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Tabella 1
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Tabella 3
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Tabella 5
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Tabella 7
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STEFANO GHISOLFI, UN ANNO VINCENTE

Campione Italiano Lead, e terzo in difficoltà in Cina

16 Ottobre 2012

Stefano Ghisolfi, classe 1993, è l’atleta della nazionale italiana che ha ottenuto i migliori risultati in questo scorcio di stagione agonistica in campo internazionale.
Attualmente decimo nella classifica della World Cup, si è già tolto delle soddisfazioni importanti sia in campo internazionale che nazionale, quali il terzo posto nella recentissima gara di coppa del mondo a Xining (Cina), il sesto posto a Briancon in luglio, il titolo di campione italiano Lead 2012. Stefano è il vincitore del circuito di Coppa Italia boulder e attualmente è primo nella classifica di coppa italia Lead e di combinata. Traguardi significativi per una carriera che è iniziata da poco: raccontaci qualcosa di queste esperienze, soprattutto in coppa del mondo e su come stai impostando la tua vita, gli allenamenti e le gare, soprattutto visto che sei da poco entrato nelle Fiamme Oro e sei a tutti gli effetti un atleta professionista.

Per quanto riguarda le gare di coppa del mondo penso di aver fatto un bel miglioramento rispetto agli anni scorsi. Se nel 2011 e nel 2010 riuscivo a fatica ad entrare in semifinale, quest’anno sono sempre passato facilmente e non sono mai sceso sotto la 13° posizione. Sono sicuramente più costante degli anni scorsi, durante tutto l’anno ho mantenuto un alto stato di forma e posso dire di aver sbagliato pochissime gare. In quella appena trascorsa, in Cina, ho ottenuto il miglior risultato di sempre, con un terzo posto.. non so che dire, è successo tutto in fretta! Ero 9° dopo le qualifiche, poi 7° e poi 3°! Ho fatto una bella rimonta. Le vie credo fossero adatte a me, non troppo lunghe, 30 movimenti duri, questo è andato a mio vantaggio. Penso di averle lette bene, sia la semifinale che la finale, quindi sono riuscito ad arrivare più fresco dove gli altri erano più stanchi.
Per quanto riguarda il Mondiale di Parigi, beh, 16° in Boulder e 16° in difficoltà, il primo oltre ogni aspettativa, il secondo molto amaro, troppo stanco per sostenere una gara nel modo adeguato. Dopo la semifinale di blocchi avevo male ad alzare le braccia, la combinata mi ha stremato! Mi dispiace non aver potuto dare il massimo, di sicuro posso fare meglio!
Vincere invece per la prima volta il campionato italiano è stata una grande soddisfazione. Era un risultato che aspettavo da anni, ma che non ero ancora riuscito ad afferrare, anche se c’ero andato vicino l’anno scorso arrivando secondo. Essendo stato così sofferto e ricercato per tanto tempo, è il titolo che più mi ha reso felice quest’anno e che ha coronato la stagione 2012, anche se non è ancora conclusa. Naturalmente cercherò di tenermi stretto questo titolo e di difenderlo anche il prossimo anno!

Entriamo nello specifico dell’allenamento..
Dopo il 2011, anno in cui sono stato seguito da Andrea Branca alla SASP, ho deciso di farmi seguire da Roberto Bagnoli.. Adattarsi ai nuovi allenamenti non è stato difficile e i risultati sono arrivati subito. Mi sono allenato costantemente tutto l’anno, solo durante il periodo dell’esame di maturità ho dovuto ridurre un po’, ma passata la scuola ho potuto dedicare tutto il mio tempo all’arrampicata, anche perché nel 2012 sono entrato ufficialmente nella squadra Fiamme Oro della Polizia e ho la fortuna di fare questo sport come professionista. Una scelta che secondo me efficace è stata quella di ridurre gli allenamenti su trave e pan gullich e introdurre l’uso del system wall, lo strumento è più simile alla parete e per questo secondo me è più utile di altri attrezzi per l’allenamento.

