Nuovo responsabile nel paraclimb

A tu per tu con Simone Salvagnin

17 October 2020
Simone Salvagnin è il nuovo responsabile federale per il settore Paraclimb.

Una carriera da atleta ad alto livello, viaggi in bici, scalate sulla roccia… Simone ne ha fatte di tutti i colori. Una particolarità? E’ ipovedente, ovvero vede ombre e sagome, chiari e scuri. La sfortuna della sua patologia è stata incappare in una persona energica che non si è fatta fermare da queste complicanze. Il presidente Battistella ha deciso di prenderlo nel suo staff e, dopo un lungo periodo di corteggiamento, è riuscito a coinvolgerlo. Si tratta di un risultato storico, è la prima volta nella storia della FASI che una persona con disabilità entra come responsabile nel settore paraclimb. Nelle mani di Simone ora c’è la gestione manageriale di ciò che è e che sarà il settore paraclimb nei prossimi anni. Senza rubargli spazio, andiamo a scoprire con lui qualcosa in più.

Da atleta a responsabile, chi è Simone? Come è passato dall’altra parte?

Chi è Simone... Allora, io sono nato il primo settembre 1984, a Schio. A Ponte Verde del Pasubio, avevo una casa dove passavo le estati, sotto le piccole Dolomiti. Da lì nasce il forte legame per la natura, per la montagna, per il contatto con la roccia. Nel giardino c'era un sassone, che ora chiamerei boulder, che è stato il mio primo approccio nell'appoggiare le mani su una roccia. Io da piccolino ho fatto sempre tantissimi sport, però la montagna è sempre stata la mia rigenerazione energetica. Intorno ai dieci anni mi è stata diagnosticata la retinite pigmentosa, che è quella che mi ha tolto la vista gradualmente, fino ad arrivare a vedere solo ombre e forme. Nell'adolescenza poi ho smesso di fare sport e ci sono tornato intorno ai vent'anni. Per gioco, grazie ad un altro atleta ipovedente, sono venuto a conoscenza del movimento del paraclimb. Fino a quel punto, avevo praticato l'arrampicata per il puro piacere di arrampicare, senza alcuna velleità agonistica. Dal 2010 parte poi il mio cammino sportivo con la nazionale. Prima di diventare atleta, avevo fatto anche diverse spedizioni, toccando i 7000 metri e viaggiando in bicicletta in tutto il mondo. Partecipare a queste spedizioni un po' inusuali, mi ha fatto venire in contatto con Montura, che prima era mio sponsor ed ora è il mio datore di lavoro. Mi occupo di atleti e comunicazione ed ho insomma un po' un ruolo manageriale all'interno dell'azienda, fornendo consulenza su ciò che concerne l'arrampicata. Il mio percorso “politico” è stato diverso invece. Prima son stato rappresentante atleti, poi mi è stato chiesto di diventare consigliere federale, ancora sotto la presidenza di Ariano Amici. Da lì han preferito inserirmi come rappresentate atleti all'interno della IFSC, dove ho contribuito alla nascita ed alla strutturazione del moviemento paraclimb. Tutto questo senza pensare ad una carriera politica: sapevo di avere un bagaglio personale utile e, da innamorato di questo sport, mi sono messo a servizio del movimento, che spesso era stato carente di figure con un background adatto. E' stata una storia lunga diversi anni, una bellissima esperienza che mi ha arricchito. Da lì poi sono tornato a dedicarmi allo sport, anche per impegni lavorativi. Quando è nata la cordata FASI Futuro, Davide Battistella mi ha contattato per entrare come responsabile. Ho rifiutato l'incarico ufficiale vista la mia presenza come atleta, mi sembrava un conflitto d'interessi. Mi sono messo a disposizione della Federazione come consulente, ma senza accettare l'incarico ufficiale, che è poi stato affidato a Biggi, mio ex allenatore e guida. Ora lui è in Cina ed il posto si è nuovamente liberato, al che il presidente Battistella mi ha nuovamente invitato a ricoprire il ruolo. Premettendo che, visto il ruolo da atleta che voglio portare avanti, non volevo interferire con le figure dirigenziali della Nazionale, ho accettato. Il movimento del paraclimb è stato gestito spesso in modo discontinuo e c'è un gran bisogno di lavorare dietro le quinte per riprendere il mano il tutto, strutturando e andando a normare ciò che è carente. Diciamo quindi che è una co-presenza piuttosto che un passaggio. Inoltre ultimamente mi sono anche buttato in un progetto al di fuori di ciò che è l'agonismo, che ha come veicolo il paraclimb al fine di dare supporto alle persone con disabilità all'interno della palestra King Rock.


