Marco Scolaris
alla vigilia di un grande evento per il pubblico Milanese, la prima prova di Coppa del Mondo 2011, ecco l'intervista a due protagonisti della gara di 13 anni fa, Prima milanese, organizzata da Versante Sud. Si tratta di Marco Scolaris, Presidente dell'IFSC, che già allora credette nell'evento di piazza, e Marzio Nardi, nel 1998 coraggioso capo tracciatore.
ricordiamo che la gara, organizzata da A.S.D. Emotion Climbing, sarà trasmessa in streaming su up-climbing.com
abbiamo chiesto a Marco Scolaris:
UP - La Coppa del Mondo torna a Milano dopo 13 anni, che ricordi hai di quella prima volta davanti alla Stazione Centrale?
M.S. - Lo stupore dei climber di ritrovarsi con un pubblico sterminato a pochi metri. E lo spettacolo delle finali, con Yuji che batté tutti.
Ma anche le difficoltà di organizzare una gara all'aperto in un posto così trafficato: allora fu una impresa, la vostra!
UP - Se non sbaglio era la prima volta che una gara di Coppa si tenesse in piazza su una struttura mobile, ricordo bene?
M.S. - Se non ricordo male sì
UP - Come questa edizione - più di 150 iscritti - anche nella tappa organizzata da versante sud fu un successo come numero di atleti iscritti, significa che agli atleti piace la formula, o è la piazza di Milano che è particolarmente appetibile?
M.S. - L'Italia sa sempre fare il suo dovere e rimane un punto di riferimento per l'arrampicata, agonistica e non, mondiale
UP - Cosa è cambiato da allora in termini di organizzazione?
M.S. - Eheh…davvero tanta acqua è passata sotto i ponti. Tutto è stato migliorato e perfezionato, dai giudici ai tracciatori. Abbiamo anche tutte le gare di Coppa trasmesse in webcasting.... Adesso abbiamo più candidature delle tappe a disposizione, possiamo scegliere quelle che hanno i requisiti migliori.
UP - E cos'è cambiato invece in termini di atleti?
M.S. - Siamo diventati un vero sport
UP - Nel 1998 specialità Lead, oggi Boulder e Speed. Quali si addicono maggiormente allo spettacolo? Speed la vedremo alle Olimpiadi?
M.S. - Dipende da come sono proposte: tutte e tre potenzialmente sono spettacolari e telegeniche. Sul futuro olimpico delle nostre discipline deciderà il CIO il giorno in cui decideranno di farci entrare nel programma
ecco cosa ci racconta l'allora tracciatore Marzio Nardi:
UP - Nel 1998 per la prima volta la Coppa del Mondo arrivò a Milano, tu eri il tracciatore, che ricordi hai di quella gara?
M.N. - Indubbiamente fu un esperienza singolare, trovarsi a lavorare in un luogo come la piazza di Milano Centrale. Gli sguardi curiosi dei passanti provenienti da tutto il mondo che lasciavano lo spazio a quelli inebetiti dei tossici che la notte dormivano sdraiati sulle griglie di aerazione della metropolitana. E la notte, i lampeggianti della polizia che illuminavano ad intermittenza il muro mentre lavoravamo. Il ricordo che ho è più legato alla città e al senso di angoscia che mi aveva trasmesso. Fino a quel momento ero abituato a tracciare competizioni in palazzetti, palestre o arene sportive in cui tutto era pensato per un evento sportivo. Milano centrale fu sicuramente una bella sfida anche per gli organizzatori obbligati ad organizzare la logistica e lo spostamento degli atleti facendo i conti con il traffico Milanese.
La gara fu come tante altre che già avevo tracciato: Tensione dubbi e incertezze del tracciatore che ti lasciano solo quando sali in macchina e torni a casa. Strepitoso fu Cristian(Brenna) che davanti al suo pubblico milanese lascio di poco il gradino più alto del podio ad Hirayama.
UP - Come tracciatore, lavorare all'aperto, soprattutto con strutture temporanee è un bella responsabilità. Tra pochi giorni saranno all'opera Martin Hammerer, Alberto Gnerro ed Enrico Baistrocchi, hai qualche consiglio da dare a loro? devono temere di più il sole, la pioggia o il poco tempo a disposizione?
M.N. - In competizioni come queste e come fu quella di Milano nel 98 l'evento deve allestito in tempi brevissimi per esigenze di amministrazione pubblica quindi il poco tempo a disposizione è il primo nemico. Il team deve essere molto affiatato ed ogni tracciatore deve nutrire stima e fiducia nel lavoro dei propri compagni. Purtroppo non potranno permettersi un continuo confronto sui blocchi che stanno tracciando. Dovranno abbassare la testa e far girare le brugole.
UP - 13 anni fa vinse Yuji Hirayama, un mito delle competizioni, che poi si diede esclusivamente alla roccia ed alle vie multipitch, contaminando l'alpinismo con la sua concezione sportiva: Salathe in libera in giornata, Nose in tempi da record. Cosa può dare e cosa da il mondo delle gare all'attività su roccia?
M.N. - Si curamente Yuhji ha saputo trasportare sulla roccia tutti gli insegnamenti e l'esperienza che il mondo delle gare ti trasmette. Non solo da un punto di vista atletico e della preparazione, ma soprattutto da un punto di vista mentale.
