Un'intervista a Cody Roth (di Elena Corriero)
Cody Roth, 28 anni, si presenta come uno spirito eclettico un tempo combattuto fra calcio e snowboard da una parte e arrampicata dall’altra; convinto assertore della necessità di arricchirsi con una varietà di stimoli disparati e di impegnarsi attivamente nel sociale e nella politica.
Lo scorso aprile, lo statunitense ha salito in stile trad Mainliner, a Las Conchas, in New Mexico, una delle vie più dure del Nord America, in questo stile. La via era stata aperta nel 1995 e gradata 8b, ma Roth ne ha rivalutato la difficoltà (8b+) dopo avere effettuato la prima ripetizione (sportiva) nella primavera del 2011. La sua scelta di non rimuovere gli spit, rispettando la storia della via, esprime un punto di vista che lui definisce “la nuova scuola” dell’arrampicata trad.
Parlaci di Mainliner: perché scalare una via sportiva in stile trad?
Solo perché una via è chiodata non significa che debba essere salita come una via sportiva, in arrampicata c’è spazio per interpretazione e creatività. Una volta che mi sono reso conto di poterla salire con le protezioni non sono più riuscito a togliermelo dalla testa, è diventata il mio Zahir (ndt. chiodo fisso).
Parlaci di Mainliner…
Piazzare le protezioni scalando da primo aggiunge elementi di complessità a quella che ritengo essere - almeno per quanto mi riguarda - una via affascinante, che dà da pensare. Ovviamente ci sono anche gli elementi di rischio e di valutazione del rischio impliciti nella scelta di questo stile. Cadendo sul passo chiave di Mainliner si fa un bel volo, ma le protezioni sono abbastanza solide. Per contro, ci sono alcune sezioni di 7b+ poco proteggibili, e cadendo si potrebbe arrivare a terra da 7 metri di altezza. È una delle ragioni per cui ho deciso di non rimuovere gli spit, non volevo forzare quelli che desiderano provare Mainliner ad assumersi i rischi che mi sono preso io. Forse la vedrei diversamente se la mia fosse stata la prima salita, o se la via fosse stata chiodata ieri, e non negli anni ’90. Volevo dare una dimostrazione del mio stile, ma non obbligare tutti ad adeguarsi. Se avessi rimosso i chiodi e qualcuno si fosse fatto male, in particolare qualcuno dei giovani promettenti che abbiamo in New Messico, non ne sarei stato tanto contento.
Nuova scuola creativa: cosa significa per te questa nuova scuola? Come vorresti che si sviluppassero l’arrampicata trad e quella sportiva?
La nuova scuola “creativa” significa scegliere vie che non siano ovvie linee trad, come le fessure; significa anche cercare delle vie che abbiano lo stesso carattere atletico di quelle sportive. In generale, vorrei che l’arrampicata si sviluppasse con il minore impatto possibile, mi piace l’idea di essere minimale. In quanto all’evoluzione dell’arrampicata, penso che gli spit vadano bene, quando non c’è altra possibilità. Se invece fosse possibile proteggere anche solo delle sezioni, quelle dovrebbero rimanere pulite, limitando l’uso degli spit a quelle improteggibili.
Qual è la sfida del trad, la ragione per cui secondo te è importante? Il rischio, o il rispetto dell’ambiente?
La sfida sta nel minimalismo dell’approccio. Quando c’è la possibilità di salire in stile trad sembra tutto più speciale, più “fair” perché si rispettano le regole del gioco. É come la differenza fra cacciare con un arco, o con il fucile. Non tutta l’arrampicata trad è rischiosa; ma quando una linea presenta un elemento di rischio - ammesso che non sia un rischio mortale - io lo trovo piacevole, mi stimola a dare il meglio. Penso si possa dire che il trad è a basso impatto, ma bisogna stare attenti a non esagerare la cosa. L’arrampicata non è così rispettosa dell'ambiente come spesso la si dipinge, spit o non spit. Penso che dovremmo ammetterlo, così come dovremmo cercare di limitare il nostro impatto sull’ambiente, sia nella vita quotidiana sia nell’arrampicata.
Nel tuo profilo parli di una “zona di (in)coscienza intuitiva) e della tua ricerca di quello stato. Come sei arrivato a questo punto di vista, che ricorda la filosofia Zen? Pensi di poter raggiungere più facilmente questa “zona” quando corri dei grossi rischi?
Non la descriverei una ricerca, nel senso di un percorso, anche se immagino sia qualcosa che cerco, ed è per questo che ho il massimo rispetto per l’arrampicata a vista. L’arrampicata a vista è talmente intuitiva che è una vera prova del proprio talento. Il rischio è un concetto relativo, dipende dall’occhio di chi guarda. In generale, penso sia importante e salutare che uno sia disposto ad avventurarsi al di fuori della propria “comfort zone”, accettare l’incertezza e rischiare l’insuccesso, in qualsiasi campo.
Come valuti il rischio, e quante “chance” ti prendi?
Sono un giocatore d’azzardo, in fondo all’anima, ho perfino finanziato uno dei miei viaggi in Sud Africa giocando a black jack. Ma cerco di calcolare i rischi che corro, e di non scommettere più di quanto possa permettermi di perdere.
Essere una persona eclettica (e non un climber monomaniacale): cosa vuol dire per te?
Vuol dire che l’arrampicata per me non è tutto. Sono grato all’arrampicata, che mi ha permesso di vivere una vita meno ordinaria, ma non riesco a mangiare, dormire, e respirare arrampicata. Devo avere altri sfoghi, interessi e influenze cui attingere.
Credi che l’attuale generazione di arrampicatori sia troppo distante dalla società? Pensi che il coinvolgimento nella società sia importante?
È una domanda molto ampia e forse soggettiva. Non voglio giudicare l’attuale generazione, gli arrampicatori si sono molto diversificati nell’ultimo decennio, è impossibile raggrupparli sotto una sola etichetta. Tuttavia, penso sia molto importante trovare il tempo per essere attivi socialmente e politicamente. Personalmente, prendo questi temi davvero sul serio. Appena posso partecipo alle proteste contro il Tea Party, perché ritengo che rappresenti l’inizio del fascismo in America. Non mi sposerò finché tutti non avranno questo diritto, e organizzo raccolte di fondi per finanziare i politici e le cause sociali e politiche in cui credo. Mi piacerebbe incoraggiare tutti gli arrampicatori a evitare di nutrire odio e avversione, e a mettere in discussione le regole sociali; a prendere posizione contro la xenofobia, l’omofobia, il fascismo e il razzismo. Credo che l’odio sia ciò che di più pericoloso vi è per la società, e per la stessa umanità.
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