Dove ti trovi in questo momento?
Adesso sono in Asia: abbiamo 3 tappe di coppa del mondo in Cina, Corea e Giappone. L’obbiettivo era quello di cercare di entrare in finale, e poi si spera sempre in qualcosa di più… posso dire che quel qualcosa in più è arrivato proprio nella prima delle 3 tappe con il terzo posto. In questo periodo sono in forma e lo sono anche i miei avversari, ma ciò non mi spaventa perché sono molto motivato, forse anche più degli altri.

Programmi particolari per il prossimo futuro? Ti vedremo anche su roccia?
Finita la stagione, in accordo con il mio allenatore mi prenderò una pausa di 15 giorni e dopo sì, mi dedicherò alla scalata su roccia. Inizialmente penso che proverò a realizzare uno dei miei sogni più grandi per quanto riguarda il boulder, ovvero chiudere Gioia, il blocco di 8c+ che alcuni considerano il più duro del mondo. Forse sto puntando troppo in alto, ma le sensazioni che ho avuto nel provarlo mi hanno motivato a continuare a perseguire questa ambizione. Dopodiché è in programma una vacanza di arrampicata in Spagna, dove potrò rilassarmi, ma anche provare qualcosa al mio limite, in falesia.
Il miglioramento che ho avuto quest’anno mi ha dato la giusta carica anche per iniziare l’anno prossimo. Sono pronto ad allenarmi di più e più duramente per consolidarmi sulle prime posizioni della coppa del mondo e sono sicuro che con il metodo e la convinzione giusta potrò ottenere tutto questo. Spero di poter migliorare ancora molto, perché per diventare veramente forte c’è ancora tanta strada da fare.

Roberto Bagnoli, trainer e proprietario del sito www.climbingtraining.it, segue gli allenamenti di Stefano da circa 10 mesi e spiega come ha impostato il lavoro per raggiungere questi risultati.

I risultati sono sempre figli di molti fattori: impegno, lavoro, studio e anche fortuna. La cosa importante quando si prepara un piano di allenamento, per tutti i livelli, è partire da un’analisi generale della situazione sotto molteplici aspetti e soprattutto riuscire ad organizzarsi al meglio; capire cosa può servire e cosa no, fidarsi delle sensazioni, riuscire ad interpretare i feed-back. Preparare una stagione così lunga con tantissime gare sia nazionali che internazionali è veramente un’impresa.. Stefano ha preso parte fin’ora a 18 gare in totale (che equivalgono a 29 giornate di gare in totale), tra tappe di coppa italia lead e boulder, campionato italiano lead, tappe di coppa Europa giovanile, campionato del mondo giovanile, campionato del mondo di Parigi e tutte le tappe di coppa del mondo ad eccezione di Atlanta. Chiaramente devono essere fatte delle scelte e data la priorità ad alcune piuttosto che ad altre.. e ovviamente abbiamo dato priorità alle gare internazionali, ma senza farsi trovare comunque troppo stanchi per la gare “domestiche” che non devono essere “snobbate” ma devono essere comunque considerate anch’esse delle tappe di crescita, soprattutto dal punto di vista della gestione della pressione (essendo il favorito, non deve sbagliare.. anche se chiaramente può capitare…)
Purtroppo quest’anno abbiamo iniziato un po’ di corsa questa avventura, con poco tempo a disposizione per impostare il tutto; alla fine credo che questo sia il massimo che potessimo fare, calcolando la difficoltà aggiuntiva del lavorare a distanza. Non voglio però prendermi tutti i meriti dei risultati raggiunti, i risultati sono il frutto del lavoro nel presente e del lavoro nel passato, per cui credo che tutto ciò che lui ha fatto gli anni scorsi in qualche modo abbia contributo alla crescita complessiva. Penso che la carta vincente, se così possiamo dire, sia l’aver costruito il programma in modo logico ma senza cose particolarmente “strane”. Il vero punto della questione è l’organizzazione del piano di allenamento e delle singole sedute che deve essere particolarmente curato e deve seguire una logica calibrata sul momento e sugli obiettivi. Ha giocato un ruolo importante anche l’aver “somministrato” stimoli che Stefano ha immediatamente trasformato in miglioramento. Ma ripeto, eccezion fatta per qualche stimolo di system wall, niente di particolarmente curioso o fuori dall’ordinario… Il che è un bene poiché credo che abbiamo un forte margine di miglioramento.

