Intervista: Niky Ceria nelle foreste dello Washington!

La seconda parte del viaggio statunitense di Niccolò

04 December 2019
Dal RMNP a Leavenworth e Index, ecco cosa ci ha raccontano Niky di questa parte di America “boulderisticamente” meno conosciuta...
 

L’avevamo promesso alla fine della scorsa intervista e ri-eccoci quindi in compagnia di Niccolò Ceria a parlare della seconda tappa del suo ultimo viaggio che l’ha riportato negli Stati Uniti.

Dopo la fruttuosa permanenza nel RMNP-Colorado, dove ha raccolto un bel bottino di linee dure, Niky ha noleggiato una macchina e si è mosso per qualche migliaio di chilometri tra gli state del nord-ovest americano, con destinazione le aree di Leavenworth e Index.

Due nomi che negli ultimi tempi hanno iniziato a sentirsi anche in Italia ma rimangono comunque ancora poco noti…
Facciamoci raccontare proprio da Niccolò quali sono le loro caratteristiche e come è andata la sua permanenza, aspettandoci come sempre non un mero elenco di nomi, gradi, numero di tentativi e sessioni, bensì un racconto in cui il viaggio, la natura, la roccia, l’esplorazione, sensazioni ed emozioni si muovono in un tutt’uno...in una concezione totalizzante del bouldering!
 

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Ciao Niky, eccoci quindi con te di nuovo per parlare della seconda tappa del tuo viaggio negli States. Dopo il RMNP, di cui ci hai diffusamente raccontato nella precedente intervista, hai noleggiato una macchina e ti sei sparato un viaggetto non proprio breve in direzione dello Stato di Washington verso Leavenworth e Index. Innanzitutto, partiamo proprio dal viaggio di trasferimento in sé. Per molti climber gli spostamenti, transiti, ecc. sono solo una seccatura che li distoglie dall’arrampicata, mentre per te fanno parte integrante dell'avventura, nel vivere a 100% l'essere un arrampicatore "on the road". Come hai vissuto in questo caso e come vivi in generale tutti gli aspetti logistici ed organizzativi che comportano i tuoi viaggi?

Beh, è stato bello poter guidare da Boulder fino a Leavenworth prendendosela con ampia calma. Ci ho messo quattro giorni tra andata e ritorno, ma era logisticamente più semplice viste le policy complesse che si devono rispettare quando voli con i pad. Guidando e andando più lento ho avuto modo di vedere gran parte del Wyoming che ha un ambiente estremamente selvaggio e particolare, ho potuto attraversare il Montana in tutta la sua zona meridionale e vedere altri due stati come l’Oregon e l’Idaho. Il viaggio in auto è stato senz’altro una parte entusiasmante della vacanza.
In generale gli spostamenti non mi pesano affatto. Sin da piccolissimo sono sempre stato a mio agio mentre mi spostavo perché spesso riesco a trovare una zona di comfort quasi casalinga sui vari mezzi di trasporto. Non solo non mi pesano, ma credo che auto, treni e aerei siano sempre stati per me dei luoghi in cui rilassarmi e sentirmi a casa. Se solo le compagnie aeree iniziassero a conoscere quegli strani materassi che ci portiamo in giro sulle spalle sarebbe ancora più comodo.

 

Anche in questo caso ci puoi innanzitutto descrivere la location e l'ambiente naturale che hai trovato nello Washington? Abbiamo visto molte tue foto e molti tuoi commenti entusiastici sulla natura qui...come ti ci sei trovato?

Benissimo direi. Le due aree boulder che ho visto sono Leavenworth e Index e soprattutto nella seconda l’ambiente è incredibile. Mi sono sempre immaginato le foreste dello Washington come quelle della Hoh Rain Forest, che si trova nella penisola ad ovest di Seattle, e non credevo di trovare ad Index delle similitudini con ciò che avevo visto nelle immagini della Hoh.
Sicuramente è la foresta più bella in cui sono stato e quella più ovattata: gli alberi e i rami sono ricoperti da un muschio lunghissimo, le foreste sono verdissime e ci sono persino le sequoie.
A Leavenworth l’atmosfera è un po’ diversa, ma una volta usciti dalla cittadina omonima (un fake creato apposta per copiare l’atmosfera Bavarese) si entra nei canyon dove c’è roccia in abbondanza, fiumi e alberi che d’autunno sono surreali.
Purtroppo, dopo una settimana che ero lì il vento ha portato via tutte le foglie, ma nei primi giorni stare nel bosco era incredibile (persino con la pioggia).

