Cugi’s Corner - nuova via su ghiaccio in Alpago - Up-Climbing

Cugi’s Corner – nuova via su ghiaccio in Alpago

 
 
Nuova linea di ghiaccio e misto aperta il 5 marzo scorso sulla parete NW  del Cimon di Palantina dai bellunesi Barry Bona e Simone Favero. Non poteva chiamarsi diversamente, i due sono cugini di primo grado, arrampicano insieme ormai da qualche anno, e il loro chiamarsi continuamente “cugi” a vicenda, desta sempre ilarità nei soci di scalata.
 
Con questa salita, Bona risolve anche l’ultima linea logica sulla parete, un diedro estetico e verticale, molto attraente. L’itinerario è impegnativo, soprattutto per la scarse possibilità di proteggersi a causa dell’esiguo spessore del ghiaccio e presenta un tiro di WI6+  e un paio di passaggi duri di misto. .
 
Prima di Cugi’s Corner TD+ 350m, Barry Bona aveva tracciato sulla NW del Cimon di Palantina, anche Questo Gioco di Fantasmi 320m ED con Peter Moser e Goulotte Zio Ragno 250m TD con Alvio Bona.
 
Fonte: Simone Favero
Foto: Barry Bona e Simone Favero
 
Cugi’s Corner
di Simone Favero
Appuntamento consueto alla sala boulder di Puos d’Alpago giovedì sera, consueto più per Barry che per me, dato che esco da tre mesi di inattività a causa di una caduta in arrampicata, e il mio non amore per il bouldering. Ma tant’è, iniziamo coi traversi e il cugi propone: “cugi, sabato andiamo sul Cimon?”, la risposta non poteva essere che: “si, basta che tiri tu”.
Ci troviamo a Tambre alle otto, un breve controllo del materiale e si parte con la macchina di Barry sino a Col Indes. Fino alle baracche Mognol avanziamo tranquilli in compagnia di qualche sci alpinista, poi è l’ora di mettere le ciaspe e battere traccia fin sotto la parete; la neve cambia consistenza ogni tre metri, e arrivare all’attacco (due ore circa da Col Indes) è giù una sfaticata. Saliamo slegati il primo canalino che ci porta alla sosta su uno striminzito larice, le condizioni sono accettabili, nonostante il poco ghiaccio siamo felici di non dover patire per il vento: dentro al diedro fa freddo, ma almeno siamo riparati.
La via risulta più impegnativa di quanto ci aspettavamo, sette tiri continui, soste non proprio comodissime e passaggi di misto resi ancora più duri dal variare della quantità di ghiaccio; una condizione di arrampicata mista autentica, con passaggi in dry che si alternano alle goulotte formatesi lungo il diedro. Solo l’ultimo tiro lascia un po’ di respiro e “spiana” un pochino, assestandosi sui 65 gradi.
Per quanto mi riguarda è stata la mia prima esperienza di apertura, su condizioni di misto così mutevoli e particolari, l’aleatorietà data dalla scarsa possibilità di proteggersi è forse la più grossa difficoltà in ambienti così. La via è dura, considerato anche l’avvicinamento e il rientro con una doppia su uno spuntone, fin dentro un canalino in cui si sprofondava nella neve sino alle spalle. Mi piace arrampicare con Barry, vuoi per la tranquillità che trasmette, vuoi per l’affetto che ci lega, riusciamo sempre a sdrammatizzare anche i momenti di tensione, specialmente in apertura dove la possibilità di infognarsi e non passare è una variabile di cui tener conto. Arrivati in cima abbiamo risposto all’urlo che Alvio (mio zio, il papà di Barry, che durante tutta la salita ci ha seguito con il teleobiettivo), il terzo di cordata appostato sul versante opposto, ci ha lanciato, è stata un’emozione grandissima, che si è sciolta con un grande abbraccio una volta ritrovati alla base della parete. Arrampicare sulle montagne di casa è anche e soprattutto questo, farlo in cordata tra cugini, avendo gli stessi obiettivi e condividendo le stesse gioie è quello che per me ha realmente valore.
 
Simone Favero ringrazia lo sponsor tecnico CAMP – Cassin

Condividi: