Un punto di vista su Europa e Stati Uniti
Intervista a Jonathan Siegrist - di Elena Corriero
Incontro Jonathan al French Cattle Ranch di Ten Sleep, in Wyoming, quasi per caso. L’ho intervistato qualche giorno prima, ma purtroppo non di persona, e incontrarlo è una buona occasione per inquadrarlo meglio. È loquace e rilassato, pronto a commentare la sua esperienza in Europa e altrettanto curioso di sapere il nostro punto di vista sulla comunità arrampicatoria negli States. Ha le dita dei piedi smaltate di nero, in un tocco di eccentricità che non avevo sospettato.
Iniziamo a parlare delle prospettive dell’arrampicata come sport, e gli chiedo che cosa ne pensi dell’eventuale inclusione nei giochi olimpici. Jonathan non ha dubbi che potrebbe dare una spinta considerevole alla disciplina, alimentando quei talenti che devono ancora venire alla luce, permettendo di migliorare ancora le prestazioni e magari offrendo agli atleti la possibilità di vivere del proprio sport. Potrebbero anche esserci risvolti negativi, in particolare per quanto riguarda le questioni relative all’accesso, molto sentite in un paese come gli USA.
Ecco, le differenze fra gli Stati Uniti e l’Europa erano state una delle prime cose che avevano colpito la mia attenzione quando avevo letto il blog di Jonathan a proposito di Ceüse e della sua prima salita di Coraux de la Vie. Jonathan è uno degli astri nascenti del'arrampicata sportiva americana; ha al suo attivo vari 9a e di recente ha realizzato la prima libera di una nuova via a Ceuse, Coraux de la vie.
Coraux de la vie: perché hai scelto quella via, perché Ceüse? Era la tua prima volta?
Ho viaggiato in Europa abbastanza, quand’ero più giovane, ma mai come arrampicatore, solo come turista. Questo è stato il mio primo viaggio di arrampicata sul vecchio continente. Ero in Francia per un progetto con il mio sponsor, Arc’Teryx, un film sul Verdon con Nina Caprez; mi ero ripromesso di passare da Ceüse una volta che avessimo terminato. È una di quelle falesie di cui hai sentito parlare per forza, se sei un climber, indipendentemente da dove tu viva, e adesso capisco il perché. Ho scelto Coraux de la vie perché ho pensato che sarebbe stato bello contribuire a una nuova via in un luogo così incredibile, e lo stile era uno dei miei preferiti.
Hai trovato qualche differenza tra la scena arrampicatoria negli Stati Uniti e in Europa? Quali sono le maggiori idiosincrasie degli scalatori, nei due continenti? Le loro ossessioni, l’atteggiamento…
Be’, su larga scala, l’arrampicata sembra più rispettata e più apprezzata dal pubblico, in Europa. Penso che lo standard sia più alto, soprattutto fra le donne: ho incontrato varie ragazze che scalavano dall’8b+ in su, mi ha fatto piacere. Le uniche cose che mi hanno colpito sono che gli arrampicatori europei fumano molto di più, che ci sono meno cani in falesia, e che dare in escandescenze su una via suscita meno riprovazione, mentre qui da noi è un po’ un passo falso. Ma una delle cose che mi piacciono di più dell’arrampicata è che ovunque nel mondo ci sono rocce, e persone che amano scalarle. Ho fatto sempre amicizia facilmente in tutti luoghi in cui ho viaggiato per l’arrampicata, e l’Europa non fa certo eccezione.
Nel tuo blog hai scritto che “l’arrampicata sportiva negli Stati Uniti è in crescita”; vuoi dire che fino ad ora era marginale?
