Falesia Dimenticata di Dorsino, esempio virtuso di recupero

Il Governo premia gli sforzi fatti con una sovvenzione che può aprire nuove strade

05 January 2018

Cresce ancora l’interesse verso la Falesia Dimentica di Dorsino ed è notizia recente (trentinonatura.it) che anche il nostro Governo ha “premiato” il lavoro fatto con una sovvenzione per sviluppare ulteriormente la zona ripagando anche dei tanti sforzi fatti. Il Dipartimento delle Pari Opportunità infatti, ente istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha stanziato tra Natale e Capodanno 32.000 euro premiando il progetto che è stato presentato di qualifica piazzandosi primo posto su 196 rivolti allo sport ed al terzo assoluto sui 628 totali.

Questo bellissimo muro di roccia si affaccia sulle acque del Sarca a San Lorenzo in Badile, nei presso delle Dolomiti di Brenta, un altro gioiello nostrano riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Qui l’associazione di volontariato Dolomiti Open ha iniziato un importante lavoro di recupero credendo innanzitutto nella solidarietà e collaborazione del mondo dei climbers e avviando infatti una campagna di crowdfinding che anche il nostro sito a collaborato a far conoscere e divulgare. All’interesse di oltre 400 sostenitori, si è sommata l’attività anche delle Guide Alpine di Activity Trentino che hanno dato il via ad un interessante progetto che a visto la montagna protagonista come cura, o quanto meno aiuto, per ragazzi diabetici o con disabilità fisiche e motorie. Coinvolti anche Tamara Lunger ed il campione della nostra nazionale paraolimpica di sledge hockey (hockey su slittino) Gianluigi Rosa ed un interesse da parte di alcuni importanti TG che ne hanno parlato anche in televisione.

“Non si tratta solo dell’importante finanziamento ottenuto per il nostro progetto” ha dichiarato Simone Elmi, Presidente dell’associazione, “ma del prestigioso riconoscimento a un’idea che si basa sulla condivisione di un bene comune, inclusivo, aperto a chi è meno fortunato e deve fare i conti con forme di disabilità.”

I lavori di recupero sono in corso e per la prossima primavera dovrebbero essere ultimati, ridando a tutti gli appassionati la possibilità di godere di questa singolare falesia dalla storia importante, una delle prime della zona, nata negli anni ’80 agli arbori dell’arrampicata sportiva in Italia. Se da un lato notizie del genere non possono che essere ben accolte, perché mostrano una volta di più cosa può fare l’arrampicata per le persone e per il territorio, dall’altro viene anche da chiedersi cosa si potrebbe fare per altre falesie o aree boulder che rischiano l’oblio là dove oltre alle pianti infestanti e sentieri che si perdono, il fattore che maggiormente contribuisce alla perdita di un patrimonio storico dell’arrampicata ed una fonte di reddito per i territori, è la cecità di chi “potrebbe” valorizzare il proprio patrimonio roccioso e per diversi motivi non lo fa.

Negli anni abbiamo, noi come altri, più volte sollevato questa questione e se da una parte quando un terreno è privato è in parte comprensibile una certa reticenza da parte del proprietario, quando a non vedere le possibilità offerte dall’outdoor sono comuni o province, la spina fa ancora più male. Condotta in maniera civile e moderata e non con fare barbarico, l’affluenza dei climber E’ un bene per il territorio: “siamo” gente che si muove, consuma nei bar e nei ristoranti, dorme in ostelli, B&B o campeggi, compra nei supermercati.

Un bene turistico che si basa sulla valorizzazione di pezzi di roccia! Eppure, i casi emblematici che periodicamente affiorano testimoniano la non volontà di sostenere l’arrampicata a dovere. Un esempio su tutti è il patatrac dello scorso anno legato al Melloblocco, un pasticcio che a messo a serio rischio la prima manifestazione europea di boulder ma non è il solo e che sicuramente tutti ricordano con amarezza anche se poi la manifestazione si è tenuta regolarmente.

La speranza che le cose cambino in futuro, che il modo di “vedere” e “vivere” l’outdoor per lasciare qualcosa di positivo alle future generazioni, è sempre viva e speriamo che questo bell’esempio di valorizzazione e recupero siano da una parte un esempio per altri volenterosi che intendono intraprendere un percorso simile e dall’altro serva a levare qualche fetta di salame dagli occhi di qualche amministrazione.

Stefano Michelin

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