Qualche domanda a Marcello Bombardi.

Dalle competizioni, alla quarantena, all’immediato futuro dell’agonismo italiano

07 May 2020
Un’intervista al nostro atleta della Nazionale, nonché rappresentante atleti della FASI

 

Marcello Bombardi è uno dei nostri climber più forti, uno degli atleti della Nazionale che era candidato alla possibile qualifica olimpica (purtroppo recentemente sfumata) ed è anche membro del consiglio federale FASI in veste di rappresentante atleti.

Gli abbiamo fatto alcune domande per fare un bilancio proprio in relazione agli ultimi mesi: dalle competizioni e le qualifiche per Tokyo2020, alla sua quarantena, ai suoi prossimi obiettivi, ma anche sullo scenario che attende l’arrampicata agonistica italiana nell’immediato futuro.

 

Ecco cosa ci ha risposto Marcello

 

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Competizioni 2019:

1) La corsa alle Olimpiadi ti ha visto impegnato nella squadra nazionale in un tour de force davvero impressionante, come valuti questa tua esperienza? in cosa ti ha cambiato?

È stata una stagione agonistica veramente lunga contando che ho partecipato a tutte le tappe di Coppa del Mondo. A inizio stagione avevo in programma di prendere parte a meno gare ma poi non arrivava mai il risultato soddisfacente e sono sempre andato a cercarlo nella gara dopo. È stata comunque un’esperienza decisamente istruttiva personalmente. Abbiamo passato molto tempo insieme alla squadra nazionale e agli altri atleti stranieri ed è stato bello allenarci di più assieme e condividere viaggi ed esperienze. Personalmente non è stato facile emotivamente perché in molte gare mi aspettavo di fare meglio e soprattutto le gare di boulder sono state abbastanza frustranti. Ho imparato ad affrontare meglio le sconfitte e che a volte è più efficace concentrare tutte le forse su pochi obiettivi invece che cercare un risultato buono su molti eventi.

2) Cosa ti ha soddisfatto di più e cosa invece ti ha un po' deluso in questo lungo processo di qualifiche?

All’inizio di questo percorso di qualifica, iniziato non solo l’anno scorso ma già nel 2018, ero contento e motivato nel mettermi in gioco in tutte e tre le discipline. Le gare di boulder mi sono sempre piaciute ed era già da tempo che ne facevo qualcuna mentre nella speed ho iniziato praticamente da zero ad allenarmi. Cimentarmi in nuove sfide e vederne i miglioramenti mi ha gratificato molto ed è quindi una cosa che mi è piaciuta in questo percorso ma allo stesso tempo mi dispiaceva dover sacrificare tempo ed energie in cose che non mi appagavano a pieno. Verso la fine dell’anno scorso, ho iniziato a sentire il peso del non poter preparare la difficoltà, che rimaneva pur sempre la mia disciplina preferita, nel modo migliore.

3) Una squadra da 5 atleti per massimo due posti disponibili, è stata la scelta giusta? non è andata troppo a discapito degli specialisti di disciplina che sono stati esclusi per forza di cose da un anno di competizioni internazionali?

La federazione aveva come obbiettivo principale dell’anno scorso quello della qualificazione alle Olimpiadi, l’evento più importante, che piaccia o meno, per una disciplina sportiva, perlopiù trattandosi del primo evento nella storia per l’arrampicata e soprattutto per la FASI che si apprestava ad iniziare il percorso verso il passaggio da Disciplina Sportiva Associata a Federazione. La formula della combinata ha reso veramente difficile il calcolo e la previsione degli atleti più forti. Era difficile dire a inizio anno quale specialità avrebbe premiato di più e allo stesso tempo chi era più favorito. La scelta dei 5 atleti ha di sicuro penalizzato gli specialisti ma è stata di fatto dettata dal voler avere più atleti con la possibilità di qualificarsi. Avendo ora tre atleti quando a inizio anno in pochi avrebbero scommesso sulla presenza dell’Italia a Tokyo, direi che è stata una scelta vincente per la FASI.

4) Parigi 2024 è già il prossimo obiettivo agonistico su cui concentrarsi?

