Il blocco fa il suo giro

Il Melloblocco è solo il simbolo di un lento e profondo declino

16 March 2018
Anni fa uscì un film profetico, che ogni abitante della Val Masino dovrebbe vedere: Il vento fa il suo giro (E l'aura fai son vir).

La pellicola del 2005 di Giorgio Diritti racconta la storia di una valle del cuneese che, come accade da decenni a molte zone montane marginali, si sta inesorabilmente spopolando. Priva di una economia significativa questa valle divenne negli anni un luogo destinato ai soli anziani, un fresco riparo dalla calura dei mesi estivi. Vani risultarono i tentativi di quei pochi intraprendenti che cercarono di rianimare la valle, per contrastare il declino verso l'oblio dei piccoli nuclei abitati.

Una giovane coppia di francesi, decisi a vivere in quel luogo dimenticato allevando poche capre e producendo formaggio, portò un vento di gioventù e una parvenza di rinascita economica e sociale nel villaggio. Inizialmente gli abitanti accolsero i nuovi venuti con entusiasmo, consapevoli dell’importanza di quell’evento, ma l’illusione durò poco. Il nuovo nucleo familiare, con la sua vitalità, iniziò a disturbare la quiete degli autoctoni, con l'aggravante di puzzare di foresto, straniero.

In breve gli abitanti resero la vita talmente difficile alla coppia da costringerli alla fuga, raggiungendo così il proprio obiettivo.

La val Masino ha finito di vivere di cave, piaccia o meno all’ex sindaco Domenico Iobizzi. Le cave, fortunatamente, si riapriranno difficilmente. E neppure una microeconomia dei disgaggi e del mantenimento delle strade prospetta una lunga vita, dato che le strade in assenza di abitanti non servono a nulla, che piaccia o meno alle guide alpine della valle.

L’unica strada da percorrere perché il paese non muoia con i suoi pochi attuali abitanti, è lo sviluppo turistico. È questa l’unica strada attualmente percorribile per creare posti di lavoro, e far si che arrivino nuove generazioni. E l’unico turismo possibile in quel luogo è il turismo sportivo dell’arrampicata in tutte le sue forme, piaccia o no all’attuale giunta comunale. Non vi sono altre forme significative di turismo possibili.

Come nella valle cuneese del film, in Valmasino sono arrivati alcuni giovani stranieri (tutto ciò che arriva da sotto il ponte del Baffo è foresto), e per un breve periodo si è respirata aria nuova. La parvenza che il vento del declino avesse cambiato verso stava diventando una certezza.

Oggi il messaggio pare chiaro, tutti questi giovani danno fastidio. Un po’ perché giovani, un po’ perché foresti, proprio come la coppia del film. I processi di sviluppo verso una valle dall’impronta sportiva e vocata alla valorizzazione delle sue bellezze montane si sono bruscamente arrestati, e non è un problema di giunta comunale, ma di abitanti. Forse il percorso di declino è inarrestabile e, forse, perché ci sia una rinascita è bene toccare il fondo.

Cap

 

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