Quando ho iniziato a scalare nel 2004 mi sono dedicato esclusivamente al bouldering per qualche anno. In quel periodo il bouldering si stava affermando come una disciplina a sé stante e non solo come pratica di allenamento. Però mi sono innamorato dell’arrampicata solo dopo avere iniziato a scalare con la corda, ma ricordo di avere avuto l’impressione che la difficoltà non fosse “cool” fra i miei coetanei e in genere nella comunità arrampicatoria. Lo era stata dalla fine degli anni ’80 fino al 2000, ma in quel momento tutti i giovani arrampicatori erano esaltati per la semplicità, l’attrattiva e il basso costo del bouldering. Tuttavia, negli ultimi sei anni, ho notato un interesse crescente per la difficoltà, che penso dipenda dallo sviluppo di aree come Red River Gorge e dalla diffusione delle strutture indoor. Sempre più ragazzini iniziano a scalare con la corda, si chiodano vie dure e lo standard si alza… Penso che la difficoltà stia per tornare alla ribalta!
Che ruolo hanno avuto le competizioni internazionali nel rapporto fra USA e vecchio continente? Ritieni che possano avere influenzato l’interesse reciproco fra l’Europa e gli Stati Uniti?
Non credo, le gare di difficoltà qui devono ancora decollare. Abbiamo un evento all’anno, contro tonnellate di competizioni di blocchi organizzate alla perfezione. Ma non sono un garista, quindi potrei non essere la persona giusta per rispondere a questa domanda…
Quali sono i rispettivi ruoli dell’arrampicata tradizionale e sportiva, negli Stati Uniti?
La difficoltà è multigenerazionale, e come ho detto sta crescendo in popolarità. L’arrampicata trad rimane popolare, ma soprattutto a livello medio (tra il 6a e il 7a), quasi interamente fra gli uomini e fra uomini di una certa età. In effetti, a dirla tutta, non conosco nessuno, maschio o femmina, sotto i 25 anni, che pratichi regolarmente l’arrampicata trad. Alcuni personaggi chiave stanno spingendo avanti l’attività, o sul piano della difficoltà o su quello del rischio, ma penso ci sia ancora molto spazio per lo sviluppo del trad “duro”. Sarebbe incredibile se si potesse portare il livello del 9a sportivo nell’ambito dell’arrampicata tradizionale, per sviluppare una nuova generazione di vie.
Parlando di vie dure, negli Stati Uniti mancano vie di alto livello, rispetto all’Europa?
Sì, assolutamente! C’è una differenza drammatica nel volume di vie sportive dure, specialmente intorno al 9a. Penso che il fattore chiave sia la motivazione, non tanto la qualità della roccia. È vero che in Europa c’è un calcare stupendo, ma c’è anche un numero incredibile di persone che attivamente cercano, sviluppano, chiodano, su un territorio relativamente ristretto. Le persone che cercano, puliscono e scalano nuove vie dall’8c in su, qui negli Stati Uniti, sono davvero poche. È chiaro il perché: ci vanno energia, tempo libero, e soldi per trovare aree da sviluppare, e non molti hanno la motivazione o il tempo per scalare a simili livelli. Per non parlare dei problemi legati alla proprietà privata o alla responsabilità legale, nonché del fatto che l’arrampicata è ancora uno sport marginale per il pubblico americano. Molti “professionisti” devono anche fare un altro lavoro part-time o a tempo pieno per mantenersi, e sono loro quelli che potrebbero andare a perdersi nei boschi o sulle montagne per scoprire nuove falesie.
Detto questo, le cose stanno cambiando, e molte nuove zone vengono infine esplorate; c’è anche una comunità che si sta espandendo di gente estremamente motivata che si dedica alla chiodatura. Di nuovo, penso che l’arrampicata sportiva sia in crescita.
Quali sono le tue falesie preferite, e quali ritieni più promettenti?
Le mie falesie preferite sono Red River Gorge, Ceüse, Smith Rocks, Las Vegas e alcune aree più piccole sparse per gli Stati Uniti. Per quanto mi riguarda, la nuova frontiera dell’arrampicata sportiva è chiaramente in Kentucky o in Nevada, con Wyoming, Utah e West Virginia subito dopo.
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