 

Per quanto Leavenworth sia diventato conosciuto negli ultimi anni, comunque non sono molte le informazioni arrampicatorie giunte in Italia su quest’area. Ci puoi descrivere in generale quali sono le caratteristiche di questi luoghi dal punto di vista del bouldering?

Leavenworth è un’area molto “easy” come approccio: tutti i sassi sono infatti vicinissimi al parcheggio, il meteo è spesso secco e sereno e lo stile di scalata è simile a ciò che puoi simulare al pannello. È una sorta di Ticino in miniatura, dove la roccia assomiglia a quella di Cresciano, Osogna e nei migliori casi a quella della Bavona.
Il granito è spesso compatto e, rispetto ad altre zone simili che ho visto, le prese sono meno rovinate di ciò che mi aspettavo e ho notato una marcata sensibilità nel rispettare i sentieri al fine di calpestare solo ciò che è già stato calpestato.
Ad Index l’approccio è leggermente diverso. Come prima cosa l’ambiente cambia drasticamente come natura, esposizione e clima. La perenne umidità dei boschi ha reso la roccia più fine rispetto a quella di Leavenworth e qui le somiglianze sono più strette con il granito che si trova in Val Bavona. Il meteo è davvero rognoso e sono stato fortunato a trovare due settimane di bel tempo senza alcun giorno di pioggia, dato che il clima è piovoso come quello di Squamish o dell’Inghilterra. Qui i blocchi sono un po’ più sparsi e leggermente meno scontati di Leavenworth.
In entrambi i posti si trovano comunque passaggi di qualità e se dovessi consigliare a qualche boulderista una location in cui spendere le vacanze negli States, credo che questa sarebbe la prima che suggerirei (tra quelle che ho visto). È strano vedere che in Europa o in Italia sia ancora fuori dai radar dei climbers, ma credo che possa diventare una meta più ambita in futuro.

 

Ci puoi parlare delle linee e dei motivi che ti hanno portato a pianificare anche una visita nello Washington in questo tuo viaggio? Quali erano i tuoi progetti per l'arrampicata?

Index era la zona che mi ispirava di più e quella che ci tenevo maggiormente a vedere, specialmente per provare linee come ‘King Slayer’, ‘Hagakure’, ‘Architect’, ‘All of the Above’ e tutte quei sassi più semplici che si trovano sul fiume Skykomish. Tutti questi passaggi, dai video e dalle immagini che avevo visto, mi ispiravano parecchio e direi che hanno battuto le mie aspettative, a parte ‘King Slayer’ che mi ha deluso un po’, probabilmente perché tanti climbers lo descrivono con un’enfasi eccessiva.
A Leavenworth ci tenevo principalmente a salire due linee di Jimmy Webb: ‘Slingblade’ e ‘Drawn and Quartered’ e poi alcuni passaggi ad icicle Canyon come ‘Angelina Jolie’, ‘Mad Bush’ (sempre di Jimmy), ‘Tea Cup’ e ovviamente ‘Penrose Step’, anche se non sapevo se sarebbe stata provabile o no con il problema al dito.

 

Ci puoi descrivere le linee che hai salito e che ritieni più significative?

