ARTHUR KUBISTA
Der Lange atem 9a+
24 Dicembre 2009
Intervista di Bjorn Pohl e Pierre Délas pubblicata in francese su Kairn.com e in inglese su TheLowDown
Traduzione di Mario Sertori
Foto: archivio Arthur Kubista
All’inizio di novembre, l’austriaco Arthur Kubista è riuscito per il suo 45esimo compleanno nella prima salita di “Der lange Atem”, 9a+ a Schattenreich in Austria. Bjorn Pohl di TheLowDown e Pierre Délas di Kairn.com hanno deciso di sapere qualcosa in più su questo scalatore di grande umiltà e discrezione, sconosciuto al grande pubblico. Dopo una pausa di riflessione, Arthur ha deciso di rispondere alle (loro) domande. Ecco, tanto per cominciare, la sua reazione all’annuncio della sua performance. Delle frasi sincere, realiste e di grande modestia. Subito dopo, l’intervista.
“Grazie del vostro interesse. Ci tengo a dire che non sono amico dei superlativi. Delle affermazioni come “migliore realizzazione della storia della scalata” (ndr: annuncio del sito 8a.nu) sono proprio il genere di cose che non ho voglia di sentire: se ne potrebbe dedurre una sensazione di superiorità da parte mia, provocatrice e offensiva nei confronti di scalatori più anziani che tengono le prese come Manolo, Jibé Tribout o altri meno conosciuti al grande pubblico. Di sicuro non ho voglia di scatenare discussioni e critiche. La straordinaria frequenza di realizzazioni estreme di scalatori molto giovani come il ceko Adam Ondra, oppure i movimenti incredibili realizzati dall’elite mondiale dei blocchi, meritano innanzitutto l’attenzione. Ecco perché all’inizio ero scettico nel lasciar pubblicare non importa che cosa. Ma dopo un mese di riflessione e dopo aver sentito i commenti di congratulazioni di persone diverse, sono comunque fiero di quello che ho realizzato.
Quando hai cominciato ad arrampicare? E’ stato un “colpo di fulmine” Parlaci della tua esperienza di scalata.
Arthur : Mio padre mi ha portato sulle montagne austriache per farmi provare delle ascensioni facili quando ero un bambino. E’ stato un amore precoce. Più tardi, da adolescente, sono stato attratto dalle grandi vie di parecchie lunghezze in stile alpino, e allo stesso tempo ho cominciato con la scalata sportiva nei dintorni di Vienna all’Alpenverein Edelweiss. Negli anni 80 e 90, ho visitato la maggior parte delle importanti falesie europee con lo scopo di tentare di ripetere qualche via dura. La durata dei miei viaggi era troppo breve per permettermi di chiudere degli 8c, per di più all’estero. Durante gli anni, mia moglie Beate ed io abbiamo sviluppato una particolare predilezione per l’Italia e più esattamente per la Sardegna, dove ho aperto un poco ed effettuato delle belle prime salite. Ho vissuto dei grandi momenti quando ho fatto delle salite a vista all’estero, fino all’8a+ e forse qualche 8b. Ho chiuso il mio primo 8b fuori dall’Austria nel 1992 e poi la prima di “Guerre d'usure”, 8c a Claret, durante l’inverno1998/99. I fortissimi francesi dell’epoca non pensavano certamente che un austriaco sconosciuto potesse arrivare a realizzare uno dei loro progetti. Io sono stato sempre interessato a come effettuare un gesto nel miglior modo possibile dal punto di vista tecnico, se esistevano differenti metodi per risolvere un passo-chiave e se esistono delle regole sistematiche in modo da poterle generalizzare e insegnare ad altri. Di conseguenza, ho tentato di definire delle leggi sulla attività motoria e di riflettere sulle basi della tecnica in scalata, una cosa molto complessa che non consiste solamente nel confrontare un movimento con un altro. Per risolvere dei problemi di arrampicata, ho preso l’abitudine di utilizzare questo approccio.
Quando hai cominciato a lavorare “Der lange Atem”? Hai fatto molti tentativi? Sei stato tu a chiodare la via? Dicci di più sull’itinerario e sulla falesia.
