Dave Graham: l’esplorazione e i dilemmi del boulderista moderno

Alcune considerazioni di Dave nel suo viaggio a Rocklands

30 July 2019
Quale è il senso profondo e originale del boulder?

 

Alla base del boulder c’è sempre stata un’esigenza di libertà e di espressione personale: nessuna obbligata linea di spit, nessuna corda, vincoli o limitazione, se non quelle legate unicamente alla propria visione.

L’esplorazione, l’essere creatori o ricercatori di una linea che fino a poco prima poteva essere nascosta sotto il muschio, l’essere bambini entusiasti che “giocano” è qualcosa che ha caratterizzato il senso di questa disciplina fin dalla sua grande rinascita una ventina di anni fa, indipendentemente da qualunque grado e delle proprie abilità.

L’esplorare andava a braccetto con il visitare le aree storiche per mettersi in gioco sui problemi già esistenti, in modo che l’ispirazione di quanto aperto dagli altri potesse fornire uno stimolo ed anche un parametro di confronto per indirizzare la propria ricerca creativa, oltre che per verificare il proprio livello.

Tuttavia, nell’ultima decina di anni, l’equilibrio tra boulder esplorativo e boulder “consumistico” è decisamente sbilanciato verso quest’ultimo…e questo non è che l’inevitabile e scontato risultato della “socializzazione” globale a cui siamo soggetti.

Con l’esplosione di Facebook e, in modo ancora più marcato con Instagram, è diventato immediato cercare l’affermazione in una società virtuale in cui sono scomparsi tutti quei filtri necessari per discriminare chi davvero sta facendo qualcosa di valido e chi invece cerca di far passare per rilevante ciò che ormai non è altro che la scoperta dell’acqua calda...

Inutile prendersela e negare: è facile guadagnare like o cuoricini andando a ripetere l’ennesima linea dura ed inflazionata nella solita area supermercato mettendosi in coda a decine di persone; è facile pubblicarne le foto e il video per ricevere reciproche “pacche sulle spalle” dalle masse che conoscono solo quello e pensano che quella sia la “frontiera” dell’arrampicata; è facile allenarsi e tirare come bestie per raggiungere l’agognato o ormai abbordabile grado 8 con linee che già vent’anni fa non erano più il top e con questo atteggiarsi da “pro-climber”…

Ciò che invece è meno facile è portare avanti ciò che un tempo era altrettanto importante: investire energie in qualcosa di nuovo, con tutta quella fatica, frustrazioni, dubbi e impegno che non verranno mai ricompensati dal giusto riconoscimento, perché ormai sono rimasti in pochi quelli che sanno davvero riconoscerne l’effettivo valore.

Proprio in questa luce, è interessante riportare le considerazioni che Dave Graham ha scritto proprio sulla sua pagina Instagram pochi giorni fa.

Graham si trova a Rocklands, ormai divenuta il simbolo estivo del consumismo del boulder, e quello che ha da dire, per quanto breve e sintetico, merita di essere messo in evidenza per gli spunti di riflessione che può offrire!

Ecco quindi qui di seguito il pensiero di Dave:  

All'arrivo di quest'anno non ero sicuro di come avrei investito le mie energie in questa stagione, tranne per alcune folli linee già liberate che non avevo chiuso negli ultimi anni. Tuttavia, sin dal primo giorno del viaggio, nuovi progetti si sono accumulati a dozzine, lanciandoci in profondità nel vortice dello sviluppo. Setacciare queste idee di potenziali problemi che possono esistere può essere estenuante; spesso i movimenti non vanno bene, le posizioni del corpo non esistono, le prese possono rompersi... non importa quanto tempo ti butti in qualcosa, ciò non significa che sarà quello che stavi cercando o che la tua visione venga per prima. Questo può aggiungere un elemento di futilità al gioco; l'arte di creare qualcosa di nuovo sembra sempre facile, eppure può essere più sfuggente di quanto ci si aspetti. Una mentalità aperta è decisiva, ma il realismo può salvarti un po' di pelle o una giornata di riposo inaspettata. C'è un restare a mani vuote che può emergere in questo processo, la sensazione di una direzione sbagliata; quasi una battaglia tra la nostra mente cosciente e il nostro bambino interiore... la sensazione di giocare e non lavorare genera una sensazione di colpa, affliggendo il processo creativo. Ammetto che non è facile eliminare le mie aspettative sui tanti problemi di una certa difficoltà che mi piacerebbe realizzare in questo viaggio; può essere difficile scambiare la sicurezza di ripetere una scalata con il ricercare qualcosa di nuovo, ma è stato incredibilmente stimolante e ricostituente su un asse di spiritualità arrampicatoria immergersi nel profondo e sperimentare alcuni dei problemi più futuristici che abbiamo incontrato qui a Rocklands finora. È sempre sorprendente riscoprire il vero metronomo nella tua passione per l'arrampicata ogni volta che potresti aver dimenticato di cosa si tratta e perché esiste…

 

Albertaccia

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