TORRE EGGER
Il racconto dei Ragni
09 Febbraio 2011
Matteo Della Bordella e Matteo Bernasconi, del gruppo Ragni di Lecco hanno fatto un importante tentativo nel mese di gennaio, sulla Torre Egger in Patagonia. Nei loro piani c'era il problema irrisolto della vertiginosa parete ovest tentata da molti ma mai salita.
I due Ragni hanno scalato il pericoloso zoccolo e 8 tiri di corda poi si sono arresi definitivamente per il continuo maltempo e le pessime condizioni della parete.Prima di loro Ermanno Salvaterra e Adriano Cavallaro erano arrivati più o meno allo stesso punto.
Una volta rientrati, la guida alpina Matteo Bernasconi ci ha inviato un interessante report sull'avventura patagonica, dalla quale si può capire quale difficoltà ci sia a muoversi in stile leggero e senza appoggi in un ambiente come quello delle pareti occidentali del gruppo del Cerro Torre.
Fonte e foto: Matteo Bernasconi - Ragni di Lecco
PATAGONIA : THE EGGER PROJECT by Ragni di Lecco
Eccoci di ritorno dalla nuova esperienza in Patagonia, il progetto era quello di aprire una via nuova sulla parete ovest della Torre Egger.
Siamo io, Matteo “berna” Bernasconi e il “Teo” Matteo Della Bordella che il 25 dicembre partiamo da Milano/Linate con l’intenzione di trascorrere 45 giorni in Patagonia per realizzare il nostro sogno, salire la Torre Egger da ovest.
Vi racconto com’è andata: partiamo a Natale da Milano/Linate, destinazione Buenos Aires e con un volo interno raggiungiamo il 26 dicembre alle 14.00 ora locale il paese di el-calafate, facciamo spesa di viveri, gas e benzina per i fornelli e alla sera prendiamo il bus che ci porta a El Chalten.
Il 27 dicembre recuperiamo 8 ragazzi che ci aiuteranno nel trasporto del materiale fino al Paso Marconi e per fare le ultime spese.
In totale abbiamo 230kg di materiale pronto per essere caricato sulle spalle.
Il 28 dicembre alle 4.00 del mattino partiamo da El Chalten io, il teo, e gli 8 ragazzi alla volta del ponte per Piedra del Fraile, punto di partenza per il Paso Marconi che raggiungiamo intorno alle 16.00.
I ragazzi tornano a El Chalten e ora siamo rimasti io e il teo con i nostri 230kg di materiale da trasportare al Circulo de Los Altares, più precisamente sotto al Filo Rosso.
Montiamo la nostra tenda e passiamo la notte al Paso Marconi.
Il 29 dicembre, dopo una notte con vento forte alla mattina tentiamo con la nostra slitta di trascinare in due più di 100kg di materiale alla volta del Filo Rosso; il vento è troppo forte, non riusciamo a stare in piedi, la slitta è troppo pesante, il vento fortissimo ci ricaccia indietro.
Lasciamo tutto il materiale al Marconi e noi ritorniamo in Plagitta, un punto sicuro dove stare con la tenda a 3 ore circa dal passo.
In Plagitta passiamo il 29, il 30 e il 31 di dicembre, tre giorni di vento fortissimo, ci siamo solo noi e per tre giorni 1 kg di pasta, 2 scatolette, 3 pacchetti di cerealitas…una fame d’altri tempi!
Il 1 gennaio il tempo è bello, assenza di vento e caldissimo, partiamo alle 4.00 dalla Plagitta, raggiungiamo il passo e trasportiamo il primo carico, più di 100kg, al Filo Rosso che raggiungiamo intorno alle 16.00
Incominciamo a costruire la truna ma alle 22.00 stravolti ci infiliamo nei sacchi a pelo.
È il 2 gennaio la sveglia suona all 1.00 di notte, alle 2.00 ripartiamo di nuovo verso il passo marconi per recuperare il resto del materiale; ci carichiamo altri 100kg circa e ritorniamo al Filo Rosso che raggiungiamo nel primo pomeriggio.
Finiamo di costruire la truna che ci impegna per 8 ore, il nostro campo base sotto la parete è pronto.
Il 3 di gennaio è sempre bello e caldo ma io e il teo decidiamo di riposare, dobbiamo recuperare per poter andar in parete, passiamo la giornata al cazzeggio.
Il 4 di gennaio piove.
Il 5 di gennaio la sveglia suona molto presto, alle 2.00 partiamo dalla tenda in direzione della parete.
