Luca Andreozzi libera Aurora

Nuovo 8c a Casoli

29 December 2015

A Casoli, Toscana, Luca Andreozzi ha liberato Aurora, un nuovo 8c a Panoramix, tra il primo e secondo Pilastro di Setriana. Abbandonato da qualche tempo il crash pad, Luca si sta dedicando ad alcuni interessanti progetti nella sua terra e questi sono i risultati. Sotto con le ripetizioni ora!

Ecco come Luca ha vissuto questa intensa esperienza che trova origine alcuni anni fa...


"Credo non ci sia stata una volta, tra tutte quelle in cui l'ho visto, che Lorenzo Abbarchi non mi chiedesse: “Oh ma quando lo vai a fare quel tiro?” Da oggi posso finalmente rispondere: “Ieri!”

In effetti c'ero la volta in cui si calò per mettere gli spit sulla linea più bella della falesia. Era più o meno il 2011. Bruciò sul tempo me e mio padre che eravamo alle prese con la chiodatura del tiro accanto. Una volta sceso, completamente ricoperto di polvere, tirò fuori un pennarello rosso e scrisse “Aurora” alla base della linea. Sua figlia, ci spiega. Al tempo non avevo certo il livello per provarla seriamente, ma ricordo di aver pensato che prima o poi sarebbe arrivato il momento giusto.

Da quel giorno sono successe tante cose, e l'arrampicata mi ha portato sempre più lontano da quel posto. C'è stato Torino. C'è stato il boulder. C'è stata la palestra.

A novembre di quest'anno torno a Panoramix armato di trapano e piastrine. Mi ero sognato la via la notte precedente, e all'improvviso, “Aurora” era tutto quello che volevo. Avevo il permesso di Lorenzo di sistemare le protezioni in modo da poter saltare un rinvio senza il pericolo di arrivare a terra, dato che il tutto si sviluppa per un massimo di 11-12 metri. Un foro, due dadi e via, tutto era pronto. La via è 100% naturale, un muro di calcare a buchi azzurro inclinato circa a 40 gradi. La linea corre in mezzo allo strapiombo principale, molto corta ed esplosiva, 5 spit più la catena. Trovare tutti i movimenti (circa 20) è stato decisamente più difficile di quanto mi aspettassi: di tutti quei buchetti, soltanto pochi non erano ciechi, e pochissimi erano utili. Non ci sono mai riposi ed è difficile persino trovare il momento per smagnesare. La variabile che più mi ha messo i bastoni tra le ruote è stata il meteo, sempre decisamente incompatibile con il mio tempo libero! E' stata una sfida con la pioggia, con la nebbia, col freddo e con l'orologio (più di una volta sveglia alle 06 per andare e poter essere alle 13 in palestra a Firenze) a chi arrivava per primo alla base di Aurora, ed ormai ero rassegnato al fatto che non sarei riuscito a portarla a casa prima della fine dell'anno.

Arriva Natale e tra una cosa e l'altra è già il 27: sbircio fuori dalla finestra e sembra proprio che si sia aperto uno spiraglio di perfezione.
Sole come ai tropici ed aria fresca come a dicembre.
L'ultima occasione.

Mi fiondo in macchina con la mia ragazza, appositamente svegliata all'alba di domenica e costretta a seguirmi su un sentiero ripido e scivoloso e pieno di fango per essere di nuovo lì, a Panoramix. Mi scaldo montando la via, e tutto sembra indicare che QUELLA è la giornata perfetta per prendersela. Primo tentativo. Sono un po' freddo ed un po' teso. Esco dallo strapiombo, sono sul crux. Do una manata su quella merda di presa... le dita non si accavallano (avrebbero dovuto). Non la sento. Cado. Mi arrabbio. Molto.

Riposo, quattro chiacchere. Si alza una leggera brezza ed ho come l'impressione che il tempo a disposizione stia per finire. Parto per il secondo, più stanco ma più tranquillo. Arrivo sul crux e sono lucido abbastanza per capire che tutto sommato non sto andando malaccio. Immagino che tutto vada come dovesse perché senza rendermene conto, sono già sopra. Il crux era passato, non rimaneva che quella sequenza delicata ed aleatoria che portava alla catena, quella dove ti giochi il tutto per tutto, quella che ero certo di sbagliare in continuità almeno una volta... quella che invece non ho sbagliato. Catena. Sono contento. Molto.

Come sospettavo, il tempo di calarmi e fare lo zaino che bisogna scappare dall'umido e dal freddo. A metà sentiero mi volto indietro e vedo che Aurora non c'è più, inghiottita ancora una volta da un mare di nebbia. Questa volta sono arrivato prima io!"

Luca Andreozzi    

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