Marcello Bombardi, intervista

Qualche domanda dopo la FA di Cose Preziose

17 January 2017

Pochi giorni dopo la prima salita di Cose Prezione, nuovo 8c+ ora, abbiamo chiesto a Marcello Bombardi, forte atleta della Nazionale Italia qualcosa in più su questo tiro ma anche sulla sua attività di scalatore e, quale esponente di punta della Nazionale, anche sulle Olimpiadi ovviamente.

Iniziamo da Cose Preziose. Che via è? Dove si trova? Chi l’ha chiodata e quando? Dicci tutto su questo nuovo test...

Cose preziose è una linea chiodata intorno agli anni 2000 da Roberto Mochino insieme alle altre vie della falesia del Libro, uno scudo di gneiss compatto nascosto tra i boschi della bassa val di Susa e caratterizzato da una scalata verticale o in leggero strapiombo, molto tecnica e di precisione. Le altre vie della falesia, già di alta difficoltà per quei tempi, erano state liberate da scalatori quali Marzio Nardi e Valter Vighetti mentre questa via era rimasta ancora insalita. Presenta qualche presa scavata o resinata, come è frequente trovare per vie chiodate in quegli anni, ma in modo non invadente e rimane comunque una linea bella da scalare.
Avevo provata la via per la prima volta per caso qualche anno fa ma solo lo scorso autunno mi sono messo a lavorarla seriamente. Ho impiegato cinque giorni per trovare tutti i metodi, perfezionarli e infine riuscire a concatenarli fino in catena. Mi ha appassionato lavorare una via del genere soprattutto per lo stile di scalata, diverso da quello su cui sono abituato a confrontarmi di solito, di precisione ma richiedente allo stesso tempo molta forza di dita. Non è mio solito lavorare così tanto una via ma è stata una bella esperienza che mi ha ridato tanto alla fine.
Riguardo al grado sono stato molto indeciso, non ho chiuso o provato molte vie sul grado di 8c+ e men che meno di questo stile. I primi giorni pensavo potesse essere solo 8c ma dopo alcuni buoni tentativi falliti mi sono convinto a proporre il mezzo grado in più.

Raccontaci qualcosa della tua vita da scalatore professionista. Com’è la tua settimana tipo?

Dipende molto dal periodo dell’anno, se sono in giro per gare, raduni o altri impegni. I mesi carichi di allenamento sono quelli in cui ho più routine ma si tratta fondamentalmente di allenamenti nelle varie palestre di Torino durante la settimana e qualche scalata di piacere nel weekend. Grazie al supporto del Centro Sportivo Esercito e con la sospensione degli studi universitari dall’anno scorso ho la possibilità di dedicarmi completamente a questa passione ma il tempo libero che rimane non è comunque molto.

Che scalatore sei? Come ti descrivi?

Penso di essere uno scalatore abbastanza completo, sia nelle specialità (difficoltà e boulder, in speed ci sto lavorando) che negli stili di scalata. Se dovessi trovare un punto debole e uno forte potrebbero essere rispettivamente i biditi e le spallate. Mi piace molto mettermi in gioco, anche sulle cose in cui sono meno bravo. Sono molto determinato di testa ma in falesia non ho una grande attitudine a lavorare a lungo i tiri.

Che margini di miglioramento senti di avere ancora?

Sono anni ormai che mi alleno con metodo e non posso certo affermare di essere agli albori della mia carriera ma penso comunque di avere ancora possibilità di alzare il livello di preparazione fisica. Quest’anno potrò concentrarmi meglio sul carico di inizio stagione e rendendo più efficace ogni singola seduta spero di trarne dei benefici. Oltre a questo ci sono comunque altri ambiti, considerati attualmente meno convenzionali nella cultura dell’allenamento, in cui ho possibilità di migliorare molto come l’elasticità, la tecnica di scalata, il mental training… Io penso che anche il più grande sportivo abbia qualcosa su cui può lavorare quindi c’è solo da rimboccarsi le maniche.

Arrampicata alle Olimpiadi, dicci la tua.

È un grande obiettivo raggiunto dal nostro sport ed essendo un atleta focalizzato sulle gare non posso che esserne contento. Sinceramente trovo giusta la decisione da parte della federazione internazionale di proporre la combinata a questi primi (sperando che non siano gli ultimi) giochi olimpici. È l’unica possibilità per mostrare al pubblico tutte le discipline del nostro sport avendo a disposizione un solo set di medaglie e non avrei trovato giusto se se ne fosse privilegiata una escludendo le altre due. Il format di gara con cui viene determinato il peso di ciascuna specialità per concorrere alla vittoria finale non è ancora stato ufficializzato ma spero che sia una formula la più bilanciata possibile.

Gareggi in ambito internazionale: come vedi l’arrampicata italiana rispetto agli altri paesi?

Purtroppo l’arrampicata italiana è decisamente arretrata rispetto a quella degli altri paesi, non tanto per i risultati ma più per quanto riguarda la gestione della squadra nazionale. Nell’ultimo anno si sono fatti passi avanti con la formazione di un gruppo di tecnici che lavorassero assieme in raduni e trasferte ma siamo ben lontani dalla struttura organizzativa con cui alcune nazioni lavorano già da tempo. Spero che con l’incentivo dei giochi olimpici anche in Italia si riesca ad avere una gestione degli atleti in nazionale più pianificata e ad arrivare a raccogliere più risultati significativi a livello internazionale.

Hai o avevi dei modelli di riferimento?

Caratterialmente non tendo ad avere un solo modello, tendo più a ispirarmi ai diversi punti forti di ciascuno. Se proprio dovessi sceglierne uno sarebbe Wolfgang Gullich per il modo metodico con cui si allenava, innovativo per quei tempi.

Idee e progetti per il futuro?

Attualmente non ho molti progetti se non quello di concentrarmi al meglio alla preparazione per la stagione agonistica 2017. Gli appuntamenti sono molti, i primi anche a breve, e se voglio migliorare ancora devo dedicarmi completamente a quello. Le vie in falesia possono aspettare qualche mese...

 

Intervista Stefano Michelin

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