Preparare la salita della Salate o quella del primo 8c a vista (whithe Zombies) annunciando la prestazione, vuol dire essere in grado di mettersi in gioco, sapendo che si ha solo quel tentativo e nonostante questo non si può aver paura di sbagliare. Pochi sono stati in grado di affrontare un percorso simile. Grande Yuji!
UP - Nel 1998 non c'era ancora la Coppa del Mondo di Boulder, introdotta l'anno successivo, mentre la velocità in Italia era praticamente sconosciuta. Cosa è cambiato da allora?
M.N. - Ormai l'abbiamo capito tutti che la velocità, per un pubblico meno esperto, è la specialità più spettacolare e immediata, probabilmente sarà quella che ci aprirà le porte delle Olimpiadi.
Il boulder, quello del nuovo millennio, dei raduni e delle gare, delle sale d'arrampicata è indubbiamente stata la "nuova grande" rivoluzione dell'arrampicata. Dietro al boulder si sono mosse le masse dei praticanti del commercio e anche dello show. E' innegabile che tutta l'arrampicata ne ha tratto beneficio, alcuni ci hanno creduto e ci credono ancora, altri cavalcano l'onda senza sapere come si sta in piedi....
Dopo 10 anni dall'inizio della rivoluzione sento che c'è un po di stasi, un po' d'inflazione e come dicevo la tendenza a rimanere ancorati "alla cosa che funziona" senza provare ad innovare o inventarsi qualcosa di nuovo
UP - Come sono cambiate le gare?
M.N. - Le gare son sempre uguali, sono cambiati gli atleti e sorattutto il livello e diventato incredibilmente alto
UP - Come sono cambiati gli atleti?
M.N. - Sono diventati veri atleti. Gli allenamenti sono programmati, hanno obbiettivi a medio e lungo termine. Quelli ai vertici delle clasifiche sono veri e propri professionisti a volte meno naif di un tempo e un po più distanti dai vizzi che negli anni 90 li distinguevano. Ora non basta più l'attitudine per poter primeggiare è necessario un impegno serio sotto tutti i punti di vista
UP - Come scrivi nella prefazione della biografia di John Gill, proto-boulderista degli anni 60-70, egli ha cercato di guardare più lontano dei limiti imposti, con un percorso di ricerca personale lontano dagli sterotipi.
Tu sei stato uno dei più forti boulderisti italiani, senza dubbio un precursore di questa disciplina in Italia. Quanto e come ti ha influenzato la figura di john Gill? Quali ostacoli ha dovuto superare il boulder per diventare disciplina affermata?
M.N. - Gill mi ha influenzato in qunto solitrio nella sua attività e anche io, all'inizio, lo sono stato accompagnato solo dalle mie convinzioni. Dopo è bastato urlare a tutti che fare boulder era divertente e poteva essere una nuova alternativa all'arrampicata che fino a quel momento tutti conoscevano, non a caso i primi a crederci furono i "vecchi dell'arrampicata" quelli che in un certo modo si erano annoiati del resto. Uno su tutti Fred Nicol
UP - e quali difficoltà dovrà superare la velocità in Italia? ci sono dei blocchi mentali e culturali?
M.N. - A differenza delle altre espressioni dell'arrampicata, la velocità è una disciplina fine a se stessa e può essere praticata solo in gara, Non ha svago o momenti di puro divertimento come può capitare per le altre specialità, non ha rocce o luoghi da visitare. Alla base di tutto ci sta la prestazione, l'allenamento e il sacrificio.Spesso queste cose stridono con la mentalità libera di molti arrampicatori della mia generazione, non a caso tutti i velocisti sono atleti giovani che disposti a vivere quest'aspetto esclusivamente "sportivo"
UP - Sei anche l'artefice di una delle prime e più belle sale boulder italiane, il B-side a Torino, dove si allenano molti atleti della nazionale. Come vedi in prospettiva la nostra squadra?
Anche nella velocità combatteremo alla pari con le squadre dell'est?
M.N. - Indubbiamente il nostro atleta di punta, Gabriele Moroni è attesissimo dopo la sua assenza di un anno dalle scene mondiali. Visti i suoi ultimi risultati sulla roccia e la vittoria alla prima tappa di coppa Italia, direi che si presenterà preparato. L'unica cosa di cui ha bisogno Gabri e la fiducia in se stesso e la tanquilità visto che è il miglior talento che abbiamo in Italia.
Nicolò Ceria è in crescita grazie al fatto che tutto quest'inverno si è accompagnato con Gabriele e ne ha tratto un forte stimolo.
Core,che già cera a Milano nel 98, è uno dei boulderisti su roccia più forti al mondo ed ha tutte le carte in regola per accedere in finale e far vedere che e pur sempre stato un campione del mondo
Ghisolfi è il più polivalente visto che può figurare bene in tutte le specialità e oltretutto ha un ottimo tempo in velocità. Stefano è sicuramente la migliore espressione Italiana degli atleti della nuova generazione, Assieme a Leonardo Gontero che con Sara Morandi saranno i portabandiera della squadra nella velocità.
Grande emozione quindi per la gara di questa settimana. Versante sud e Up Climbing - media partner dell'evento 2011, vi aspettano tutti all'Arena Civica, Parco Sempione di Milano.
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