L'Ultimo dei Moicani, ecco com'è andata

Luca Andreozzi racconta del suo 8b+ sull'Amiata

11 February 2016

Luca Andreozzi si sta imponendo bene sullo scenario italiano come uno scalatore capace e abile tanto nel boulder quanto in falesia. Lo dà a vedere ma senza presunzioni, come i veri forti fanno giustamente. Dopo le prime libere di Aurora e Twenty Century Boyz e le scorribande tra la sua Toscana e l’Isola d’Elba, Luca ha anche fatto la terza ripetizione de L’Ultimo dei Moicani, boulder di 8b+ sul Monte Amiata aperta da Mr. Michele Caminati. Il bello di Luca è che oltre a strizzare ha cose da dire e qui, ad accompagnare il video della salita, ci sono le sue parole su questa esperienza. 

"La prima volta che ne sentii parlare ero a Torino, nel 2012. Entrai al Bside, ed era già sulla bocca di tutti: “Hai visto il video de L'Ultimo dei Moicani??”. 

Quando cliccai PLAY e vidi Michele salire in cima a quel sasso rimasi davvero sbigottito: era strano pensare che mentre io ero a chilometri di distanza a caccia di linee e riferimenti con una fame pressoché inestinguibile, Michele Caminati, uno dei più forti boulderisti della storia italiana, che aveva viaggiato in lungo e in largo nel mondo e ripetere i passaggi più difficili della storia del boulder, aveva trovato proprio in Toscana, sul Monte Amiata, quella che a detta sua era stata la sua  opera più difficile.. “L'Ultimo dei Moicani”, grado proposto 8b+. La cosa mi divertiva ed al tempo stesso mi faceva sentire un po' stupido: proprio io che dalla Toscana ero scappato convinto che non ci fosse più niente da fare, adesso mi trovavo a guardare i “miei posti” attraverso lo schermo di un computer, mentre Michele sfornava linee nuove ogni giorno, dimostrando di vedere cose dove io non vedevo un bel niente. 

Negli anni a seguire sono andato avanti per la mia, ed una volta tornato in Toscana, mi ero messo a darci parecchio dentro col boulder: nel giro di qualche anno ero riuscito a spingermi sempre un po' più in là, mettendomi alla prova su passaggi sempre più difficili. Per un lungo periodo ho passato quasi tutti i giorni ad Huliveto Tanks, spazzolando senza sosta alla ricerca di nuovi progetti su cui mettermi alla prova. Basavo le gradazioni delle nuove linee che salivo sui miei riferimenti personali, usando un metodo piuttosto matematico per decidermi tra lettere e numeri. Avevo impiegato una manciata di tentativi per la terza ripetizione di “Achille” 8a+, e se qualcosa iniziava a richiedermi più tempo del dovuto, allora era un altro paio di maniche: alcuni dei miei progetti, come “Tibiaepperone”, “Welcome to Hell” o “Un Giovedì da Leoni”, avevano richiesto settimane, mesi di tentativi e pelle. 

Nel 2015 mi ritrovo ad avere del tempo da dedicare alla scalata solamente ad ottobre, dato che avevo passato circa 7-8 mesi a costruire la mia palestra a Firenze, l'Area51. In una giornata di sole, finisco a godermi l'autunno proprio sul Monte Amiata, ed è lì che mi torna in mente “L'Ultimo”: quella sarebbe stata un'ottima occasione per vederlo dal vivo, e magari, provarlo, dato che da poco il passaggio aveva visto da poco la sua seconda ripetizione da parte di Riccardo Piazza, e questo rendeva il tutto ancora più intrigante! Una volta trovato il sasso ed intercettata la linea, un brivido mi sale lungo la spina dorsale: il mito non era poi tanto diverso dai miei progetti più duri a Huliveto, e sapevo di essere in grado di salirlo. Dopo un paio di sessioni le sensazioni erano sempre migliori, ma per il mese di novembre decido di prendermi una pausa e rimetterci su le mani più avanti, così da poter dedicare il tempo libero da un progetto con la corda che mi avrebbe impegnato fino a dicembre, ovvero “Aurora”, nella valle di Camaiore

Verso la fine di gennaio di quest'anno, torno sull'Amiata con tanta voglia di scalare e capisco anche di essere piuttosto in forma dato che salgo il mio primo 8a flash con “Il Penultimo dei Moicani” (la linea accanto). La domenica successiva mi avvicino più che mai, e quella dopo ancora, il 31 gennaio, salgo “L'ultimo dei Moicani”. 

Forse non troverò mai le parole giuste per descrivere la gioia che salire questo sasso mi ha regalato.  Ricordo ancora quando anni fa, guardando il video di Michele, assistetti alla nascita di quella che per me, negli anni, è stata una vera e propria leggenda: un boulder talmente difficile e fuori dalla mia portata, che nemmeno sarei stato in grado di vedere la sequenza di prese su quello strapiombo, se mi ci fossi trovato ad un solo metro di distanza.  Adesso ho conquistato la terza ripetizione, e con questa tutte le conferme che da una manciata di anni andavo rincorrendo, e non potrebbe esserci soddisfazione più grande, né motivazione migliore per andare a caccia di nuove linee. 

Per questa salita e molto altro voglio ringraziare la mia ragazza, Francesca Orlandini, per avermi aiutato a crederci. La mia palestra, l'Area51, per avermi dato il lavoro più bello del mondo. Tutti i presenti ed in particolare Cristiano Carchidio, Lorenzo Fedi, Francesco Arbi, Marco Morozzi. I miei sponsor Rock Slave, Ferrino e Scarpa per il grande sostegno, ed infine la mia più sincera gratitudine a tutti quelli che negli anni hanno sempre creduto in me, primo fra tutti, mio padre".

Luca Andreozzi

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