Bogliacino: treni e 9a

A tu per tu con Lorenzo Bogliacino

22 October 2020
Lorenzo Bogliacino ha salito TCT, un 9a che si attesta come il secondo tiro sul grado. 

In un'epoca dove un 9a salito da un pro fa ancora notizia, Lorenzo si dedica alla scalata quasi a tempo pieno. Quasi nel senso che quando non è impegnato a lavorare, si dedica alla scalata. Lavora come capostazione a Ceva e incastra sessioni di arrampicata ed allenamento tra un treno in ritardo ed uno soppresso. È riuscito a trovare una buona quadratura del cerchio che l'ha portato a conseguire risultati importanti su roccia, raggiungendo il fantomatico grado di 9a. Ha trascorso un'estate on fire e ce l'ha raccontata tutta d'un fiato. Noi, da buoni pendolari, l'abbiamo ascoltato rimanendo dietro la linea gialla. 

Numeri da pro senza essere un vero e proprio pro: come è essere Lorenzo?  

Come dico spesso, non è facile essere me, ma per farla più semplice essere Lorenzo direi che prima di tutto implica una alternanza di alti e bassi notevole! Anche questa stagione è stata contraddistinta da uno dei miei soliti cali di motivazione che mi portano a dedicarmi più alla tavola che alla scalata; per fortuna ha coinciso con il periodo del lockdown, quindi in quei due mesi ho avuto modo di coltivare un paio di passatempi che non implicano grandi spostamenti: mangiare, leggere e guardare serie tv! Certamente non sono uno che ama i toni di grigio e passare da un estremo all’altro è un po’ faticoso, comunque cerco di accettare questa alternanza e cavalcare i vari momenti dell’anno con autoironia, anche se non è sempre facilissimo.  Ad ogni modo, da quasi due anni lavoro come Capo Stazione a Ceva e l’autonomia che mi da il lavoro è per me molto importante. Ho il vantaggio di fare i turni e le notti, cosa che mi lascia, devo dire, abbastanza  tempo libero; allo stesso tempo però, significa lavorare spesso nel weekend, faticare a trovare soci in settimana e fare i conti con un ritmo sonno-veglia non sempre regolare. In effetti è stata una bella stagione ma devo dire che con il livello che c’è oggi nella scalata mi sento ancora lontano dai numeri di un “pro”, quindi continuo a considerarmi uno scalatore appassionato, motivato a migliorare ma pur sempre un dilettante. Ciò che penso di avere in comune con un professionista è una dedizione davvero totalizzante nei periodi di motivazione: oltre a lavorare scalo e basta, non esco la sera,  seguo un rigido regime alimentare e faccio ogni cosa nell’ottica di arrivare alle giornate in falesia il più riposato e in forma possibile; in questi periodi, però, tutto questo non è per me un sacrificio: scalare, essere in forma e viaggiare sono le cose che più amo e ripagano pienamente i miei sforzi.

TCT è il culmine delle ultime tue avventure verticali. Ci racconti qualcosa in più su questa esperienza? 