Arthur : Ho attrezzato la via nell’agosto del 2006, subito dopo aver liberato “ Aktion Talon”, 8c, al fine di ritrovare una nuova sfida su cui lavorare in questo settore estivo molto ombreggiato. L’ho lavorata per parecchi giorni nel corso degli ultimi 3 anni, con due pause a causa di un infortunio alla schiena. D’altra parte il settore è chiuso e interdetto all’arrampicata da novembre a maggio, per cui la stagione nella quale si può scalare in questa falesia non è molto lunga. La prima sezione di “Der lange Atem” è molto boulderosa, un tetto con prese inverse e prese piatte non facili a negoziare. Sono riuscito a liberare questa prima parte l’anno scorso dopo 11 o 12 tentativi. Siccome si tratta di un’arrampicata molto particolare e non è quasi mai asciutto, il grado potrebbe essere abbastanza alto. Attenzione: la roccia non ha la qualità di quella francese o della Sardegna! E’ roccia fratturata e fragile, dove bisogna usare della Sika per consolidare le prese dei piedi e per proteggere l’ assicuratore dalla caduta di pezzi di roccia! La grossa pulizia di tutto l’insieme ha lasciato comunque queste piccole reglettes che sono tutte completamente naturali e la cui solidità è relativamente affidabile. E poi l’ambiente alpino di questa piccola falesia è veramente magnifico, si scala tranquilli nel mezzo di una delle valli più attraenti della provincia della Bassa Austria.
Qual è la difficoltà principale della via secondo te?
Arthur : Ci sono due tipi molto diversi di scalata combinati insieme, ed entrambi richiedono delle condizioni meteo e di temperatura particolari. Quando finalmente fa abbastanza freddo, si pone il problema dei tempi di riposo a metà dell’itinerario: recuperare a sufficienza e al tempo stesso non congelare, appesi a quelle piccole prese. In effetti io ho trovato più facile scalare le due parti della via separatamente che combinare il tutto gestendo il riposo a metà.
La prima parte di « Der lange Atem » è 8c/c +. Ci puoi descrivere le difficoltà della seconda parte della via e questa sezione su piccole reglettes?
Arthur : Per me non è sbagliato fare un parallelo tra la seconda parte di« Der lange atem » e un 9a della falesia di St-Loup in Svizzera. C’è un tocco "old school" anche se la parte alta di « Der lange atem » strapiomba considerevolmente. La parte dura arriva dopo10 movimenti più facili ma molto atletici, tutti di braccia e senza riposi. Il crux ha 7/8 grandi movimenti su minuscole prese piatte e pinzate sfuggenti fino a un cattivo riposo, poi si prosegue su un breve 8a + fino al termine della via. Certo, uno scalatore più alto di me (io sono 1,62 metri) potrebbe trovare questi movimenti un pò più facili. Ma la parte boulder vale almeno un 8A/B in gradi FB (Fontainebleau).
Sai se altri climber l’hanno provata?
Arthur : No, perchè finora era il mio progetto. Certo adesso bisogna aspettare i ripetitori per affinare il grado proposto. Io comunque trovo le difficoltà di questa via superiori a quelle di tutti i 9a che ho potuto provare. Inoltre questa falesia ospita il primo 9a dell’Austria orientale « Maître Vauban und der Basilisk » (ndr: chiodato e liberato da Arthur nel 2003), che non ha visto una ripetizione in sei anni, malgrado gli assalti di forti pretendenti. Questa via offre una bella scalata su più di 30 metri con difficoltà sempre crescenti man mano che si va avanti
Secondo noi sei l’uomo più “anziano” ad aver raggiunto una performance del genere? Tu che ne pensi?
Arthur : Io ho consacrato una buona parte della mia vita all’arrampicata, dopo il mio debutto in questa attività nella regione di Vienna. Mi sono tenuto sempre al corrente e in seguito ho partecipato attivamente all’elaborazione e al perfezionamento della tecnica della scalata ad alto livello per tre decenni a partire dagli anni 80, prima di spingere sulle qualità fisiche. Questi sforzi si sono tradotti nei nostri famosi corsi di tecnica nella palestra viennese dell’ Alpenverein. Dunque questa via rappresenta non poco per me, soprattutto dopo i problemi molto seri alla colonna vertebrale che mi hanno costretto a smettere con l’arrampicata su alta difficoltà e forzato a prendere delle lunghe pause negli allenamenti in questi due ultimi anni. A parte questo, è per me un onore che il mio nome sia accostato a quello di Maurizio “Manolo” Zanolla e di Jibé Tribout.
Hai già provato altri progetti duri sempre di 9a, così da fare un paragone tra « Der lange atem » e degli altri standard?
