CHE POSTO FANTASTICO - Up-Climbing

Sembra incredibile potersi muovere dentro a una solitudine così totale, e in un ambiente tanto vasto, avendo come solo pensiero quello di continuare a scalare.

— CHE POSTO FANTASTICO
Mi ero ripromesso di non cascarci più, avevo deciso di fare un passo indietro (…) ma ora io sono qui, e sono pronto.

Estate 1983, Galles settentrionale. Ho soltanto vent’anni, e me ne sto seduto sul ciglio della strada a guardare i raggi del sole giocare col profilo delle splendide montagne di Snowdonia. 

Il sentiero del Llanberis Pass scende sinuoso dalla vetta di Snowdon, fiancheggiato su entrambi i lati da alcune tra le falesie storiche del paese: Dinas Mot, Carreg Wastad, Clogwyn y Grochan, Cyrn Las. Proprio sopra di me, in cima a una ripida collina punteggiata di massi, Dinas Cromlech, la più grande di tutte. Il maestoso torrione roccioso domina l’orizzonte, e le sue due enormi pareti scure, alte quasi cinquanta metri, disegnano il profilo di un libro aperto. 

Guardo in su. Questo è il posto dove i migliori scalatori dell’ultimo secolo si sono sfidati a colpi di vie estreme. Durante la settimana non c’è praticamente nessuno in giro, oggi si vedono soltanto un paio di ragazzi che si apprestano a salire una via facile nella parte sinistra della falesia, dove la roccia si fa più discontinua. Raccolgo lo zaino, pesante di corde e ferraglia, e m’incammino verso la base della parete. 

So cosa mi aspetta, ma cerco di tenerlo nascosto a me stesso. 

Mi ero ripromesso di non cascarci più, avevo deciso di fare un passo indietro. Soltanto ieri ho combattuto e vinto il più famoso problema irrisolto del paese, il Master’s Wall sul Clogwyn Du’r Arddu. Ho sfiorato la morte così da vicino da giurare a me stesso che per un bel pezzo non avrei più provato niente di tanto pericoloso. E oggi, invece, mi ritrovo qui. Ecco perché ho bisogno di fingere. Faccio solo un paio di giri su qualche via, dico a me stesso. Vado lì, trovo qualcuno senza compagno, e facciamo coppia per il pomeriggio, alternandoci a tirare questa o quella via. Sarà una bella giornata all’aperto, tutto qua. 

Jerry sale in free-solo Fern Hill (E2) a Cratcliffe. “Splendida via su ottime prese”. Foto: Ian Smith.

Quasi credendo alle mie stesse parole arrivo alla base del diedro; sono accaldato e bagnato di sudore. In giro non c’è anima viva. Non mi stupisce che il posto sia deserto, ma ora io sono qui, e sono pronto. In piedi al centro esatto della parete scura, guardo le vie ormai familiari su cui in passato ho faticato e lottato tanto. Sono stati banchi di prova eccezionali, sempre più duri a mano a mano che la mia forza di scalatore andava crescendo. Vedo la linea di Cemetery Gates di Joe Brown, e poi l’esposta fessura di Don Whillans, un E1 che corre lungo l’ultimo spigolo in fondo alla parete, tutto a destra. Mi infilo le scarpette e aggancio il sacchetto della magnesite, lasciando a terra il peso di corde e nut. Vestito solo dei miei pantaloncini corti, comincio a salire la parete verticale: ci vogliono meno di cinque minuti. 

Sembra incredibile potersi muovere dentro a una solitudine così totale, e in un ambiente tanto vasto, avendo come solo pensiero quello di continuare a scalare. Qualsiasi considerazione su pericolo e sicurezza rimane ai piedi della via. Giunto quasi in cima, mi appendo a due buone prese e guardo giù verso il vuoto che si spalanca sotto ai miei piedi, poi verso la strada, molto più in là. Lascio che tutto questo mi riempia i polmoni. 

Che posto fantastico.

Estratto da Solo, prologo di TOPO DI FALESIA di Jerry Moffatt, traduzione di Giovanni Benedetti, VERSANTE SUD edizioni.

DS

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