Andrea De Giacometti libera Turbe Psichiche

Itinerario del 1998 nella Valle di Schievenin (BL)

12 September 2016

Andrea De Giacometti libera Turbe Psichiche nella Valle di Schievenin, nel bellunese, via chiodata da Pierangelo Verri nel 1988. Nuova impresa del forte scalatore di Feltre che continua con insistenza a raccogliere successi in queste settimane.

"Schievenin e' una piccola frazione del comune di Quero (BL). E' situata circa a meta' dell'omonima valle, da cui prende il nome, ed e' solcata dal piccolo ma rinfrescante torrente Tegorzo. A meta' degli anni '80, un gruppetto di 10/12 persone tra cui Francesco Gherlenda e Manrico Dell'Agnola, iniziarono a chiodare i primi itinerari. Il settore "La lavagna" fu il primo a vedersi tracciate le prime vie a spit. Durante gli anni successivi e, attivamente anche negli ultimi anni, Giuseppe D'Avanzo alias "Bepi motocarro", Paolo Piaia, Franco Beninca', Angelo Codemo e il fortissimo alpinista Pierangelo Verri diedero vita a una moltitudine di vie spittando molti settori della valle. I settori che hanno visto nascere le vie piu' impegnative e sopra l'8a sono le "Placche di Pont", "La maserona", "Le colombane" e il "Settore gastronomico".

La Valle di Schievenin e' una delle falesie piu' conosciute del Triveneto grazie alla sua varieta' di placche, strapiombi e tetti, ma soprattutto grazie all'ampia scelta di itinerari facili. Per questi motivi e' molto frequentata dalle famiglie e dai corsi di alpinismo e di arrampicata sportiva; qui infatti la gente puo' avvicinarsi in maniera molto graduale all'arrampicata, senza doversi preoccupare della distanza troppo eccessiva e pericolosa delle protezioni, ma occhio sempre a chi vi assicura!

La via Turbe psichiche fu chiodata nell '88 dal Pier Verri nella "Parete dell'orto" e tentata sporadicamente dallo stesso e da altri senza pero' venirne a capo. E' lunga pressapoco una ventina di metri e, oltre a un tetto d'uscita, presenta una difficile sezione di boulder su un bombe' a meta'. I primi metri sono piuttosto semplici ma la marcia per poter proseguire cambia in modo considerevole. Un boulder di dita, molto fisico e di difficile comprensione fa' di quest' itinerario il piu' difficile della valle, oltre a dare significato sulla scelta del nome.

In un'estate calda e afosa e su consiglio di un amico, decido di dare un'occhiata a questa via ormai messa nel dimenticatoio da tutti i local. Non ho mai frequentato con assiduita' questo posto, preferisco arrampicare in posti dove non sento il fastidioso vociare della gente, immerso nella mia solitudine e in compagnia di pochi... ma subito trovo questa via interessante; quel boulder sembra darmi del filo da torcere e un appiglio "dentato" mi strappa letteralmente la pelle dalle dita piu' volte, facendomi tornare a casa con la coda fra le gambe. La temperatura non e' delle migliori, nemmeno il fresco Tegorzo sembra allietare i pomeriggi in valle e per qualche tentativo occorre aspettare la sera, quando la parete non si trova piu' al sole. Dopo qualche tentativo riesco a risolvere quei duri passaggi e concateno l'intero tiro in breve tempo. Propongo una difficolta' che puo' aggirarsi attorno all'8c ma, data la sua disomogeneita', forse anche qualcosina in meno.

Grazie a Pier per il tempo che mi ha dedicato scambiandoci racconti e condividendo pensieri comuni durante una mattinata in valle, e Laura per la solita ed instancabile voglia di risalire metri di corda assieme alla sua inseparabile macchina fotografica.
Ringrazio Montura e Petzl per il supporto."

Andrea De Giacometti

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