Intervista a Fabrizio Peri dopo la FA di Camo

Le considerazioni del forte scalatore romano dopo la salita di questo nuovo 9a

02 October 2018
Pochi giorni fa, davamo notizia di un nuovo tiro liberato a Grotti dal sempre verde Fabrizio Peri che mai stanco di misurarsi con bestiacce di tiri, aveva liberato Camo, lunghezza che valuta essere 9a, in attesa di ripetizioni. L’occasione è stata quanto mai propizia per conoscere meglio questo forte scalatore che ha visto nascere l’arrampicata nella zona di Roma e dintorni.

Parlaci subito del tiro. Camo ha una storia abbastanza vecchia ho letto, raccontami tutto sul tiro.

Allora, la ricerca del limite mi ha sempre attirato ed appassionato così ho cercato di ripetere le vie più difficili vicino a casa: Ferentillo, Grotti e Sperloga. Dopo aver raggiunto gli obbiettivi che mi ero preposto ho cercato di chiodare vie sempre più impegnative. Il Canile a Grotti era perfetto, una parete ad un ora da Roma, vergine, strapiombante, a buchi (stile che prediligo), e soprattutto lontano dalla folla… Ho chiodato e liberato prima Debolezza e disonore e poi The gift entrambe sull’8c+ ma poi ho voluto chiodare qualcosa che mi avrebbe messo veramente alla prova… Premetto che la parete ha delle sezioni lisce senza prese quindi ne ho dovuto scavare qualcuna cercando sempre di migliorare quello che già la roccia offriva e ricercando sempre l’alta difficoltà.

Cosa vuol dire Camo?

Nel periodo in cui stavo chiodando la via è deceduto il mio cane Camomilla che a casa chiamavamo Camo quindi ho deciso di dedicargli qualcosa di mio…
Finita la via mi sono subito reso conto che avevo creato proprio quello che volevo ossia qualcosa che mi avrebbe impegnato per molto tempo e che mi avrebbe richiesto un livello superiore di forma…In breve, in cinque anni le ho provate tutte, ho intensificato gli allenamenti, controllato l’alimentazione ma ogni volta che mi ci avvicinavo a liberarla, succedeva qualcosa: infiammazione al tendine di un dito, epitrocleite prima su un gomito e poi sull’altro, insomma ne è passato di tempo…

Quanto ci hai dedicato e come sono stati distribuiti i tuoi tentativi?

I periodi migliori per scalare al Canile sono primavera ed autunno ma dopo inverni particolarmente piovosi la parete rimane bagnata anche in primavera, per questo ho provato la via in qualsiasi periodo che era possibile, anche in piena estate per non perdere la sensibilità sui passaggi. Ho sempre cercato di attaccare la via con grande costanza ovvero 2/3 vote a settimana arrivando però regolarmente a dovermi prendere un periodo di stop e quasi sempre per infortunio, tanto che ogni volta sono tornato e ho ricominciato a lavorare la via come fosse il primo giorno… Negli ultimi mesi però avevo iniziato a provare anche Sitting Bull così se riuscivo a scalare due volte a settimana provavo un giorno una e un giorno l’altra.

Cosa ha fatto poi finalmente scattare la molla che ti ha portato a chiudere il tiro?

Sicuramente un insieme di fattori primo su tutti la tramontana! No scherzo, anche se questa ha avuto un ruolo fondamentale. Gli infortuni sono serviti a farmi modificare il metodo di allenamento evitando gli esercizi più traumatici. Poi penso che la chiave sia stata provarla contemporaneamente a Sitting Bull di stile differente e questo mi ha permesso di scalare sempre su alta difficoltà accrescendo il mio livello di forma, di non avere grandi tensioni a livello di aspettative e di distanziare i tentativi su Camo evitandomi traumi. Ma la cosa più importante è averci creduto sempre ed essermi impegnato sempre con la stessa determinazione anche quando avrei potuto mollare e cambiare obbiettivo.

Grotti, descrivici un po' questo posto. Da quanto lo frequenti, cosa hai scalato di importante qui e cosa possono trovare i climber "normali"?

