L’Ottoconte: l'arrampicata contro la violenza

Arrampicata per il sociale

27 January 2022
La psicologa Laura Pomicino presenta il progetto L'Ottoconte.

Ogni appassionato di arrampicata lo sa: questo è lo sport più bello del mondo. In realtà non è proprio così, per ogni sportivo la sua disciplina è la migliore. Ciò che è innegabile riguardo all'arrampicata è la sua duttilità. Può essere praticata da soli o in gruppo, da giovani o da vecchi, in città, in natura, in palestra. Si può fare una gara, si può fare una prima salita, si può andare a scalare con una persona di livello opposto trovando lo stesso piacere e lo stesso divertimento. Con l'arrampicata si può anche però comunicare ed aiutare, attraverso dei progetti dagli importanti risvolti sociali.

Laura Pomicino è una psicologa psicoterapeuta e climber, esperta di violenza contro donne e minori, con un particolare interesse verso una tematica ancor più delicata: la violenza all'interno delle coppie adolescenti. Il suo progetto L'Ottoconte utilizza proprio l'arrampicata come veicolo per trattare queste tematiche, coinvolgendo i giovani in prima persona e aggiungendo qualcosa di tangibile alle parole di un terapeuta. Scalare diventa ancora un'ottima metafora di vita, oltre che essere uno strumento di aiuto, un hobby, un divertimento. 

‘Ho paura’

‘Ma di cosa? Non c’è niente di cui aver paura! Sei da seconda, ti tiene la corda, stai tranquilla’

La catena raggiunta, a fatica. Fatica dello stare, fatica del sentirsi in qualche modo sbagliati, montati al contrario.

‘Cosa c’è che non funziona in me?’

Più di vent’anni dopo, scena analoga.

‘Ho paura’

‘Eh, ci credo, sei appesa lassù. Ovvio che hai paura’.

La catena come traguardo, la soddisfazione di essere arrivata fino lì, sola sì, ma con lei, là sotto, che ti tiene per mano. Guardare giù, incrociare il suo sguardo e in quel silenzio incontrarsi, riconoscersi e stringersi.

Qualcosa è cambiato.

Arrampicare.

Vivere una relazione.

Due esperienze simili. Un parallelo. Qualcosa che vivi, sperimenti, ma così difficile da tradurre in parole che permettano di coglierne l’essenza autentica. Più che comunicarle, riesci a farle tue “abitandole”, un giorno alla volta. Commettendo errori, cercando di comprenderli, curandoti i tagli, cucendo qualche ferita, restando fermo per un po’ quando la caduta è stata particolarmente dolorosa. A volte persino scegliendo di smettere, di dedicarti ad altro. Ma basta una parete, la mano sulla roccia, uno sguardo, quella risata inconfondibile, ed eccoti di nuovo lì, a infilarti l’imbrago, a riprovarci ancora. Magari su una via nuova, magari accarezzando un viso ancora sconosciuto. Ma di nuovo lì. 

Come si insegna, tutto questo? Al di là della tecnica, al di là della teoria, è possibile trasmettere il senso intimo dell’arrampicare, la bellezza di una relazione che nutre?

Il lavoro quotidiano, anno dopo anno, con centinaia di ragazzi e ragazze, per contrastare la violenza nelle giovani coppie e costruire insieme possibilità percorribili per prevenirla, ha fatto emergere tanti quesiti. Uno, su tutti: cosa manca? Perché il messaggio non arriva come dovrebbe? Eppure sono qui, di fronte a loro, a condividere ciò che conosco. E loro sono qui, sento i loro sguardi su di me. Stanno ascoltando. Ma manca qualcosa. Il problema sono le parole. Sono una psicoterapeuta, questo è il mio strumento. Fondamentale ma non sufficiente: volatile, astratto.

E allora?

Allora, nasce ‘LOttoconte’. Un progetto che l’Associazione Clic Trieste - Psicologia e Psicomotricità ha potuto realizzare grazie al contributo del Comune di Trieste e all’imprescindibile supporto della Scuola Nazionale di Alpinismo ‘Emilio Comici’ - CAI Società Alpina delle Giulie di Trieste. Due edizioni, 27 ragazzi e ragazze fra i 14 e i 18 anni, 10 istruttori e istruttrici, la palestra di arrampicata del Centro Sportivo Internazionale di Trieste. Arrampicare per fare esperienza, per sentire con il corpo prima ancora di comprendere con la mente. Pochi elementi essenziali. Un obiettivo chiaro e ben definito: usare gli elementi di base dell’arrampicata per definire gli ingredienti chiave per una buona relazione. 

Cosa significa fidarsi di sé e delle proprie scelte? Costruiamo la cordata. In che modo, cosa guardo, cosa mi muove dentro l’abbinamento casuale con qualcuno che magari non conosco o non mi suscita simpatia?

E poi, affidarsi: stare in relazione è come muoversi in equilibrio fra il desiderio sempre maggiore di mostrarsi e il timore di essere guardati, visti. Dove poniamo il confine e come possiamo decidere se e quando spostarlo?

Impariamo la parata. Prima a terra, uno di fronte all’altro. Di spalle, lasciandosi andare, scegliendo di credere che le mani del proprio compagno ci accoglieranno e sosterranno. E poi in parete, su un terreno nuovo, non conosciuto, elettrizzante ma anche spaventoso. Fin dove salgo, fin dove posso spingermi?

E così, un passaggio dopo l’altro, alternando esperienza e brevi confronti in cerchio, abbiamo condiviso concetti fondamentali dell’arrampicata come di una relazione sana. L’importanza di comunicare in modo adeguato, pena farsi male, persino precipitando fino a terra. La centralità e la legittimità di ogni emozione provata, dentro sé e nell’interazione con chi ci sta accanto. La necessità di ascoltarsi, riconoscendo i propri limiti e le proprie risorse, per poter garantire una progressione di cordata ottimale per entrambe le parti in gioco. Conoscere e conoscersi, ponendo attenzione ai materiali, distinguendo fra ciò che è indispensabile, ciò che è accessorio, ciò che è inutile, ciò che non deve esserci. In entrambi i casi quattro ore di incontro e confronto, esperienza e parola che si sono confuse integrandosi, ragazzi e ragazze entusiasti e partecipi.

Il successo dell’iniziativa ha spinto la macchina organizzatrice a mettersi in moto per riproporre il progetto in altre sedi italiane, convinti che questa modalità possa rappresentare una nuova ed efficace opportunità per veicolare un messaggio chiaro, semplice ma essenziale: le relazioni devono fare bene, è nostro diritto rivendicarlo, è nostra responsabilità contribuire affinché ciò sia possibile, è doveroso proteggersi ma necessario correre piccoli e sostenibili rischi per raggiungere l’obiettivo, ovvero arrivare in catena, insieme.

 

L'iniziativa è agli albori,  chi volesse partecipare o desiderasse maggiori informazioni può contattare la dottoressa Pomicino alla mail [email protected]

Fonte e cortesia foto Laura Pomicino

Alessandro Palma

 

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