Federica Mingolla, Luca Schiera e Simone Pedeferri in Pakistan, la parola ai protagonisti.

Il racconto della spedizione

07 agosto 2017
È passato poco dal rientro dal Pakistan per Federica Mingolla, Luca Schiera e Simone Pedeferri, dove dopo aver esplorato diverse valli hanno aperto “Good No Good”, via che dopo 800mt di sviluppo esce in vetta al “Peak Nik” in quota 4900. La parola ai protagonisti.

Come è nata l’idea della spedizione e la formazione di questo team per prendevi parte?

Simone: da tempo giravano delle foto del ragno Natale Villa che aveva esplorato la zona della valle laterale a Kundus 20 anni fa. Le foto erano più che invoglianti, così Schiera mi ha proposto di tornarci, anche con Federica, col la quale aveva scalato e aveva deciso di voler fare qualcosa insieme. Io ero contento di tornare in Pakistan per chiudere un cerchio: proprio lì ero andato durante la mia prima spedizione ed ero curioso di vedere questo posto con una nuova ottica, dovuta da un’esperienza di altre 25 spedizioni in giro per il mondo. Ma il Pakistan mi riserva sempre novità: infatti questa è stata la prima spedizione che ho intrapreso insieme a una ragazza.

Allora, vi va di raccontarci come è andata?

Federica: Mi sto riprendendo ora perché è stato un mese veramente pesante, per me almeno che non sono abituata a questo genere di spostamenti. E’ stato un viaggio incredibile e non credevo potesse andare così bene. Il progetto iniziale era quello di andare in Kondus Valley, siamo riusciti ad ottenere tutti i permessi e, insieme all’ indispensabile ufficiale, ci siamo diretti lì. Ci siamo però resi conto che la roccia non era buona, ma nonostante ciò abbiamo provato a salire due pareti. Purtroppo il posto era stupendo ma non si scalava nulla. Abbiamo deciso di cambiare valle, perché restare lì ad esplorare avrebbe richiesto troppo tempo che non avevamo a disposizione. Così per ottimizzare i tempi ci siamo divisi: Simone ed io siamo rimasti lì intorno mentre Luca si è mosso in un’altra valle. Quando ci siamo ritrovati, Luca aveva trovato la parete che poi abbiamo salito e per cui abbiamo spostato tutto il campo base nella Kiris Valley.

Simone: l’approccio e la logistica nelle due valli è stato molto diverso: in Kondus ci siamo mossi con uno stile più alpino, dalla capanna riuscivamo ad arrivare all’attacco delle pareti in un’ora e mezzo e in indipendenza, mentre in Kiris ci siamo dovuti spostare con l’aiuto di alcuni portatori fino al campo, dal quale ci muovevamo in autonomia. Lì abbiamo salito questa struttura molto diversa dalle tipiche himalayane, infatti la vetta è costituita da un altopiano: così largo che quando salti fuori dalla via ti viene voglia di farci un pick-nick! (da qui il nome dato alla cima – Peak Nik – ndr). La via si sviluppa su tre pilastri a sinistra di un grande muro, intervallati da due cenge. Con il binocolo avevamo pensato che l’ultima parte fosse molto bella, ma diversamente da quello che sembrava erano chiuse e svase, per cui abbiamo dovuto salire qualche tratto in artificiale.

Federica: Attaccava sempre Luca, poi seguivo io e quindi Simone e abbiamo aperto circa due tiri a testa alternandoci.

L’idea era quella di non usare né spit né chiodi a meno che non fosse estremamente necessario. Alla fine del primo pilastro ci siamo trovati sotto un tetto di dubbia tenuta e io avrei messo uno spit per passare oltre. Schiera invece ha preferito fare trenta metri di pendolo per spostarsi e trovare un’altra fessura più netta sulla quale proseguire. Il risultato è che siamo riusciti a non mettere nemmeno un chiodo in tutta la via, salita interamente a friends e nuts.

Sulla via non abbiamo lasciato nulla, abbiamo anche recuperato la calata usata per il pendolo.

Il meteo ci ha assistito per i tre giorni sulla via, praticamente abbiamo fatto un pilastro al giorno, e siamo scesi dalla via al tramonto del terzo giorno.

Spostare tutto per tentare un’altra via era impensabile, così gli altri giorni siamo stati al campo base a fare un po’ di blocchi lì attorno.

E Il nome della via? Ha un significato particolare?

Simone: abbiamo deciso di chiamare questa via “Good No Good” perché il cuoco ci chiedeva in continuazione se quello che preparavo fosse buono o meno… questa frase ci è entrata in testa e ci ha accompagnato tutto il mese.

Che potenziale ha il Pakistan? Da tornarci?

Simone: Il Pakistan è un paese molto interessante a livello alpinistico. È pieno di valli inesplorate che non sarebbero nemmeno troppo complesse a livello logistico. La burocrazia però è un casino: devi avere sempre con te l’ufficiale perché una zona militare. La cosa strana è che in ottica alpinista è un posto nuovo, tutto da esplorare mentre per chi ci abita è un posto più che conosciuto. Gli abitanti guardano le montagne e cercano come sopravviverci, ma nessuno ha visto queste valli in ottica alpinistica. Bisognerebbe vedere le cose in un’ottica diversa.

Qualcosa di interessante l’abbiamo visto ma bisogna vedere se sia possibile a livello burocratico. Abbiamo raccolto diverso materiale, come gruppo Ragni abbiamo un grande interesse a documentare non solo le salite ma anche l’esplorazione fatta. Come è stato con noi con le foto di Villa, così le generazioni future se vorranno avranno del materiale d’ispirazione per nuove spedizioni in giro per il mondo.

 

 

 

 

1000x195 it

Copyright © Up-climbing.com By Versante Sud Srl
Sede legale Milano via G. Longhi, 10 - Registro Imprese di Milano P.IVA n. 12612150156 REA MI-1569599 - Cap. Sociale euro 10.000,00

Logo footer e307f2bce5042c4e7a257ec709ea497334ec09124162c27e291131063b267875