Il paraclimb, come spesso gli altri sport paraolimpici, fa fatica a venire a galla. Cos’è questa disciplina e come si articola?

Il paraclimb, a livello agonistico dovrebbe essere nato nel 2007 in Giappone, se non vado errato. Il primo mondiale ufficiale si è svolto nel 2011. E' interessante pensare al fatto che il primo Campionato Italiano si è svolto l'11 novembre 2010, decisamente al passo con i tempi internazionali. L'Italia è sempre stata una nazione trainante all'interno del movimento paraclimb, poi con le difficoltà della Federazione, anche il nostro movimento ha incontrato dei vuoti. Come gà dicevo prima, il mio ruolo infatti ora è più una cosa manageriale, sarà quello di occuparmi di organizzare un movimento che ha bisogno di lavorare su tutti i piani, da ciò che concerne la formazione, la promozione, al sostegno dell'elitè, all'agonismo. Siamo in odore di paraolimpiade, non voglio sbilanciarmi ma ci sono buone possibilità di vedere qualcosa a Parigi 2024. Come tutti sappiamo, entrare nel movimento olimpico dà una bella botta di vita, sia a livello di mezzi, che di energie, che di risorse. Il margine di lavoro oggigiorno è decisamente sul movimento italiano, il movimento internazionale è già cresciuto con numeri davvero interessanti. Con la sua storia, l'Italia può essere davvero una nave rompighiaccio per il resto delle nazioni. Esserci a Parigi 2024 sarebbe un bel risultato, sia per il movimento che per me, chissà se ci arriverò da atleta, da tecnico, politico o chissà che altro. Per i non avvezzi, con paraclimb intendiamo tutto ciò che concerne l'attività arrampicatoria svolta da persone con disabilità principalmente sensoriali o motorie, divise in diverse categorie. Per i non vedenti, le categorie sono tre: B1 (ciechi totali), B2 (ipovedenti gravi, 0-0,5 decimi) e B3 (ipovedenti meno gravi, 0,5-1 decimo). Poi ci sono le lesioni neuromotorie: RP1, RP2 ed RP3, con il numero che indica la gravità. Ci sono poi le amputazioni, di arto superiore e di arto inferiore. Ci sono poi infine i sitting, ovvero i paraplegici. Il movimento del paraclimb è cresciuto anche tantissimo come numeri, tanto da raggiungere i minimi per avere una Coppa del Mondo, che come sapete è un circuito di gare, mentre il Campionato è prova unica. Il livello sta crescendo anche tantissimo all'interno del movimento, personalmente ho l'obiettivo del grado 8a in falesia, che penso sia alla mia portata e lo vedo comunque ancora lontano dal limite vero assoluto.


Sei inserito in uno staff di tutto rispetto, probabilmente il migliore nella storia federale. Che ruolo ha la tua figura e come vedi il tuo futuro nella vita federale?

Sono molto cosciente del fatto di essere inserito in uno staff davvero preparato, in un momento storico dove l'arrampicata sta crescendo tantissimo e approda alle Olimpiadi. Sono ben cosciente del fatto che le persone inserite nello staff sono dei professionisti molto preparati quindi penso ci siano i presupposti per continuare con il lavoro anche dopo le prossime elezioni. Come ti dicevo, scusami il termine, non sono arrivato qui con l'intento di accaparrarmi una poltrona. Avevo ed ho molta voglia di apportare il mio contributo a questo movimento. Per farti capire, il mio pensiero è rivolto al paraclimb, non a Simone. Vorrei, e dovrei, creare dei gruppi di lavoro, coordinando tutti quelli che ci sono e che ci sono stati in questi anni, che magari non hanno mai avuto voce. Mi piacerebbe coinvolgere tutti partendo da chi ha visto la storia di questo sport e l'ha vissuta sulla propria pelle. Grossomodo è ciò che sta facendo la Federazione in questo momento, seguito a ruota dal paraclimb.

Fonte Simone Salvagnin

AP

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