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ONDRA SUI GRADI NEL BOULDERING

Il punto di vista del "mago"

23 Ottobre 2012

 di Elena Corriero

Dopo avere parlato gradi nel bouldering con Fred Nicole e con Bernd Zangerl, ecco alcune considerazioni da parte di Adam Ondra. Adam è stato il primo, ed è tuttora l’unico, ad avere ripetuto Gioia, 8c+ di Christian Core, a Varazze.

Adam, hai letto l’intervista con Bernd? Che cosa ne pensi?
Concordo con lui sul fatto che inizialmente i gradi servissero di aiuto agli arrampicatori per orientarsi in una nuova area, per aiutarli a scegliere le vie più adatte al loro livello e quindi a divertirsi. In questo senso, direi che funzionano abbastanza bene. Non è importante che non siano completamente oggettivi, se non altro i gradi delle guide evitano che un arrampicatore provi una via troppo al di sopra del suo livello.
Un’altro discorso è quello degli sponsor e della rincorsa ai numeri, ma trovo che ciascuno di noi possa scegliere come affrontare l’arrampicata. Alcuni cercano il grado alto, altri no. Se alcuni climber si divertono a rincorrere il grado, a me va bene, ma personalmente nei miei progetto cerco anche altro: una linea, non solo il numero.

Molti climber adesso dichiarano quanto tempo hanno impiegato per completare un problema, per sottolineare le loro capacità.
È chiaro che si tratta di una gara, una competizione, ma dipende da ciascuno di noi decidere se prendere parte a questa competizione o no.

E tu? Prendi parte a questa gara?
Quando compilo la mia scorecard su 8a.nu, talvolta annoto anche il tempo impiegato per salire un blocco, ma non lo pubblicizzo, né lo faccio notare agli sponsor.
Per quanto riguarda il punto di vista di Bernd, ho la sensazione da quanto scrive che secondo lui i gradi non siano importanti, che gli arrampicatori non dovrebbero nemmeno preoccuparsene. Ci sono indubbiamente due approcci diversi all’arrampicata: da un lato può essere considerata in senso ricreativo, una passione, l’amore per la natura e lo stare all’aria aperta. Dall’altro, la si può considerare uno sport, e cercare degli sponsor paganti: in questo caso, i gradi devono esserci. E se i gradi sono necessari, ritengo che debbano essere il più precisi possibile, anche se chiaramente non lo saranno mai al 100%.
Le guide non dovrebbe essere considerate un vangelo: se il primo salitore propone un grado e qualcuno in seguito ripete lo stesso blocco, e ha una diversa opinione sul grado, penso che la decisione finale dovrebbe essere raggiunta tramite il consenso di tutti. Questo non significa necessariamente che l’opinione del secondo salitore sia quella giusta, ma piuttosto che bisognerebbe fare la media delle singole valutazioni soggettive.

Jolly Lamberti di recente ha fatto una proposta per raggiungere un grado oggettivo attraverso un algoritmo che si basa su parametri quali il numero di tentativi, le cadute e così via. Pensi che questa potrebbe essere una soluzione?
Non penso che si possano davvero prendere in considerazione il tempo impiegato e il numero di tentativi, quando si valutano un blocco o una via. Molto dipende dal fatto di conoscere o meno il metodo, o da semplice fortuna, o ancora dalle condizioni meteo e della roccia. Preferisco valutare una via o un blocco in base alle mie sensazioni soggettive, ovvero in base a come mi sentivo quando l’ho salito. Chiaramente, se chiudo un 9b in tre giorni e poi chiudo un’altra via in 10 giorni, non necessariamente la seconda via è più dura. Può essere un altro 9b o persino un 9a+, e i gradi possono essere del tutto appropriati. Il punto è che non si possono prendere in considerazione tutti fattori che influiscono sulla valutazione, visto che ci si può anche bloccare psicologicamente e cadere sempre nello stesso punto. Ad esempio, quando ho iniziato a provare The Change, il 9b+ di Flatanger, sono riuscito a chiudere il primo tiro di 9a+ abbastanza in fretta, ma nei giorni successivi non sono più riuscito a salirlo in libera. La via era più dura di 9a+?
O ero io più stanco? Ritengo che le sensazione soggettive, le mie sensazioni personali, siano l’unico criterio per gradare. Comunque, dopo la prima valutazione, si può introdurre un pizzico di scientificità e fare la media delle sensazioni personali dei ripetitori.

E che cosa pensi dei blocchi che vengono sgradati? Anche qui si tratta di una gara a chi è il più forte?
Ho l’impressione che l’8c di blocco sia oggi completamente diverso rispetto a 10 anni fa. È perché gli standard sono cambiati… Questo riguarda più che altro i problemi più duri, quelli al limite delle possibilità attuali. Si tratta in parte di una conseguenza del miglioramento tecnico.
Un motivo per cui sgradare è che magari si trovano metodi più facili per risolvere blocchi aperti parecchio tempo fa: è assolutamente logico che in questo caso il grado di un blocco venga abbassato, visto che il grado deve indicare quanto è difficile salire nel più facile dei modi.
Esiste la stessa tendenza anche per quanto riguarda le vie, ma un singolo movimento più facile non condiziona molto il grado complessivo di una via, mentre su un blocco di tre movimenti, un singolo movimento più facile cambia enormemente il grado.

A proposito della diatriba tra Nalle Hukkataival e Paul Robinson: quanto è importante dichiarare il proprio metodo?
Penso che sia importante, per mostrare rispetto nei confronti di chi ha aperto il blocco. Penso che in quel caso il completamento di Nalle sia stato un po’ offensivo nei confronti di Paul.

Zangerl suggerisce che oggi sia venuto un po’ mancare il rispetto reciproco all’interno della comunità degli arrampicatori, che descrive come dominata dalla competizione per la pubblicità e per gli sponsor. Pensi che sia vero?
Forse sono ingenuo, ma non la vedo così. È vero, ci sono casi in cui viene a mancare il rispetto reciproco, ma niente di paragonabile a quello che succede nel resto della nostra società. La percentuale di persone oneste e simpatiche è molto più alta nella comunità degli arrampicatori che nel resto della nostra società.
 

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Adam Ondra in Sicilia - Ph. Mathieu Goradesky
Adam Ondra in Sicilia - Ph. Mathieu Goradesky

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