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Michele Caminati - Ultimo dei Moicani 8B+ ph. M.Caminati coll.
Michele Caminati - Ultimo dei Moicani 8B+ ph. M.Caminati coll.
Ultimo dei Moicani ph. Michele Caminati coll.
Ultimo dei Moicani ph. Michele Caminati coll.
 ph. Michele Caminati coll.
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MICHELE CAMINATI ITW

Amiata e non solo

02 Febbraio 2012

 

 
 
Michele Caminati è un grande appassionato dei blocchi del Monte Amiata – Toscana – Italia dove ha salito parecchie linee, dalle classiche difficili come Ossezia 8A+ alla durissima Ultimo dei Moicani 8B+ che gli ha richiesto molti giorni di prove prima della definitiva riuscita  pochi giorni fa.
 
 - Raccontaci l’Ultimo dei Moicani. Deve essere veramente duro per averti respinto così a lungo.
 
L'ultimo dei Moicani è un progetto che avevo visto per la prima volta nel 2008. E' una variante di un altro blocco di 8a (il Penultimo dei Moicani), che finisce però con un grande lancio all' unica bella tacca che si trova sul margine sinistro del sasso, e finisce poi circa sulla stessa linea, dopo una strana tallonata che ti consente di raggiungere le buone prese sul bordo. Ho iniziato poco dopo aver liberato la versione di 8a a provare il singolo del lancio, ma è stato per la prima volta l'anno scorso che sono riuscito a fare il singolo... poi quest'anno mi è servita tutta la prima parte dell' inverno per riuscire a risolverlo.
 
Per quanto riguarda la difficoltà non saprei esprimermi con certezza. Sono stato contento di aver trovato un progetto tutto mio all' estremo delle mie possibilità fisiche, e ho dovuto faticare e lavorarlo più di qualsiasi altro blocco abbia mai salito. Purtroppo però si tratta di un movimento talmente specifico che leve e misure differenti possono fare una bella differenza, magari permettendoti di usare pure appoggi differenti e migliori. In più sono sicuro che questo non sia proprio il mio stile di arrampicata... insomma per me è stata una grande sfida, per questo potrei proporre 8b+, ma lascio ora la parola a chi vorrà provarlo. Ormai cerco di valutare i blocchi per la sfida che mi richiedono e per il piacere che mi da essere li in quel posto a provarli. I numeri non mi dicono più molto, e soprattutto non mi danno più molto, se non sono sul pezzo di roccia che voglio veramente scalare.
 
 – Che tipo di pietra c’è all’Amiata? Quali sono le prese più frequenti?
La roccia all' Amiata è di tipo vulcanico, abbastanza abrasiva devo dire, ma presenta una varietà di forme che si trova difficilmente su arenaria o granito. In prevalenza buchi di tutte le dimensioni, poi tacche e pinze, pure in forte strapiombo. Penso sia l'ideale per i mesi invernali di aderenza, quando in genere gode anche di un buon clima secco. Poi ogni settore all' Amiata presenta una roccia un po' differente, e sono presenti anche blocchi più tondi a svasi, soprattutto nel nuovo settore che abbiamo appena trovato... ma che purtroppo è ancora tutto da pulire!
 
 – Quanto è importante per te l’ambiente dove si trovano i blocchi?
Per me è sempre stato molto importante l'ambiente dove arrampico. Essere in un bel posto su un sasso o una via che mi piace veramente è fondamentale per trovare la motivazione di provare e riprovare... Ho passato sotto quello strapiombo quasi due mesi a bucarmi e spelarmi, ma tutte le volte che fallivo mi bastava sollevare lo sguardo, godermi il panorama e pensare ai nuovi blocchi da pulire e valorizzare che c'erano in giro. I tramonti e i cieli che ho visto facendo avanti - indietro da Siena continuavano poi a ripagarmi di tutti gli insuccessi e i sacrifici, come pure le belle serate che ho passato con gli amici al Club dell' Olmo a Santa Fiora.
 
– Nonostante la tua giovane età hai già visitato molte delle aree boulder più importanti del panorama mondiale. Qual è il posto dove ti sei trovato meglio per quanto riguarda la scalata?
Se devo guardare i gradi che riuscivo a fare dovrei dire Rocklands! Ma penso allora questo valga per parecchie persone... comunque io mi sento ancora un "bleausard d'importazione" come amo definirmi, ho iniziato ad arrampicare nella foresta di Fontainebleau quando avevo 16 anni, e sicuramente è il posto che più mi ha dato emozioni e mi ha insegnato il piacere di arrampicare. Però ogni viaggio che ho fatto è stato una gran bella esperienza, e non saprei davvero cosa consigliare fra Hueco Tanks, Bishop e Rocklands. Forse però l'altro posto che potrei consigliare per la sua atmosfera particolare e per il tipo di arrampicata è il Peak District in Inghilterra, strano ma pieno di fascino.
 
– Questo posto cosa ti ha lasciato dentro
 
L' Amiata? Non saprei, soprattutto spensieratezza, calore umano, e tanta voglia di poter tornare a primavera a pulire e salire nuove linee.
 
– Cosa pensi degli higthball?
Sono una cosa difficile da definire... anche perchè qui in Italia ne daremmo una definizione ben diversa che in Inghilterra per esempio... comunque trovo in genere che i blocchi alti ed imponenti, con una logica partenza dalle prese più alte che si riescono a raggiungere abbiano un fascino molto maggiore. Forse è un retaggio del mondo della montagna e della voglia di salire in cima a qualcosa, no so.
 
Comunque mi fa piacere provare un blocco alto che lasci la possibilità di cadere, magari con un po' di materassi, senza conseguenze catastrofiche... alla fine il bello è sempre l'accoppiata altezza\difficoltà. Tutto il resto, quei blocchi dove NON bisogna cadere, hanno un' approccio completamente differente, che si avvicina più allo spirito di una solitaria, e dove il piacere è dato dal sentire il proprio corpo sotto controllo ed in sicurezza, non nell' eseguire movimenti al proprio limite, che dovrebbe essere ciò che contraddistingue il bouldering.
 
– Arrampichi tutti i giorni?
Praticamente cinque giorni su sette... mi riposo in genere uno o due giorni alla settimana quando sento che il mio fisico è troppo stanco.
 
– Hai un programma di allenamento a secco (con attrezzi)?
Non un programma preciso, ma per completare l'allenamento a volte faccio un po' di pesi per le spalle, un po' di panca, oppure qualche seduta al trave o al pan gullich... cerco di tenere un allenamento abbastanza vario.
 
– Sei anche un fotografo raffinato, cosa vuoi trasmettere con le immagini che crei?
Mi piacerebbe cercare di far rivivere a chi guarda le mie fotografie lo stato d'animo che sto provando nel momento in cui le scatto, come far partecipi gli altri di quello che ho vissuto. Infatti devo essere motivato per farle, ci sono giorni in cui lascio la macchina in borsa tutto il tempo e giorni invece che sto sempre dietro l'obiettivo a cercare l'inquadratura giusta, quella che possa far vedere agli altri le cose nella maniera in cui lo sto vedendo io in quel momento.
 
Blog di Michele Caminati
 
Fonte: Up-climbing

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