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Simone Pedeferri su LEPIDOTTERO 8a spotter Andrea Pavan (arch Colombo)
Simone Pedeferri su LEPIDOTTERO 8a spotter Andrea Pavan (arch Colombo)

Simone Pedeferri su LA FORCHETTA (ph. Pietro Bagnara)
Simone Pedeferri su LA FORCHETTA (ph. Pietro Bagnara)

SIMONE PEDEFERRI E LA VAL DI MELLO

il nuovo simbolo di una valle mitica

17 Settembre 2012

Intervista integrale a Simone Pedeferri, personaggio di spicco dell'arrampicata italiana, custode di quel luogo mitico che è la val masino. Pedeferri, rocciatore poliedrico, è colui che ha preso il testimone sportivo e culturale del gruppo dei sassisti, pionieri dell'arrampicata libera in quei luoghi.
Uno stralcio di questa intervista è stato utilizzato per il video "Mellissimo!", nel quale Simone Pedeferri, Gianluca Maspes, Gino Notari, Enrico Fanchi, Rudi Colli, Giuseppe "Popi" Miotti e Richard Colombo, per la prima volta in modo organico, raccontano all'autore della guida Mello Boulder, Andrea Pavan, le aree blocchi delle loro valli.
aneddoti e pezzi di storia, come la prima salita di Goldrake, danno ai sassi un sapore diverso, molto più appetitoso per chi a breve li andrà a scalare.



Simone Pedeferri:
Nato a Cantù nel 1974, scalatore professionista e artista, abita in Valmasino dalla metà degli anni ’90.
In Valmasino ha praticamente scalato quasi tutto quello che è stato fatto su roccia, specialmente di alta e altissima difficoltà.
Oltre ad essere un fortissimo blocchista Simone è soprattutto uno scalatore di vie estreme su roccia in montagna ma anche un ottimo arrampicatore sportivo.
È lo scalatore più motivato che conosca e quello che si allena di più, non finendo mai di stupirsi per l’ultima nuova linea scoperta o liberata, sia che si tratti di pareti che di massi.
Ad eccezione di una sola edizione, è stato il tracciatore ufficiale del Melloblocco e sotto la sua direzione sono stati puliti e poi liberati centinaia di nuovi passaggi.
Molti dei passaggi più duri da lui aperti non hanno ancora ripetizione e le poche si possono contare sulle dita di una mano.
Sono suoi alcuni dei passaggi più duri e famosi della Valmasino come ANTROPOS in Val di Mello (a detta di Adam Ondra l’8b più duro da lui ripetuto), DRUM’N’TANO al Remenno (8b mai ripetuto probabilmente da rivalutare), MONICA LEWINSKY (tra i primi 8a della Valle e mai ripetuto), il SOGNO PERFETTO (linea superiore), ma sono solo alcuni dei tanti.


ecco uno stralcio dell'intervista di Andrea Pavan:


- Quando hai cominciato a scarale sui massi?

 

A scalare su roccia ho cominciato con la mia famiglia e con mio zio, poi ho proseguito con un gruppo di amici tra cui Marco Vago.
Ho cominciato a fare blocchi nel ‘94/’95 e dal ’96 in modo metodico.
In quell’anno sono arrivati i primi 8a sia blocco sia di traversata (Dr Zero e La risposta di Vega) 



- Cosa ti piace del bouldering?

Niente! No, scherzo! All’inizio era un modo per allenarmi perchè
in valle in inverno non c’erano molte persone con cui scalare e per scalare con la corda era troppo freddo.
E’ bello scalare per la forma dei massi, perché non lasci segni permanenti sulla roccia: è una scalata clean.
Ti da un senso di leggerezza; scarpe, magnesite e basta! Ti cambia la capacità di vedere le linee. Agli inizi si scalavano linee brevi e massi bassi, ora si liberano linee grandiose.
Questo è dovuto anche all’evoluzione dei crash pad.



