Nalle e il chiodo dorato

Non una favola, ma la storia di Burden of Dreams e di un premio controverso

04 May 2017
Un'analisi del significato di Burden of Dreams, alla luce delle velenose frecciatine ricevute e del disappunto di un personaggio che sta scrivendo la storia del boulder

Chissà quale è stata la prima reazione di Nalle Hukkataival quando ha letto l’articolo con cui Climbing Magazine gli attribuiva il “Golden Piton” 2016 per la salita di Burden of Dreams. Probabilmente incredulità, seguita da disappunto e, forse, da una sana incazzatura, anche se la pacatezza tipicamente nordica forse non gli ha fatto stritolare il mouse tra le dita. Sta di fatto che questa volta ricevere un premio gli ha procurato non poco fastidio, tanto che forse avrebbe preferito non ricevere nulla.

Prima di analizzare quanto è successo, vediamo un attimo di ritornare a fine ottobre 2016, quando il Lappnor project cade dopo diverse stagioni di assedio, per rinascere come Burden of Dreams, primo 9a nella storia del boulder.
Prima di allora Nalle Hukkataival era già uno dei più forti, se non il più forte e carismatico boulderista in circolazione. Da anni il finlandese viaggiava per tutto il mondo ripetendo i blocchi più duri e liberando lui stesso dei passaggi che reggono tuttora agli assalti di climber extraterrestri come James Webb o Adam Ondra. Oltre allo stesso Ondra, Hukkataival è l’unico altro ripetitore di Gioia, l’8C+ del nostro Christian Core a Varazze, così come l’apritore di Bugeleisen sit 8C/+, blocco ripetuto per ora solo da Jakob Schubert e ancora dell’impressionante high-ball di Livin’ Large (citato nell’articolo di Climbing e per il quale aveva già ricevuto il Golden Piton), l’8C di Rocklands che ha dovuto attendere ben sei anni per la sola e unica ripetizione di James Webb, dopo aver respinto molti altri, Ondra incluso. Per non parlare di tutti gli altri 8C sparsi in giro per il mondo che liberato o ripetuto e per i quali il biondo finlandese non ha mai dovuto impegnare più di tredici giornate di tentativi.


E’ con questo biglietto da visita che Nalle approda sotto questo essenziale ed incredibile pannello naturale a Lappnor, là dove mai avrebbe pensato di dover essere costretto a passare più di ottanta giorni, sparsi in diverse stagioni, prima di poter chiudere quel boulder per il quale ha avuto l’”audacia” di proporre il grado di 9a. Ma siamo sicuri che la sua sia “audacia” e non una semplice, razionale ed onesta valutazione del percorso richiesto per questa salita alla luce delle sue esperienze pregresse? 80 giorni contro i 13 richiesti per la sua più dura salita precedente, innumerevoli tentativi, dubbi e metodi diversi, grande forza di determinazione, sconforto alternato ad esaltazione, allenamenti specifici ecc. tutto questo è raccontato nel documentario “The Lappnor Project”, che recentemente è stato reso disponibile a tutti gratuitamente sul sito di Black Diamond. Il cammino di Nalle su questo progetto ha diversi punti in comune con un’altra pietra miliare del passato, quella via che aveva richiesto al suo salitore dedizione, allenamenti inventati ad hoc (il celebre Campus board alias pan Gullich) ed un immane lavoro fisico e mentale unito alla capacità visionaria del saper andare oltre. Sì, mi riferisco a Wolfgang Gullich e ad Action Directe, guarda caso il primo 9a della storia. Burden of Dreams ricorda Action Directe come storia e presupposti e a mio parere, non esiste nessun’altro boulder estremo che meglio di questo possa davvero avere tutte le caratteristiche per affermare che un nuovo livello di difficoltà si sia effettivamente aperto.


