Locals only: il triangolo no

La top ten di Stefano Carnati

18 January 2021
Alla scoperta delle dieci linee top del Triangolo Lariano con Stefano Carnati.

“Il triangolo no, non l’avevo considerato”. Queste parole venivano profeticamente cantate da Renato Zero, che sembrava già conoscere la zona di casa del nostro Stefano, anticipando il fatto che divenisse una delle aree forse meno frequentate rispetto alle altre zone lombarde. Per dargli lo spazio che merita, vista anche la quantità di perle nascoste della zona, Stefano Carnati ci porta alla scoperta dei tiri che raccomanda nella sua zona. Con una bella descrizione di ogni tiro, tipico del carattere puntiglioso del ventenne Ragno di Lecco, sognamo le sensazioni che la scalata su roccia ci regalava prima dei vari lockdown. 

Per chi non conoscesse Stefano, in arte Teto, è un ragazzo che definire talentuoso è dire poco. A parere di tanti Stefano Carnati è uno dei più grandi talenti mai nati in Italia, con una naturalezza del gesto riscontrabile forse solo in Gabriele Moroni e pochi, pochissimi altri. La sua lista di linee salite fa venire il capogiro, ma c’è ben altro oltre ai numeri. C’è storia, c’è ricerca, c’è attenzione. Ogni tiro o blocco viene attentamente scelto da Stefano per qualche ragione, mai per riempire le pagine di un curriculum. Risultati in gara, su roccia, nella scuola. Non vi sveliamo i suoi numeri, vi basti sapere che ha già conquistato il titolo di Ragno di Lecco nonostante la giovane età…

 Ho la fortuna di vivere in una regione, la Lombardia, abbastanza ricca di falesie interessanti e conosciute. Per la stesura di una lista delle vie da consigliare, ho scelto di limitare la zona di interesse all’area in cui abito (nello specifico il Triangolo Lariano), tralasciando purtroppo luoghi limitrofi (es. Comasco, e Lecchese), sicuramente altrettanto meritevoli. Quando penso al Triangolo Lariano e alla sua offerta arrampicatoria, mi vengono in mente le falesie dove ho iniziato a prendere confidenza con la roccia ed altre che, soprattutto nei periodi post-lockdown, si sono rivelate perfette ed adeguate per passare dei bei momenti e testare anche il livello di forma. Certamente non sono falesie comparabili con famosi luoghi, ma possono soddisfare anche i più esigenti climbers, soprattutto grazie all’impegno dei diversi chiodatori che si sono impegnati con passione nella ricerca di nuove linee. Non mancheranno certamente in futuro interessanti novità, soprattutto per tiri di difficoltà medio-alta. Dunque, per un ipotetico tour in queste zone, ecco l’elenco delle vie (e falesie) da me suggerite, che spero possano soddisfare la curiosità anche di chi finora non le ha frequentate.

Scarenna, “Poker” (6b): la falesia di Scarenna ha visto molte generazioni di arrampicatori testarsi sulle vie qui presenti. Malgrado la roccia sia diventata nel tempo piuttosto “unta”, alcuni tiri sono ancora di riferimento per chi desidera approcciarsi verso vie più “severe”.

Sasso Giallo (Erba) “Cianfrin” (6c+/7a): piccola falesia che offre una vista panoramica sui laghi della Brianza e vie tecniche su calcare giallo. “Cinafrin” è una tra le più soddisfacenti.

Monte San Primo, “Subir la pietra caliente” (7a+): salire su roccia bollente… In realtà è solo la sensazione delle dita e degli avambracci che si infiammano cercando qua e là i buchi migliori. La falesia, infatti, è l’unica della zona che permette un'arrampicata in questo stile.

Monte San Primo, “Dulza l’uga” (7b+): altro particolare tiro che, oltre alla bella visione del Lago di Como, permette una divertente arrampicata caratterizzata da un incrocio che richiede una buona decisione.

Gajum (Canzo), “Sciarada” (7c+): storica linea test per le dita. È la via di passaggio obbligato per chi aspira a tiri più tosti presenti in questa falesia piuttosto conosciuta, soprattutto per tiri di grado 8. Capre al Sole (Canzo), “Lelouche” (7c+): uno dei primi tiri aperti in questa falesia invernale, a picco sul paese sottostante, con vie leggermente strapiombanti su canne. Valbrona, “Local Tufas” (8a): linea molto divertente, che si sviluppa su un forte strapiombo a canne (non tipiche in zona), dove “giocare” bene con incastri di ginocchio può aiutare a sopportare la ghisa.

Buco del Piombo (Erba), “Il crepuscolo” (8b): falesia che si trova in un sito di interesse storico e naturalistico al momento chiuso. Ha negli ultimi anni regalato a molti frequentatori un ottimo luogo dove arrampicare anche nelle giornate più afose o piovose. Le vie si sviluppano all’ingresso della caratteristica ampia grotta, accessibile dopo una ripida scalinata. La roccia è un calcare bianco molto fine (Maiolica) che non aiuta certo l’arrampicata a vista. “Il crepuscolo” è una via di oltre 30 metri su costante strapiombo, con diverse sequenze difficili. È possibile un’estensione chiamata “Il crepuscolo degli dei” (8c).

Valbrona, “Tufas Tufas” (8b+): per me il tiro più caratteristico e meritevole di tutta la zona e che non ha nulla da invidiare a vie parecchio conosciute. Segue una logica linea a canne, con un blocco finale che richiede buona aderenza.

Valbrona, “The party’s here” (9a): attualmente la via più difficile della zona, liberata da Gabriele Moroni nel 2019, caratterizzata da un blocco in uscita con un movimento estremamente aleatorio.

Fonte e cortesia foto Stefano Carnati

AP

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