Va bene che entrare nella cerchia dei grandi sport olimpici porta a modificare la programmazione e la visione degli obiettivi a lungo termine ma, personalmente, mi risulta ancora difficile iniziare già a pensare ad una gara futura di quattro anni ed allenarmi in funzione di quella. Di sicuro quest’anno, sperando che si riesca a fare qualche gara, mi dedicherò solo alla lead poi da fine stagione vedremo come si saranno sistemate le cose per programmare il futuro. Le Olimpiadi di Parigi saranno sicuramente un bel faro pilota come lo sono state quelle di Tokyo negli ultimi anni e una partecipazione alle Olimpiadi rimane ancora un sogno sportivo da concretizzare quindi lavorerò duramente per realizzarlo.

 

Quarantena:

1) Come hai vissuto questi giorni di isolamento?

Ho cercato di farmeli passare il meglio possibile in casa tra tanti allenamenti, un bel po’ di stretching, ho letto un paio di romanzi, ho iniziato ad interessarmi e a studiare sulla preparazione fisica, e altri passatempo. Per allenarmi avevo solo un paio di travi e altri attrezzi da appendere ad una tettoia in balcone (e per fortuna che avevo il balcone per potermi allenare almeno all’aria “aperta”).  Mi sono stupito di quante cose sia di forza che di resistenza si possano fare con così pochi attrezzi, serve solo molta motivazione e sinceramente alcuni giorni è stata dura trovarla.

2) Cosa è cambiato in te, se qualcosa è cambiato, in seguito a questa pandemia?

Non saprei dire se qualcosa è cambiato… Di sicuro ho imparato a passare del tempo (molto tempo…) senza viaggiare e a casa. Essendo abituato tra tutte le gare e gli allenamenti è difficile per me “stare fermo” e subito non mi dispiaceva essere obbligato a stare un po’ di tempo tranquillo ma dopo un paio di settimane sentivo già il bisogno di muovermi. Ho imparato quindi, per necessità, a passare del tempo in casa. Finita questa emergenza apprezzeremo di sicuro tutti di più lo stare all’aria aperto e la normalità della routine quotidiana precedente.

 

Rappresentante atleti FASI:

1) Quali sono le priorità post emergenza per gli atleti agonisti?

Il desiderio ovviamente è quello di tornare ad allenarsi il prima possibile e a fare le gare ma questa situazione di emergenza non verrà rimossa di punto in bianco in un giorno. Bisognerà capire nel prossimo periodo recente come si potrà combinare l’attività agonistica, sia di alto che di basso livello, con il mantenimento delle misure di sicurezza anti contagio previste. Non sarà facile ma secondo me il desiderio di tornare a fare gare tutti insieme (seppur con qualche distanza in più) sarà più forte e si troverà un modo. Sicuramente la priorità, prima di tornare a fare gare, sarà quella di tornare ad allenarsi e quindi bisogna aspettare di capire quando e con quali misure possano riaprire gli impianti sportivi.

2) Che tipo di supporto richiedete alla federazione per riprendere allenamenti e gare?

La federazione sta già lavorando duramente per stilare dei protocolli validati dal governo per la ripresa delle attività. Prima di capire il supporto che possiamo richiedere e ricevere bisogna aspettare direttive più precise da parte di chi ne è responsabile, ovvero il governo.

3) ritenete sia meglio cancellare le gare oramai "perse" o avere un autunno intenso di competizioni?

Data la situazione estremamente mutevole non abbiamo ancora la certezza sulla possibilità di effettuare le gare in estate o dopo l’estate. La stessa federazione internazionale ha ancora in sospeso la decisione sulle gare attualmente in programma ad agosto. Secondo me è ancora presto per fare ragionamenti su come adattare il calendario agonistico per la parte di anno rimanente finchè non si hanno direttive più precise sulla gestione degli impianti e delle manifestazioni sportive da parte del governo. A tempo debito si ragionerà sulla possibilità o meno di recuperare le gare perse valutando sicuramente anche gli interessi degli atleti.

 

Intervista di Marco Pandocchi – Climbing Radio

 

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