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Philippe Ribiére
Philippe Ribiére
Philippe Ribiére
Philippe Ribiére

PHILIPPE RIBIéRE

Arco 2011

29 Luglio 2011

 

 
Philippe Ribiére è nato in Martinica. Affetto dalla sindrome di Rubinstein-Taybi è stato abbandonato dai suoi genitori biologici e successivamente adottato da una famiglia francese. Ha subito numerose operazioni chirurgiche per tentare di risolvere i problemi di mobilità dovuti alla sua patologia.
 
Nel 1994 scopre l’arrampicata e si appassiona alla dimensione verticale, intuendo che proprio con essa può  finalmente abbattere le barriere imposte dall'handicap. Partecipa quindi alle più importanti gare di arrampicata e fonda  Handi – Grimpe, un’associazione,  che attraverso la pratica della scalata,  vuole  contribuire al superamento dei pregiudizi nei confronti dei  portatori di handicap.
 
Arco 2011 Campionati Mondiali di arrampicata 

Tu sei un fan di Bob Marley. Che ruolo riveste Bob nella tua figura di arrampicatore? Cosa simboleggia "Stand up for your rights"?
Si, é vero, mi piace molto! 
Più seriamente, dodici anni fa sono diventato il portavoce degli arrampicatori disabili francesi con l'IFSC. Ho iniziato quindi a pensare che l'arrampicata sarebbe potuta diventare un giorno uno sport olimpico. Per far ciò, si sarebbe dovuta creare una categoria disabili. Ci ho lavorato quindi per molti anni, ho arrampicato con gli atleti più forti al mondo, e  i grandi sponsor che mi sostengono mi hanno conferito una certa libertà ed autonomia.
Bé, "Get up, stand up" forse non é la mia canzone preferita, ma simboleggia un po' tutto.

In Francia ho iniziato a creare degli eventi dedicati ai disabili che si chiamano Handi-Grimpe, che danno la possibilità ai disabili  e alle persone "normali" di arrampicare. All'inizio ho avuto qualche difficoltà a sensibilizzare i francesi su queste tematiche, a fare capire veramente la loro importanza, ma ecco, dopo dodici anni siamo qui ai primi campionati mondiali di paraclimbing.

Si, é un grande traguardo. Sei soddisfatto di tutti gli sforzi fatti?
Bé, non ho fatto tutto da solo. Però ho veramente insistito con l'IFSC, con la mia federazione, facendo dimostrazioni ai campionati francesi, europei e mondiali. E' anche vero che grazie agli sponsor e alla compagnia di arrampicatori fantastici, la gente ha iniziato a considerarmi come un disabile che arrampica. Prima ero semplicemente un disabile che fa dell'arrampicata, in seguito sono diventato un arrampicatore disabile, ed ora sono un arrampicatore professionale.
 
Certo dopo molti anni é davvero un grande traguardo e potrei quasi sentirmi lusingato, ma in realtà sono semplicemente molto felice. E' molto importante per quei disabili che non sapevano di poter fare dell'arrampicata, dello sport in generale.  So che la televisione italiana sta trasmettendo i campionati, e quindi chi ci sta guardando da casa può' rendersi conto di quanto si può fare seppur con delle disabilità. Tutto questo si ricollega alla canzone  "Get up, stand up". E' un sogno che si é realizzato. Non si può aspettare che le cose ci piombino dal cielo, e io non sono di certo rimasto ad aspettare.

Tu sei famoso perché oltre ad arrampicare su plastica, arrampichi anche su roccia. Che differenza c'è per te?
Ovviamente c'é una grande differenza.  Sull'artificiale i movimenti sono imposti, mentre sulla roccia si può essere molto più creativi. Nel mio caso specifico, la mia disabilità non mi permette di far pressione sui muscoli delle braccia, ma faccio pressione dal basso. Sull'artificiale non si possono prendere delle prese intermedie per raggiungere quella buona. Sulla roccia, invece, ci si può adattare, si possono trovare delle prese magari anche piccole, ma che ti permettono di andare avanti. Arrampicare su roccia simboleggia anche un contatto con la natura, per me molto importante.

Ci parli del film "Wild One?

"Wild One" é un film molto intimista. E' un film su di me. Parla di un ragazzo cresciuto in orfanatrofio, adottato a quattro anni e che ha subito operazioni dall'età di dodici anni.  Si parla della mia percezione della disabilità. Io stesso, che sono disabile, non riuscivo a capire cosa volesse dire veramente. La società ha imparato a vedere i disabili per quello che sono:  molto spesso c'é compassione da parte delle persone, forse non intenzionale, ma per tornare alla canzone di Bob Marley, non bisogna aspettare che le cose accadano da sole, anche noi dobbiamo attivarci.
 
Io sono sempre stato molto timido, non volevo mostrare le mie braccia, le mie gambe, mi vergognavo del mio viso. Poi grazie alla scalata, agli sponsor hanno incominciato a sostenermi e allora ho iniziato a sentirmi più sicuro di me.  Il film uscirà a gennaio 2012 ed é già stato acquistato da molte case televisive da tutto il mondo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Sono stato invitato ad andare in Serbia, a scalare e camminare su tutte le montagne più alte di quella zona, insieme ad altre persone con disabilità di vario tipo.
Il progetto principale, però, rimane il film "Wild One" e anche cercare una sorta di protezione per noi arrampicatori disabili, il rendere questo sport sempre più accessibile e accettato dalla società.
 

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