da vicino. Possono essere esempi da seguire, ma i paragoni lasciamoli perdere!
 
E’ sempre andato tutto liscio? In nessun momento hai mai pensato di tornare indietro?
 
Quando scali da solo qualche impiccio in più c’è, ma tutto rientra nella normalità! Quando ho attaccato mi sono promesso che per nessuna ragione sarei tornato indietro se non per un motivo realmente giustificato. Avevo deciso di prendermi anche più tempo di quel che avevo preventivato, volevo a tutti costi (o quasi) mettere a frutto il tempo che dedico alla montagna e l’aiuto di diversi amici e poi anche il lavoro non mi concedeva tanti tentativi.
 
I due exploit invernali precedenti sul versante nord del Badile cosa ti hanno lasciato?
 
Gli exploit nella vita sono altri, ma al di là di questo quelle due scalate mi hanno lasciato tanti bei ricordi, nuove amicizie e anche esperienze che mi hanno aiutato in altre occasioni. Tutto il contorno successivo è solo una cosa momentanea che alla fine non ti lascia nulla, mentre il resto ti rimane dentro!
 
Hai avuto meno problemi sul Civetta?
 
Credo che ogni salita sia a sé stante, ognuna hai i suoi problemi. Sono convinto che chi scala si debba adattare alla situazione e alla risoluzione di eventuali problemi di volta in volta in base anche alle proprie capacità.
 
Cosa pensi dell’alpinismo di Gianni Rusconi?
 
Penso che Gianni e la sua banda abbiano fatto grandi cose, anche ai suoi tempi non erano in molti a mettersi in gioco durante l’inverno.
 
Lo consideri un tuo punto di riferimento?
 
Dopo la mia ripetizione della via “del Fratello” siamo diventati amici e ogni tanto abbiamo l’occasione di fare qualche tiro insieme, non lo considero tanto come punto di riferimento ma tanto come amico. Il fatto che io abbia ripetuto due delle sue vie è dovuto più che altro ad una serie di coincidenze.
 
 
Hai altri interessi oltre all’alpinismo? 
 
Un sacco di attività catturano il mio interesse, alcune riesco a praticarle come le immersioni. Un mondo a parte che ha il suo fascino, ho avuto la fortuna di vedere cosa c’è sotto il mare in diversi posti del mondo e a volte mi capita anche durante i bivacchi di pensare a barriere coralline, pesci colorati e anche a pesci pericolosi, anfratti sempre diversi che ti fanno sognare come in un documentario. Tutto fantastico! Altre invece sono solo delle idee che rimangono tali, e me ne vengono in mente davvero tante!   
 
C’è un filo che lega queste tue grandi passioni?
 
Sono due attività sportive che ti fanno stare a contatto con la natura, e forse più di altre richiedono di entrare in sintonia con ciò che ti circonda. Mi piacerebbe praticarne anche altre, ma non si può far tutto!

Fabio Valseschini ringrazia: Sport Specialist, Climbing Technology, SoleVistaSport, Adidas Eyewear (sponsor tecnici); Millet e Scarpa (collaboratori). Tutti gli amici che lo hanno aiutato in questi anni.

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Il tiro del tetto sulla via dei 5... © ph.Fabio Valseschini
Il tiro del tetto sulla via dei 5... © ph.Fabio Valseschini
Civetta dal Rif Tissi  © ph.cribana
Civetta dal Rif Tissi © ph.cribana

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