All of the Above’ è senza dubbio la linea più significativa che ho salito in questo viaggio: alta, pura e in una location top. ‘King Slayer’ anche è molto bello: si trova in un'altra zona e il bosco è davvero selvaggio dato che sei solamente circondato da fiumi, valli e foreste.
The Architect’ secondo me è meno speciale dei primi, per il semplice fatto che è probabilmente nato da una spaccatura in seguito ad alcune esplosioni di mine. Probabilmente tutta la sua parte di roccia non è nata artificialmente, ma l’angolazione e altre parti del sasso portano segni di esplosione. Quindi è bello da scalare, ma poi c’è sempre quella pecca che ti fa pensare che non sarebbe posizionato in quella maniera se l’uomo non fosse andato lì a lavorarci.
Drawn and Quartered’ è senz’altro il più bello a livello di movimenti. Mi ci sono volute due sessioni, visto che le prese sono più taglienti di ciò che mi aspettavo, ma malgrado ciò la qualità rimane ottima. ‘Slingblade’ è super divertente ed ha una forma unica per essere sul granito. Purtroppo, non ho il video di questi due passaggi, ma la clip di Jimmy Webb del 2014 mostra davvero bene entrambe le linee.
Anche ‘Tea Cup’ è molto puro e, seppur non tanto alto, rimane uno di quelli che mi son piaciuti di più.
Infine credo che ‘The Penrose step’ sia il passaggio più puro della zona: è davvero incredibile per certe caratteristiche, ma è l’unico che non sono riuscito a completare.

 

Penrose Step è appunto una delle linee che più hanno contribuito a rendere famoso Leavenworth, anche per le salite femminili della Stoehr e della Puccio. Come è andata su di esso? Come la giudichi?

‘Penrose Step’ come dicevo prima è strepitoso ed è uno dei passaggi migliori che abbia visto sul granito. Magari non ha nessuna caratteristica che spunta in maniera marcata, ma ha quella purezza che lo rende appena appena possibile e affascinante: una presa in meno sarebbe stato probabilmente impossibile, una presa in più lo avrebbe reso meno essenziale e puro.
L’ho provato per tre sessioni ed è andata abbastanza bene, dato che sono andato vicino a farlo, ma purtroppo durante il terzo giorno non riuscivo più ad appendermi sul secondo singolo siccome era troppo traumatico per l’infiammazione che ho al dito medio. Mi piacerebbe tornare più in forma per riprovarci.

 

Ci puoi raccontare quali sono gli aspetti che più ti hanno colpito delle aree che hai visitato in questa seconda parte del viaggio? C'è qualcosa che nel bene o nel male è stata una sorpresa rispetto a quanto ti aspettavi prima di partire?

Sì, le foreste di Index sono più belle di ciò che mi aspettavo e sono rimasto entusiasta di aver potuto trascorrere alcuni giorni in quell’ambiente immacolato. In generale credo che sia Leavenworth che Index siano tra i posti migliori che ho visto in America.
Sono rimasto impressionato dai treni che viaggiano su una linea merci vicino ad Index: non finiscono mai!

 

Come giudichi l'esperienza nello Washington sia rispetto alla precedente settimana nel RMNP sia nel contesto generale dei tuoi precedenti viaggi in giro per il mondo?

È stato un approccio completamente diverso da quello che ho avuto nel RMNP. In Colorado tutto era dedicato a linee specifiche che richiedevano tempo e sforzi, qui invece è stato più un viaggio “parco giochi” dove potevo saltare da un passaggio all’altro. Era da diverso tempo che non visitavo una zona classica e cosi conosciuta e onestamente dopo la prima settimana questo approccio di salire tanti passaggi ogni giorno mi ha portato ad avere una visione meno specifica e dettagliata di ciò che facevo, passando dalla qualità alla quantità, seppur i passaggi come detto prima non erano male. E questo non mi è piaciuto, ma è stato un errore mio che non vorrei ripetere in futuro. Per varie circostanze pochi sassi mi rimarranno “dentro” e forse la causa è proprio questo approccio più vorace che ho avuto nel vedere così tanti passaggi vicini e comodi da salire. A livello soggettivo credo che abbia danneggiato parte della mia creatività, facendomi sentire più un robot che un climber. Inoltre ci sono anche altre dinamiche che hanno influito e che vanno al di là del posto e della scalata. Credo saprò approcciarmi meglio la prossima volta.

 

Niky, grazie davvero moltissimo per il tempo che ci hai dedicato con queste due estese interviste e per averci portato un’altra volta nella tua profonda concezione del boulder e del suo significato! Alla prossima!

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Intervista di Alberto “Albertaccia” Milani

 

 

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