

Scalatore idealista
Intervista di Maurizio Oviglia UP 2009
Fotografie J.L. Wertz
Nicolas Favresse è uno degli astri nascenti dell’arrampicata mondiale, una nuova stella che si colloca nel firmamento degli arrampicatori polivalenti di ultima generazione, quelli che si sono forgiati con l’arrampicata sportiva ad altissimi livelli e poi si sono gradualmente aperti al mondo e alle grandi pareti del pianeta. Gare di arrampicata sportiva, vie difficilissime, la “scoperta dell’America”, spedizioni, nuove aperture… oramai è un copione che si ripete, un “iter” che forma e formerà i migliori arrampicatori di domani.
La storia di Nic non si differenza molto da quella di un Arnaud Petit, tanto per fare un nome, ma è tuttavia particolare e vale la pena di essere seguita passo passo. Come è nel suo stile, sul suo official web site vi sono pochi numeri che possono aiutarci a ricostruire le tappe della sua carriera: dobbiamo allora per forza concentrarci sulla persona, piuttosto che sulle sue realizzazioni.
Nic non è solo una macchina “tritaroccia”, anzi, somiglia più a un inguaribile idealista dalla sensibilità molto spiccata. Suona, e ama, tutti i generi musicali con una preferenza per il jazz. È anche attento ai temi etici, ha una cultura del rispetto ambientale molto spiccata, mentre detesta la politica e il business. È evidente che Nic vive nel suo “magico mondo”, proprio come Amelie, che indica come uno dei suoi film preferiti.
Nicolas Favresse nasce in Belgio, a Brussels, nel 1980. Nonostante sia uno dei paesi più piatti che si conoscano, la sua attrazione verso la natura e l’outdoor in generale si manifesta fin da piccolo. All’età di 15 anni compie la sua prima scalata sulla parete delle pareti della sua terra natale, Freyr, la stessa che tenne a battesimo il grande scalatore dolomitico Claude Barbier. Ma Nic sa poco o niente di tutto questo e i tempi sono diversi: gradualmente viene attirato dai circuiti delle competizioni e gli viene proposto di partecipare alla Coppa del Mondo. La passione per l’arrampicata è travolgente e Nic accetta, anche se si rende conto che i suoi obiettivi sono altri. L’esperienza delle gare gli serve tuttavia per migliorare, e lo fa in tempi brevissimi, che molti hanno definito sorprendenti. Il suo migliore piazzamento sarà il nono posto in Coppa del Mondo.
A 18 anni una nuova svolta nella vita di Nic: grazie a un soggiorno di studio, arriva in America, dove prende contatto con la vastità di quel continente, con le grandi pareti, con le salite in stile tradizionale. Il Nuovo Mondo cattura letteralmente i sogni di Nic, che ritorna in Europa completamente soggiogato da quella esperienza. Con la testa alle montagne riesce comunque a tenere duro e a diplomarsi, nel 2003, in marketing.
Lasciate a poco a poco le gare, Nic si riaffaccia alla falesia. Un viaggio in Spagna gli frutta una velocissima ripetizione di Estado Critico, 9a, e lo colloca ai vertici dei top climber mondiali, oltre a essere il primo climber belga ad aver infranto la barriera del 9.
Ma l’attrazione verso i grandi spazi è troppo forte e nel 2004 Nic ritorna in Yosemite, poi vola in Patagonia, dove ripete la difficilissima Riders on the storm sulle Torri del Paine, omaggio al suo mito di sempre,Wolfgang Güllich.
Nel 2006 ritorna in Yosemite, dove col bulgaro Ivo Nivov apre una nuova via, Lost in Translation, direttamente in libera e on sight, 400 metri di 7b/c. È la prima volta che uno stile così puro si concretizza sulle pareti di Yosemite.
Nel 2007 Nic è nuovamente in Europa, due nuovi 8c+ a Kalymnos, per rimettersi in forma sui gradi alti, e poi nuovamente nut e friend nello zaino. Il suo obiettivo è chiaramente questo tipo di scalata e le sue idee sono chiare. Ormai è pronto a sferrare l’assalto alle vie più dure in questo stile ma il Grit per il momento non rientra nei suoi piani: il passo successivo è la ripetizione di Greenspit in Valle dell’Orco, 8b+ di Didier Berthod, accreditata come la fessura più dura del vecchio continente. Di passaggio, ripeterà anche Itaca nel Sole, 8b, e salirà a vista il tetto a incastro di Legoland, accreditato 7b/c. «È al massimo 6c, neanche paragonabile a Separate Reality», mi confiderà Nic! Tuttavia ci sono cose più importanti e la vita è troppo breve per sprecarla a litigare sui numeri, così vola in Pakistan, dove con un fortissimo team belga-polacco apre due vie nuove in libera nella Charakusa Valley. Nel 2008 inaugura la stagione in Inghilterra, la culla dell’arrampicata libera, dove sorprende i locali buttandosi su un E8 a vista: sbaglierà alla fine, compiendo un gran volo e si guadagnerà le prime pagine dei web sites britannici. A giugno è a Squamish, Canada, dove la pratica Cobra Crack, 5.14c, la fessura più dura del mondo, è presto archiviata. Anch’io sono a Squamish, ma non riusciamo a incontrarci: mi scrive dalla tendina, sotto continue tempeste di neve, dal selvaggio massiccio dei Bugaboos, la Patagonia canadese. Ora, sembra, sia nuovamente in viaggio per la Patagonia… Presto, ma non sa bene quando, ritornerà in Europa, evidentemente troppo stretta e piccola per i suoi sogni.


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