TCT è stata una scelta dettata dal fatto che, dopo le belle realizzazioni estive, volevo mettermi di nuovo in gioco su una via di grado 9. Il problema è che non si tratta di un grado facile da trovare a distanze accettabili da casa, quindi in realtà le alternative erano abbastanza ridotte. In estate ho girato moltissimo tra Val d’Aosta, Svizzera, Verdon e Camaiore e sentivo la necessità di avere un progetto più facile da gestire dal punto di vista logistico, senza contare che muoversi così tanto ha ovviamente dei costi alti e le mie finanze cominciavano ad assottigliarsi. Gravere mi è subito venuta in mente per tanti motivi: raggiungibile per delle mezze giornate dopo lavoro, condizioni ottime in questo periodo, vie di grande resistenza. Ho un amico che abita in Val di Susa, quindi ho avuto la possibilità di dormire da lui alla bisogna, senza contare che entrambi avevamo progetti nella stessa falesia e non scalavamo insieme da parecchio per via dei turni di lavoro. La via è la connessione di un 8c, l’Extrema Cura, e di un 8b+, Base Jump, divisi da un riposo “da conoscere”. Appena ho iniziato a provare la prima parte di 8c, ho subito capito che avrei dovuto dare il massimo: la sezione dura dell’Extrema Cura impone alcuni movimenti di impulso nei quali non sono del tutto a mio agio e mi sono serviti un paio di giorni per scovare i piedi giusti per addomesticarli. Per provare la linea completa si deve scalare tutta la sezione dura dell’8c fino al riposo, per cui ho dedicato il massimo dell’attenzione a capire come passare in buona scioltezza ad ogni tentativo ed arrivare al riposo con il massimo possibile di energie per poter combattere sulla seconda parte di 8b+. Da quando ho iniziato a scalare l’8c con padronanza si sono susseguite giornate di continui miglioramenti anche se la via mi sembrava sempre molto dura. In particolare, ho trovato difficilissimo radunare le forze fisiche e mentali per i primi movimenti dell’8b+ dopo il riposo: bisogna essere tonici e precisi per valorizzare un rovescio e da lì in poi avere forza, concentrazione e grande voglia di soffrire fino all’ultimo moschettonaggio che porta al traverso finale. Ho capito di avere la concreta possibilità di fare la via al mio sesto giorno di tentativi, domenica 11 ottobre: cado all’ultimo movimento in una giornata di condizioni eccezionali con vento forte e umidità bassissima. Le giornate così, come ogni scalatore sa, hanno due facce: la prima è la consapevolezza di avere la via a portata di mano ma la seconda è la possibilità che i miglioramenti si interrompano, che le condizioni peggiorino e che si sia sprecata la migliore occasione possibile. Anche io ho dovuto fare i conti con questa sensazione strisciante e per ben due volte: cado con la stessa presa in mano sabato 17 ottobre! Sabato sera cena con Eli a casa di Umbe: la giornata è alle spalle e tra cous cous, proteine, risate e vecchi video di scalata le batterie si ricaricano. Domenica mattina, dopo un breve scaldo e l’indecisione se fare un tentativo, parto sulla via e capisco che tutto sta girando nel verso giusto: una bella lotta e mi ritrovo a moschettonare la catena del mio secondo 9a!

Adesso che sappiamo tutto sull'ultimo 9a, raccontaci un po' le ultime avventure in generale. Dovrebbero esserci cose interessanti tipo Noia… 

