Cerro Torre e Fitz Roy in 4 giorni - Up-Climbing

Cerro Torre e Fitz Roy in 4 giorni

 
La Patagonia delle ultime estati australi non sembra più la stessa,  il clima ostile con venti furiosi e tempeste persistenti che ne ha creato la leggenda probabilmente sta cambiando. Basta quindi con le estenuanti attese nelle umide  trune alla base delle pareti più ambite del pianeta, dove la sensazione è ben espressa nelle parole del grande Reinhardt  Karl: “…è come stare in un frigorifero e buttare ogni giorno 100 marchi nel cesso ” .
 
Certo che non serve solo la meteo stabile per riuscire a emulare  Adam Holzknecht e Hubert Moroder,  esponenti di spicco del mitico gruppo di scalatori dolomitici Catores. Le due guide alpine hanno imbroccato il periodo giusto di bel tempo e con una rapidità sorprendente si sono presi in velocità le due cime più rappresentative dell’intero massiccio.
 
In soli 4 giorni hanno percorso – ognuna in giornata – La Supercanaleta sul versante ovest del Fitz Roy e la  via Maestri al Cerro Torre sullo spigolo est.
 
 
Ecco il report e le foto dei protagonisti dal sito dei Catores
 
Patagonia – 17. novembre 2010
Siamo arrivati lunedì 8 novembre alla sera col bel tempo e martedì siamo partiti per salire il Fitz Roy per la via "Supercanaleta".
Dopo sette ore di marcia passando per il rifugio "Piedra del Fraile" ed il "Paso del Quadrado" siamo arrivati alla base della parete ovest.
Qui abbiamo bivaccato sulla neve con altre due cordate, una svizzera e una argentina con Rolo Garibotti e la guida tedesca Dörthe.
Siamo partiti alle ore 3 del mattino, un’ ora dopo le altre due cordate e ad un terzo di parete, prima che iniziano i tiri duri li abbiamo raggiunti. Vedendo che eravamo più veloci, ci hanno fatto passare e così abbiamo tracciato la parete mista di roccia e neve fino in cima, raggiungendo la vetta alle ore 16.00, dopo 13 ore di scalata. La discesa l’abbiamo fatta lungo la via di salita. Con più di 35 doppie abbiamo raggiunto all’imbrunire (ore 22.00) la base del canale. Dal sacco a pelo abbiamo seguito la discesa dei nostri compagni di avventura, che hanno raggiunto la base verso le due del mattino. Il giorno successivo dopo altre sette ore di cammino e con gli zaini molto pesanti siamo ritornati al paese di El Chalten. Ancora provati dalla stanchezza, abbiamo sentito che il meteo prometteva bel tempo anche per sabato e domenica. In questo unico giorno di riposo abbiamo preparato gli zaini, con più calma e precisione della prima volta e cercando di risparmiare una parte del peso, per tentare la via Maestri al Cerro Torre. Siamo partiti sabato 13 novembre alle nove di mattina e ci siamo incamminati verso il campo norvegese alla base della parete, camminando con un bel passo veloce per sette ore.
Anche questa volta il mitico alpinista di fama mondiale Rolo e il suo compagno di cordata Dörthe avevano scelto di tentare la stessa via.
Al campo c’erano altri due Argentini, che quel giorno non sono partiti a causa del vento forte e le temperature molto basse. Mettendoci d’accordo i due giovani sono partiti alle una e noi un’ora dopo usufruendo della loro traccia sulla neve. Anche questa volta abbiamo raggiunto la cordata sulla spalla prima di attaccare la parete rocciosa. Erano le 5 del mattino, quando abbiamo messo le scarpette da arrampicata per affrontare con il frontalino i primi tiri difficili.
Nella prima parte della via l’arrampicata si è resa molto piacevole e varia, la parte superiore invece è stata molto faticosa a causa dei tiri in arrampicata artificiale sui chiodi a pressione messi col compressore da Cesare Maestri. L’ultimo tiro prima di uscire sul fungo di ghiaccio finale, dove lo stesso Maestri aveva tolto alcuni chiodi,ha chiesto tutta la esperienza di Adam per superarlo in parte in libera, non avendo appresso il cliff (gancio in acciaio).
Poco prima delle 5, dopo 15 ore di scalata abbiamo raggiunto l’affascinante cima del Cerro Torre, a distanza di soli quattro giorni dalla nostra salita al Fitz Roy.
Dopo una breve pausa abbiamo iniziato la lunga discesa, incontrando prima Garibotti e molto più in basso i due argentini. Quest’ultimi hanno dovuto trascorrere la notte bivaccando sotto la cresta sommitale del Torre con un vento abbastanza forte. Anche questa discesa l’abbiamo terminata senza l’uso del frontalino, raggiungendo alle 22.00 il ghiacciaio e verso le 23.00 i nostri confortevoli sacchi piuma.
Stanchi ma molto soddisfatti ci siamo avviati per la lunga via di ritorno, raggiungendo lunedì 15 novembre, esattamente dopo una settimana dal nostro arrivo, El Chalten.

Saluti da Adam e Hubert
 
 
 

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