Qualche grafico sul lavoro svolto
La tabella “utilizzo mezzi e metodi” (1) ci mostra quali mezzi di allenamento ha utilizzato e in che percentuale rispetto al totale (vi sono compresi sia gli allenamenti che le gare). Si nota chiaramente che la maggior parte delle sedute sono dedicate a mezzi specifici, cioè vie (soprattutto indoor ma anche outdoor) e blocchi. Per il resto abbiamo utilizzato system wall, trave e pan gullich ma in misura minore.

 La tabella “tipologie di sedute” (2) suddivide le sedute in 3 tipi principali: sedute di vie, sedute di forza e sedute di resistenza.

 Si nota in maniera evidente che è stato fatto un lavoro sulla forza importante e questo penso abbia dato i suoi frutti, viste le prestazioni sia nelle gare di coppa Italia boulder che al campionato del mondo, dove nel bouldering è arrivato 16esimo.
I grafici 3, 4 e 5 mostrano come organizzare il lavoro in modo tale da far “digerire” la sedute di forza iniziali e progressivamente andare a dedicarsi al lavoro più specifico per la disciplina lead.

 La conclusione è che un certo aspetto della resistenza è stato trascurato, soprattutto la capacità di recuperare rapidamente nei momenti in cui la via permette delle brevi decontrazioni. Ma questo aspetto non è solo questione di “fisiologia”, è anche questione di lettura e intuizione prima di tutto, e di capacità senso percettive (le prese son quelle, devo solo adattare la posizione del corpo per capire se è possibile sghisare o meno). Penso che per maturare dal punto di vista della resistenza occorra un periodo adatto durante il quale dedicarsi abbastanza lungo per fare un salto di qualità, per cui è una questione di scelta: quest’anno la priorità è andata alla forza.

Per entrare ancor più nel dettaglio, occorre comunque considerare che nell’ambito delle sedute di “vie”, abbiamo fatto lavori differenti sui tiri in base al periodo, stessa cosa per il lavoro di forza e idem per la resistenza, variando la tipologia in base al periodo, dunque metodi differenti quali: resistenza lunga, recuperi attivi, metodi frazionati ecc..
Ultimamente, anche per mancanza di vie adeguate dove allenarsi, soprattutto per l’a vista, abbiamo introdotto dei circuiti da fare a vista sotto la guida di un partner il quale oltre ad indicare via via le prese da prendere, imponeva di eseguire durante il percorso dei moschettaggi “a sorpresa” di una certa difficoltà/impegno, più o meno ogni 3 movimenti di mano, costringendolo ad adattare immediatamente lo sforzo in base alla richiesta… Come? con uno spezzone di corda legato in vita e un rinvio fissato sulla cima di un bastone… Allenarsi significa anche essere creativi, affinché la seduta risulti sempre avvincente e mai noiosa.

Ci siamo poi divertiti a percentualizzare il discorso plastica e roccia (6). Ritengo che per chi fa gare l’indoor rimanga l’ambiente principale, la roccia deve comunque far parte del “complemento”, perché motivante e istruttiva.

Allenarsi vuol dire anche riposare: nel periodo 27/1 – 4/10 i giorni di allenamento sono stati 150 circa e quelli di riposo 100 (7). Fortuna che ci sono anche i viaggi altrimenti Stefano non riposerebbe mai!
Ottenere il massimo risultato con un impegno ridotto (si fa per dire!), significa avere ancora dei grandi margini, significa preservare il fisico per gli anni avvenire senza bruciare le tappe.
 

Roberto Bagnoli

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Tabella 2
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Tabella 4
Tabella 4
Tabella 6
Tabella 6
Stefano su L'extrema cura plus a Gravere (8c+)
Stefano su L'extrema cura plus a Gravere (8c+)

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