Grotti è un luogo che ho nel cuore perché è stato il primo dove ho veramente iniziato a ricercare l’aspetto sportivo dell’arrampicata. Ho iniziato a frequentarlo nei primi anni 90 con dei compagni di università (ISEF). La roccia è un conglomerato a buchi quindi l’arrampicata è prevalentemente su biditi, monoditi e qualche tridito, spesso dolorosi, su muri generalmente leggermente strapiombanti. Ad oggi ci sono circa 8 settori anche se il più bello rimane sempre ‘Grotti classica’. Penso che in questi anni ho ripetuto quasi tutte le vie di Grotti classica con l’unico rammarico di non essere mai riuscito a chiudere i conti con INPUT uno storico 8c di cui Jolly fece la prima libera. La falesia è molto indicata per chi ha un livello dal 7b all’8c ma le vie più belle per me vanno dal 7c+ all’8a+.

Altri posti impossibili da perdere dalle tue parti quali sono??

Beh sicuramente il Gabbio a Ferentillo e le falesie di Sperlonga: il Moneta, la Grotta dell’arenauta e la Montagna spaccata. Un altro posto molto bello è Collepardo con le sue tre falesie più grandi La classica, La Pala e la Cueva.

Scali da molti anni giusto? Come hai visto nascere e cambiare l'arrampicata dalle tue parti??

Si giusto, ho iniziato con mio padre all’età di 8 anni quando l’arrampicata era considerata un allenamento per andare in montagna tanto che le falesie si chiamavano palestre di roccia. Ho sempre arrampicato ma come ho già detto la vera svolta sportiva c’è stata nel periodo dell’università. L’arrampicata l’ho vista nascere e l’ho vista cambiare sì. Per allenarci facevamo 30 km di raccordo anulare per arrivare a Marino dove c’era un muro strapiombante con prese scavate lungo una cinquantina di metri dove poter fare traversi e i primi accenni di boulder. Ho visto che prima chi scalava era un po’ fuori dagli schemi ma si impegnava e cercava i modi più ingegnosi per allenarsi pur di raggiungere il massimo in falesia, vedi la generazione di Finocchi, Jolly, Rosica, Ciclope che cercava tiri sempre più duri, viaggiava e stava settimane a provare lo stesso tiro.

Paradossalmente con l’avvento delle palestre il livello non è aumentato in proporzione al numero dei frequentatori, è tutto più facile tanti (giovani) scalano ma pochi si allenano costantemente e con metodo. E’ proprio questo che vorrei trasmettere (alla nuova e alla mia generazione) e cioè che certi risultati non sono impossibili bisogna impegnarsi sudare e lavorare sodo e perseverare anche se il lavoro sembra non avere effetto, sembra una frase fatta ma è una sacrosanta verità. E come dico sempre, bisogna essere un po’ masochisti!

Famiglia, lavoro, non proprio una età da teenager eppure di tieni ancora a bestia. Come concili gli impegni della vita con quelli dell'arrampicata??

Devo dire che mia moglie ha un ruolo fondamentale perché sostiene questa mia passione senza praticarla, praticamente mi sopporta come dicono i miei amici!!!
Ma il motore di tutto è la grande passione. Il lavoro poi (istruttore sportivo militare della G di F) mi consente di avere delle giornate libere da dedicare alla scalata e all’allenamento, anche se devo dire che è sempre una corsa per riuscire ad incastrare tutti gli impegni di tutta la famiglia e soprattutto a Roma dove gli spostamenti sono molto difficoltosi.

Ora a cosa punti?? 9a+????

No magari!!! Il mio più grosso sogno oggi è quello di riuscire a ripetere un 9a famoso, un 9a che abbia ripetizioni autorevoli allora sì che sarei veramente completo… Ma so anche che per fare questo dovrei provare il tiro mesi stando lontano dalla famiglia e dal lavoro e questo non è possibile…gli obbiettivi però mettono in moto tanti meccanismi…chissà!

 

Intervista Stefano Michelin

 

 

Banner c

Copyright © Up-climbing.com By Versante Sud Srl
Sede legale Milano via G. Longhi, 10 - Registro Imprese di Milano P.IVA n. 12612150156 REA MI-1569599 - Cap. Sociale euro 10.000,00

Logo footer e307f2bce5042c4e7a257ec709ea497334ec09124162c27e291131063b267875