Arthur : Certo, a più riprese, ma non avevo mai ripetuto un itinerario di 9a all’estero perché avevo problemi di tempo e di budget. La mia ultima pietra di paragone è stata “Coup de grâce”», 9a+ in Ticino (NDR: una via di Dave Graham in Svizzera), dove ho potuto risolvere il crux dell’inizio in mezz’ora e poi recentemente sono andato a dare un’occhiata agli ultimi “orrori” di Markus Bock in Frankenjura. A metà degli anni ’90 avevo provato “ Action directe”, qualche anno dopo che Wolfgang Güllich mi aveva descritto ogni movimento con entusiasmo. All’epoca aveva cercato di motivarmi ad andarci, ma io pensavo che sarebbe stato troppo presuntuoso per me. Sfortunatamente non sono mai riuscito nel lancio d’inizio a causa della mia altezza, ma mi destreggiavo abbastanza bene nei 12 movimenti successivi. Comunque dopo che ho cominciato a scalare forte verso i vent’anni, ho dovuto sempre farlo in parallelo con il mio lavoro – necessario alla sopravvivenza - senza essere uno “sponsorizzato dalla famiglia”, senza allenatori e senza appoggio dalla medicina sportiva.
Sembrerebbe che fare delle prime salite sia la tua passione? Perché?
Arthur : C’è innanzitutto il "budget-time». Come potete immaginare con la mia altezza ci sono un sacco di vie dure che non posso sperare di realizzare senza dover prevedere molto tempo e molti sforzi. Ci sono poche vie di 9a che sono state aperte da persone molto più basse di 1,70 m e trovare delle soluzioni alternative è difficile se non impossibile per me. Ma forse è dovuto solo alle mie debolezze ;-) Comunque a me piace la roccia vergine, e tante volte ero del tutto demotivato a lavorare delle vie dure (e già ripetute) e dovermi applicarmi come un dannato in sezioni facili perché i movimenti “normali e evidenti” non mi si adattavano, o io non mi adattavo alle soluzioni! Il tutto si traduceva in difficoltà supplementari e questi movimenti si traducevano in un crux aggiuntivo rispetto a quello della via. Certo, fare una prima salita non risolve molto di questo, ma quando vedo le cose a posteriori la soluzione di un nuovo problema mi permette di rinforzarmi mentalmente e di rilanciare la mia motivazione. A dir la verità, il vedere una magnifica linea vergine su una ripida roccia, il trovare il sistema per realizzare il progetto, l’avventura e la creatività che sono collegate a questa esperienza, ecco tutto ciò ha un che di magico ed è per questo che opto per questo stile di vita. Quando si sale per primi una fantastica via di 70 metri su un colosso come la grotta del Millennio in Sardegna (“ Kubomaladia Zigantumania”, 8c+), attrezzata con le proprie mani con fatica e sofferenza e dopo una settimana di tentativi in questo luogo magnifico sopra il Mediterraneo, si arriva in catena, in questo momento si comprende tutto il fascino che una prima ascensione può suscitare.
Che cosa pensi del fatto che dei quarantenni e cinquantenni scalano ancora molte forte? E’ possibile fare un 9a a sessant’anni? Secondo te sei al culmine o hai ancora dei margini di miglioramento?
Arthur : Guarda, I pionieri di inizio anni 90 stanno invecchiando, senza peraltro smettere di ingaggiarsi su vie molto dure. Ogni tanto, anche a noi piace dare un segno di vita e far sì che le vostre orecchie si drizzino, magari solo per un secondo. Attualmente non riesco ad immaginare come sarò a 60 anni, ma per gli altri vedo un futuro, su vie specifiche. Tuttavia dobbiamo renderci conto che il fattore fisico nel realizzare delle vie di 9a conta veramente molto, sennò non sarebbe così difficile! Tenuto conto di come le prestazioni stanno schizzando verso l’alto, degli anni di esperienza di questi signori , di una migliore assistenza medica, potrebbe diventare realistico in uno o due decenni il fatto di vedere dei “senior” realizzare grossi risultati in assoluto.:
Che cosa pensi del livello incredibile raggiunto dagli scalatori più giovani come Ondra?
Arthur : Come dici tu, è veramente straordinario. Ma non dimentichiamo le nostre ragazze del Tirolo, ne vedremo delle belle.
Che cosa pensi di poter insegnare loro?
Arthur : Assolutamente niente! Oggi abbiamo sfortunatamente la tendenza a fare una pubblicità formidabile ad ogni performance realizzata e ad avere notizie ogni settimana di ogni stella (o stellina) dell’arrampicata su internet! Ma lasciamo perdere: oggi sono io a dare il mio contributo a questo sistema (ride) .
Chi volesse contattare Arthur che è disponibile per corsi e stage il suo indirizzo è:
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