Con noi abbiamo tutto il materiale più 200 m di statiche, sacconi pesantissimi.
Il ghiacciaio si rivela pericoloso e abbastanza laborioso da attraversare , così come lo zoccolo per raggiungere la base della parete.
Saliamo i primi 250 m di zoccolo che a causa delle condizioni scaliamo 2 tiri sul V°-VI° misto, poi un nevaio sui 60° di pendenza, fino a raggiungere la base della parete.
Scaliamo anche i primi 3 tiri della via, fissiamo le corde fisse ma intorno alle 18.00 iniziamo a scendere perché dobbiamo fissare i primi 100m di zoccolo prima del nevaio.
Alle 23.00 circa siamo di nuovo alla tenda, stanchi ma felici del lavoro fatto, il teo si è fatto anche un tiro in scarpette!
Il 6 di gennaio è brutto, il 7 è stata una giornata difficile da interpretare, brutta e poi bella, ma la meteo ci dà 3 giorni di bello.
Prepariamo gli altri 200 m di statiche e cibo per 3 giorni.
Avevamo visto che si poteva bivaccare in parete, con noi anche sacchi a pelo e fornello.
Alle 3.00 partiamo dalla tenda, il tempo è bello ma fa molto freddo.
Risaliamo le fisse fino al punto massimo scalato, il tempo sta cambiando, si rannuvola e fa sempre molto freddo.
Facciamo 5 tiri di corda, intorno alle 18.00 incomincia a nevischiare e il vento si rinforza.
Incominciamo a scendere e a sistemare le fisse, abbandoniamo l’idea di bivaccare in parete, fa troppo freddo, nevica, e il vento aumenta sempre di più e non abbiamo un riparo, lasciamo materiale e cibo in parete.
Sul nevaio inizia a sbuferare, vento forte e neve…una lozza come dice il Teo!
Alle 23.00 raggiungiuamo in piena bufera la truna.
È il 9 gennaio, nevica, fuori dalla truna bufera…
Rimaniamo bloccati in truna per il brutto tempo per i 10 giorni successivi.
Nel frattempo festeggio anche il mio compleanno!
La meteo metteva sempre brutto, decidiamo di ritornare a El-Chalten, per recuperare un po’ di cibo e per mangiare qualcosa di buono e far festa.
Lasciamo il campo montato e ci rechiamo a El-Chalten in giornata, in 10 ore, scarichi copriamo circa i 45km che ci distanziano dal paese.
Rimaniamo in paese per i due giorni successivi, poi tentiamo di rientrare al campo ma la giornata finirà al rio elettrico sotto una pioggia incessante, ritorniamo a El-Chalten.
Passiamo altri 2 giorni in paese, poi tentiamo di rientrare, quel giorno davano vento forte ma ci è andata bene, lo prendiamo solo le ultime ore di cammino con un po’ di bufera.
Dopo 12 ore stanchissimi arriviamo alla truna che per metà è distrutta, la tenda sepolta dalla neve e in tenda acqua e così tutta la roba è bagnata.
Passiamo la notte come riusciamo e così anche il giorno successivo sotto l’ennesima nevicata, la meteo dava bello…eehh!
È il 25 gennaio, è nuvolo, le pareti non si vedono, fa molto freddo, decidiamo visto che il tempo ci regala un momento di tregua di sistemare la truna per poi salire in parete se ci fossero state le condizioni il giorno successivo, la meteo dava 4 giorni di bello, il giorno prima nevicava, uno se ne era già andato…
Nel pomeriggio, si apre, tutto azzurro, vediamo le pareti totalmente incrostate di neve, capiamo che la spedizione era finita…due valanghe scese sulla via ci fanno desistere nel provare a salire.
Un sogno solo rimandato, io e il teo siamo già pronti per il nuovo attacco, tutto è già organizzato e pronto, bisogna solo aspettare la nuova stagione esperando nel bel tiempo!esta es la Patagonia!
La linea di salita percorre un tentativo fatto da Ermanno Salvaterra nel 1997 con Adriano Cavallaro, Salvaterra in quell’occasione salì 250m, 7 tiri di corda.
Abbiamo trovato le sue soste, noi abbiamo salito 8 tiri di corda.
Ringrazio Ermanno per tutte le info…!
Ringrazio: Adidas per l’abbigliamento tecnico, Scarpa per gli scarponi e Climbing Technology per l’attrezzatura.
Per info: A.Guida Alpina Matteo Bernaconi
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