- Cosa ne pensi dell’influenza dei gradi nella pratica del bouldering?



nulla! C’è una grande oscillazione del grado su ogni passaggio.
Il grado non è la cosa più importante nel fare blocchi.
Mi interessa più che altro la sfida: più alta è la difficoltà più la sfida è stimolante.
Questa settimana (intervista del 1/1/2012 n.d.a.) ho risolto un passaggio dopo 5 anni di tentativi… 



- Quando scopri una nuova area o nuovi massi da valorizzare come ti comporti?



Il masso prima mi deve piacere poi mi costruisco mentalmente la sequenza per salirlo.

Quando poi i massi sono molti cerco di capire quante linee e quanti massi possono essere saliti; cerco di intuire il potenziale di una certa area.
E poi è bello perché col tempo aumenta la tua capacità sia di leggere e capire i passaggi ancora prima di salirli, anche su roccia diversa.



- Qual è il tuo parere sullo scavo-modifica di nuovi appigli? 



Vietatissimo! In particolar modo sia lo scavo col trapano alla vecchia maniera come sulle vie a spit di una volta sia l’incollare i sassi sulla roccia.
Il boulder ha aperto un nuovo modo di pensare l’arrampicata. Ora si passa dove un tempo era impensabile. La cosa importante è il rispetto della roccia.



Cosa è cambiato in valle con la presenza del Melloblocco?



 Le aree sono aumentate anche se andrebbe fatta la manutenzione di quelle esistenti altrimenti tra qualche tempo interi settori saranno ricoperti dalla vegetazione ed il lavoro e gli investimenti fatti negli ultimi anni si rivelerebbero inutili.
Ma in Valle non si scala solo durante il Melloblocco.
Gli scalatori locali, anche se pochi, sono stati sempre molto attivi.



- Cosa ti piace (o non ti piace) nell’essere tracciatore del Melloblocco? 



Mi ha dato la possibilità di rendere scalabili in poco tempo una quantità enorme di blocchi, lavoro che senza la presenza del Melloblocco avrebbe richiesto lunghissimi tempi. Mi spiace invece di aver dovuto svelare alla massa alcuni gioielli che mi sarebbe piaciuto tenere per me e provarli con calma.
Come tracciatore negli anni sono maturato, soprattutto a livello di qualità delle linee da scalare. Ora intuisco molto più velocemente se quel masso presenta una linea meritevole e capisco il grado di difficoltà che grossomodo quel passaggio presenta.



- La tua area di bouldering preferita? 



Non ho un’area preferita, i ricordi più belli li ho avuti durante le mie spedizioni alpinistiche all’estero. Faccio blocchi quando per il tempo avverso non puoi essere in parete, e quei posti sono pazzeschi, incredibili.
All’Ogre ho fatto una traversa di 8a/8a+ a 4300 m tentata a lungo anche dagli Huber, al Cochamò un passaggio di 8a, nel deserto dell’Algeria tanti blocchi su roccia incredibile, come in Patagonia e in tanti altri posti…



- Qual è la tipologia di passaggio che preferisci?



Fisico e di resistenza, su prese medie, blocchi su cui devi anche scalare.
Non mi piacciono quelli con pochi movimenti violenti. Anche perché ho poca forza pura.
comunque bello riuscire in un singolo estremo, ti da una sensazione di potenza.



- Cosa ne pensi delle nuove generazioni più dedite alla sportiva o al boulderng e meno propense a praticare l’alpinismo? 



Questione di periodo.Non puoi obbligare nessuno ad andare in montagna.
I nuovi scalatori nascono dalle palestre.
Però si perdono la bellezza dell’esperienza dell’andare in montagna. Non vogliono fare fatica e hanno paura di perdere la forma e l’allenamento raggiunto, è una questione di comodità.
L’avventura nei blocchi C’è comunque, la soddisfazione di salire una montagna o un sasso può essere paragonabile: il sasso è come una piccola montagna.
A me poi fare solo blocchi avrebbe annoiato.
Fondamentalmente sono un alpinista a cui piace fare vie in montagna.

 

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Simone Pedeferri e Adam Ondra sotto BIMBO BELLO
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Simone Pedeferri su SEX PISTOLS (ph. Pietro Bagnara)
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