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Aguja Mermoz versante W ph. © Rolando Garibotti/Pataclimb.com
Aguja Mermoz versante W ph. © Rolando Garibotti/Pataclimb.com
Aguja Mermoz e Guillaumet versante est
Aguja Mermoz e Guillaumet versante est

I RAGNI RINUNCIANO ALLA MERMOZ

Dopo 10 tiri una zona impossibile "by fair means"

27 Gennaio 2012

 

Il team formato dallo svizzero di Poschiavo (cantone Grigioni) Lorenzo “Pala” Lanfranchi, dal valtellinese (d’adozione) Simone Pedeferri e dal milanese Mirko Masè - al quale si è aggiunto Carsten von Bikhdhahn - che aveva come scopo l'apertura di una nuova via sul pilastro Ovest della Aguja Mermoz (satellite del Fitz Roy), ha cambiato programma.
 
Dopo aver aperto 10 tiri, (7a+ A3) si sono trovati davanti a una zona in cui avrebbero dovuto piazzare molti spit per poter proseguire, per cui hanno deciso di rinunciare al progetto.
 
Approfittando di eccezionali condizioni meteo, in 11 giorni  hanno comunque portato a termine la ripetizione di  "Vela y viento" conosciuta anche come Pilar Rojo  (450m, 7b+ max), aperta (parzialmente a spit) nel gennaio del 1999 dai tedeschi Kurt Albert e Bernd Arnold sul pilastro Ovest della Mermoz, e di "Chiaro di luna" (750 m, 6c) opera di Maurizio Giordani, Rosanna Manfrini e Sergio Valentini nel novembre del 1987 sul versante ovest dell'Aguja St.Exupery.
 
Ecco il report di Simone Pedeferri:
 
Siamo partiti in 4 per la Mermoz, parete W: Io, Mirko, Pala e Carsten (Von Birkhahn). Abbiamo stabilito il campo base al passo Mermoz, in 2 giorni abbiamo scalato 10 tiri fantastici di 7a+ A3 con tratti in fessura bellissimi e altri passaggi in artificiale su Sky hook. Purtroppo però la parete si e' difesa alla grande e ci ha giocato un brutto scherzo: la zona centrale si e' rivelata strapiombantissima e liscia, quindi ci si e' posto un problema "etico-morale": se forzare per 2 o tre tiri la parete (con molti spit e largo uso di artificiale) o rinunciare al progetto.
 
Il nostro modo di scalare ci ha sempre portato a salire delle linee logiche in montagna e a tutti e 4 questa e' sembrata una linea troppo forzata per il nostro stile; non e' facile rinunciare ad una salita del genere dopo che hai fatto cosi tanta fatica a portare il materiale e scalare tutta la prima parte, avendo avuto anche il tempo bello per poter continuare; per questi motivi la nostra scelta e' stata ben ponderata.

Dopodiche' abbiamo passato due giorni di brutto tempo al passo Mermoz a tenere le tende per il vento, una delle due ha ceduto.
 
Il terzo giorno fino alle 4 della mattina ha piovuto, alle 5 il cielo era tutto stellato e siamo partiti per il pilastro Est della Mermoz, per salire la via "Red pillar" o "Vela y viento" (700m, 7b+ max), aperta da Kurt Albert e Bernd Arnold.
Erano anni che volevo salire questa via e sognavo questa linea purissima in fessura; l'abbiamo salita tutti e 4 e posso assicurare che la via era veramente dura. Gli ultimi tiri ci hanno impegnato duramente a cause del ghiaccio nelle fessure ed ho dovuto tirare fuori tutta la mia esperienza per passare. Dopo la
cumbre e la discesa ci siamo trovati sul ghiacciaio di notte, perdendo le tracce di salita, quindi abbiamo vagato per 2 ore tra i crepacci prima di ritrovare la strada giusta verso il passo Guillamet.

Siamo rientrati a Chalten con tutto il materiale e dopo un giorno di riposo io, Pala e Mirko siamo ripartiti alla volta della valle del Torre.
Avevamo un'idea di un concatenamento di piu giorni, ma il canale di accesso alla prima parte della via era sotto il tiro di continue scariche; quindi abbiamo deciso di ripetere la via "Chiaro di luna" (800 m, 6c) alla Aguglia St. Exupery.
 
Il giorno successivo abbiamo salito questa via in velocita' e dalla cumbre abbiamo deciso di traversare verso la punta Ovest per calarci verso la Aguglia S. La discesa si e' rivelata piu impegnativa del previsto e siamo arrivati alle ultime luci del giorno nel canale tra le due aguglie e siamo scesi.
E' stato fatto tutto in 11 giorni filati..."
 
Fonte : Ragni di Lecco
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Simone Pedeferri ph. Ricky Felderer
Simone Pedeferri ph. Ricky Felderer

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