Detto questo veniamo al famigerato articolo di Climbing Magazine: il Golden Piton 2016, il chiodo d’oro, viene attribuito a Nalle Hukkataival per il “boldest move”, tradotto “la mossa più audace”, riferendosi non tanto alla salita di BoD quanto appunto all’”audacia” del finlandese nel proporre il 9a. Più che parlare del significato che questo boulder ha avuto nella carriera di Hukkataival e nel contesto mondiale del boulder, l’autore Brendan Blanchard butta via tempo e parole per elucubrare su gradi e sgradi di boulder estremi arrivando addirittuta ad affermare:


“Perhaps Hukkataival isn’t one to contemplate the philosophical implications of new bouldering grades, or maybe he’s just too busy climbing them” – “Forse Hukkataival non è uno che riflette sulle implicazioni filosofiche di nuovi gradi nel bouldering o forse è soltanto troppo occupato nello scalarli”

Un commento molto forte se non addirittura offensivo, sia alla luce dell’approccio etico e rispettoso che Hukkataival ha sempre dimostrato, sia per tutto ciò che è dietro a BoD, incluse le riflessioni del finlandese stesso sul come si sia convinto a proporre questa gradazione. Questa affermazione ha scatenato le ire di Nalle che ha così commentato sulla sua pagina facebook:


“As someone who has dedicated their life to the sport and spends perhaps more time than anyone mulling over issues like this, I find a presumption like this pretty unwarranted.” – “Come qualcuno che ha sempre dedicato la propria vita allo sport e ha impiegato forse più tempo di ogni altro rimuginando su questioni come queste, trovo una supposizione come questa piuttosto ingiustificata”


L’articolo continua sugli stessi toni critici e, ipotizzando per BoD un futuro simile a quello di Livin’ Large con i sei anni trascorsi prima di una ripetizione, conclude:


“…we’ll be here in seven years, giving Nalle a Golden Piton for a new next-level climb, just a year after someone finally repeats Burden of Dreams” - “…saremo qui tra sette anni, a consegnare a Nalle un Golden Piton per un boulder di nuovo livello, solo un anno dopo che qualcuno avrà finalmente ripetuto Burden of Dreams”


Nel suo post su facebook, Hukkataival termina duro, criticando gli attuali trend nel giornalismo d’arrampicata dove se non sei uno dei prescelti - the “chosen ones” - si va incontro a resistenza e faziosità nel modo in cui le vicende vengono riportate e dove spesso giornalisti poco competenti “seduti in un ufficio” hanno un potere eccessivo nel commentare fatti che non possono comprendere completamente.


Insomma, una vicenda piuttosto spiacevole che lascia l’amaro in bocca al finlandese e a tutti i climber che amano questa disciplina e la passione che la caratterizza. L’ennesima futile controversia legata ad un grado, per rivestirlo di un significato che va molto al di là dell’unico e vero significato per il quale i gradi sono stati inventati: l’essere una pura e semplice indicazione simbolica per valutare le proprie capacità e l’evoluzione dei limiti in arrampicata su una scala il più possibile universale e condivisa. In quest’ottica, Hukkataival ha senza dubbio fatto la scelta più saggia e corretta quando ha gradato BoD. Tuttavia sappiamo fin dalla nascita dell’arrampicata, se non addirittura dell’alpinismo, che poi inevitabilmente i gradi stessi sono diventati non uno strumento bensì l’obiettivo stesso per la maggior parte dei praticanti e su questa base gli episodi futili che ne derivano sono all’ordine del giorno.


Chissà cosa è passato per la testa a Blanchard e alla redazione di Climbing nel pubblicare questo articolo. Forse sono la conferma delle idee di Hukkataival sul giornalismo d’arrampicata? Forse cercavano di sollevare volutamente un polverone per far parlare di sé e per ricevere più visualizzazioni, click e pubblicità al loro sito (come in effetti è, visto che siamo qui a parlarne)? Forse l’esasperato patriottismo americano li fa rosicare per il fatto che il primo 9a di boulder non porti la firma di un climber statunitense quali James Webb, Daniel Woods, Paul Robinson o Dave Graham? O forse addirittura giocano il ruolo di portavoce delle migliaia di infastiditi “consumisti dell’8a” sparsi in tutto il mondo, boulderisti per i quali conta solo il raggiungimento dell’agognato numero 8 per sentirsi parte di un’èlite che è solo nella loro testa e che ora viene inevitabilmente ridimensionata con l’avvento del 9.


Chissà. E chissà cosa riserverà il futuro. Chi sarà il primo ripetitore di BoD? Che dirà delle sue difficoltà? Verrà sgradato? Chissenefrega. Chi vivrà vedrà. Di certo, gradi o non gradi, il viaggio di Hukkataival sul Lapnorr project rimarrà un esempio dello spirito autentico del boulder e Burden of Dreams resterà per sempre una pietra miliare nella storia di questa disciplina.

Alberto “Albertaccia” Milani

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