Il riassunto della mia estate è: guidare, guidare e ancora guidare! Credo sia stata una delle estati in cui ho macinato più chilometri in assoluto: da Gressoney alla Svizzera passando per Camaiore e il Verdon. Tralascio l’inizio di stagione in cui come sempre ho cercato di tornare in una forma accettabile risalendo la piramide dei gradi a partire dal 7b: uno schema che ormai si ripete ogni anno! La prima tappa dell’estate in cui mi sono sentito di nuovo in forma è stata la vacanza con Elisa in Valle d’Aosta: la scelta ricade su Gressoney, falesia della Benedizione, posto che garantisce anche delle belle giornate di boulder per lei a Champorcher. Una settimana davvero eccezionale per tutti e due ma soprattutto per lei, visto che sale il suo primo boulder di 8a! Io capisco di essere nel posto giusto e porto a casa un po’ di vie fino all’8c e inizio a fiutare la possibilità di riuscire sulla mitica SS26, 8c+, che si concretizza di lì a poco. La spinta di SS26 è fortissima e, sempre alla ricerca di un posto che garantisca divertimento per me e per lei, finiamo a Voralpsee e Magic Wood. Per Elisa altro grandissimo risultato: primo 8a boulder in giornata ma anche un infortunio che purtroppo le compromette vacanza e stagione. Torno da Voralpsee con pochi risultati ma con la voglia di continuare a viaggiare. Vado dritto alla Ramirole dove chiudo i conti con un 8c che mi era sfuggito all’ultimo movimento l’anno scorso: la pas si sage femme. Decido di guardare anche l’uscita di destra che aggiunge mezzo grado anche se sono un po’ intimorito: dopo la libera di Seb Bouin il tiro probabilmente non è mai stato ripetuto, come mi conferma lo stesso Seb. Anche qui riesco a chiudere in fretta i conti: conoscere bene la prima metà della via è un vantaggio indubbio! Nel frattempo, Elisa mi segue in tutte le mie peregrinazioni, mi fa sicura e mi supporta (o sopporta!) ed è grazie a lei se riesco a viaggiare così tanto: spesso i miei turni a lavoro implicano giorni liberi in settimana ma non durante il weekend ed è sempre problematico trovare compagni per scalare. Dopo la Ramirole continuo a schizzare come una pallina da flipper per le falesie e ho tantissima voglia di tornare a San Rocchino, dove ho salito il mio primo 9a nel 2019 e dove ho lasciato un sacco di bei ricordi e amicizie. Qui salgo in breve tempo un famoso 8c, Bardamù. Un’altra grandissima soddisfazione in terra toscana arriva di lì a poco: poco tempo prima, tra il serio e il faceto, scrivo a Luca Lucchesi che sarebbe un bel target per questa stagione ripetere una delle sue vie a San Rocco in giornata. Mi sembra di averla sparata grossa, perché so bene quanto Luca ragioni sui gradi delle sue FA e sia sempre parco nelle valutazioni. Da uno scalatore con il suo background di vie storiche in giro per la Francia e l’Italia non posso aspettarmi altro. Briciole di Gloria, 8b+, mi attrae dalla stagione scorsa: una via lunga, complicata e di sofferenza sullo stesso muro del mio primo 9a. Mi consulto un po’ con Luca, che mi infonde come sempre la massima fiducia. Dopo due giri di perlustrazione, in un’altra giornata di grande aderenza, salgo al terzo tentativo questa via, incredulo ma grato a questa falesia per l’ennesima gioia! La stagione di San Rocchino è ormai ufficialmente aperta e prosegue a gonfie vele con la FA di Touch Down, per il quale propongo il grado di 8c+. È una salita che per me ha un valore altissimo: la via era stata provata a lungo da Filippo Romoli, ed è proprio lui che mi invita a tentare la libera, facendomi un bellissimo regalo: la possibilità di una FA in una delle falesie che amo di più!  La mia storia su Noia, invece, inizia due anni fa. Avevo pensato spesso in passato a questa linea dopo aver fatto Noi nel 2017 ma tutte le giornate in cui l’avevo provata mi avevano lasciato la sensazione che fosse lontana dal mio livello. Le cose cambiano a gennaio 2020: per la prima volta riesco a partire per dei tentativi veri e propri, cadendo dopo il famoso traverso che dalla fine di Noi conduce alla seconda metà di Cobra. Mi sembra di aver fatto ottimi progressi, ma dopo queste due giornate parto per una vacanza ad Oliana, nella quale gli astri non si allineano come vorrei e al mio ritorno subisco un calo fisico e mentale che culmina nel lockdown. Noia non è più nei miei pensieri, almeno per un po’. Mi ritrovo un po’ per caso sotto Noia venerdì 25 settembre. Il giorno successivo ho in programma di scendere a Camaiore per provare la libera di Touch Down, quindi parto con l’idea di limitarmi e girarla senza troppe ambizioni per cercare di capire se mi sento meglio rispetto al passato. Con grande sorpresa mi ritrovo finalmente a cadere nell’inforcare il rovescio finale: dove si cade se si hanno possibilità concrete di fare la via. Nonostante tutto, decido di rimanere fedele al piano ed il sabato mattina sono a San Rocchino, dove Touch Down diventa realtà! La motivazione è altissima, quindi decido per una mossa azzardata: tornare il giorno successivo ad Andonno per provare Noia. Così, in un bel pomeriggio di sole e aria, mi ritrovo a salire anche il primo 8c+ italiano, assicurato da Elisa che si sobbarca con me questi 300 km tra Toscana e Piemonte, con la quale condivido la gioia di una via che mi ha fatto dubitare tantissimo delle mie capacità in passato.

Fonte Lorenzo Bogliacino

AP

 

 

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