La cordata italiana alla conquista di Flatanger

Il racconto di Carnati e Bana

24 August 2020
Appena prima della Coppa del Mondo di Briancon, un manipolo di italiani ha fatto a pezzi Flatanger.

Sui suoi canali social, Stefano Ghisolfi ha presentato la cordata italiana a Flatanger con una lista di tiri ripetuti davvero impressionante. Luca Bana e Stefano Carnati sono due ragazzi che erano una promessa dell’arrampicata italiana in falesia; oggi i due sono il presente, insieme a illustri nomi come Moroni, Ghisolfi, Bombardi,... Facciamo un tuffo a Flatanger con i loro racconti!

 

Luca

“Appena arrivati a destinazione la mia intenzione era quella di provare, come primo obiettivo della vacanza, Odin’s eye (8c+), una linea semplicemente perfetta contraddistinta da un grande ed evidente “occhio”: è proprio su questa particolare conformazione che si sviluppa il crux vero e proprio della via, il quale richiede una bella dose di ‘pompa’ per poter essere superato. Purtroppo i giorni precedenti al nostro arrivo aveva piovuto parecchio e la via (così come molte altre della grotta) era abbastanza impraticabile, quindi, dopo aver piazzato i rinvii al primo giro di ricognizione, ho capito che avrei dovuto aspettare e provare qualcosa d’altro, approfittando anche per ambientarmi un po’ al genere di scalata tipico della grotta, molto fisico e stancante. Ho quindi messo le mani su Nordic Plumber (8c), un viaggione di 50 metri che percorre il tratto più logico della grotta, con una sezione finale in traverso su prese piatte veramente spettacolare, riuscendo a risolverlo velocemente. Nell’attesa che Odin’s si asciugasse, ho salito anche Nordic Flower (8c), un'altra super linea di 50 metri caratterizzata da alcune delle conformazioni più belle e particolari in assoluto. Una volta completati questi due super classici, sono tornato su Odin’s per capire se le prese bagnate si fossero asciugate. Fortunatamente le condizioni erano decisamente migliorate e dopo aver trovato i giusti metodi per il crux, sono riuscito a chiudere questa linea stellare in pochi tentativi. A pochi giorni dal termine del trip in terra norvegese, ho effettuato una veloce ripetizione di Brunhilde (8c), itinerario forse meno ‘famoso’ rispetto ai precedenti, ma caratterizzato da una sezione boulderosa su appigli veramente di qualità! Il penultimo giorno ho poi salito Sledgehammer (8c+) inaspettatamente dopo un paio di giri di ricognizione, una linea veramente logica che percorre la prima parte intensa di Witchhammer per poi proseguire sulla seconda parte di resistenza di Thor’s  / Plumber, un vero e proprio must! L’ultimo giorno della vacanza ho poi provato i movimenti di Thor’s Hammer (9a/a+), indubbiamente LA LINEA capolavoro della grotta, riuscendo a trovare i giusti sistemi e risolvere le sequenze chiave grazie anche ai preziosi consigli di Stefano e Marcello. Un motivo in più per tornare presto in questa falesia spettacolare!


Stefano

“Un’altra vacanza, la mia terza, in questo fantastico luogo si è conclusa. Insieme a Marcello e Luca abbiamo passato delle belle e lunghe giornate di scalata nella grotta, la cui roccia e linee non finiscono mai di stupirmi! Grazie alle buone condizioni meteo e alla direi ottima forma fisica, l’elenco totale delle vie salite dal nostro trio è lungo. Mentirei se non dicessi che un po’ impressiona anche me!

Personalmente, dopo aver portato a termine “Illusionist”, progetto lasciato incompleto lo scorso anno, mi sono concentrato su “Little Badder”, l’obiettivo principale della vacanza, un tiro piuttosto lungo, molto strapiombante e super fisico. Provare le vie a Flatanger significa principalmente lavorare sulle diverse sezioni, con l’aiuto di corde fisse e jumar. Ed è proprio così che ho fatto per qualche giorno, considerato che già conoscevo la prima e lunga sezione di 8b e che, purtroppo, la fessura iniziale del tratto più difficile rimaneva bagnata. Una volta in condizioni scalabili, fortunatamente nella seconda giornata di tentativi dal basso, le braccia e soprattutto le gambe, visti i numerosi incastri di piede, hanno retto ai suoi circa 150 movimenti!

Gli ultimi giorni ho poi deciso di tentare “Brunhilde”, una delle poche vie non estreme a me rimaste e che da sempre mi attraeva. Essa inizia con un primo tiro di 7c+ (molto ripetuto e l’unico di grado 7 nella grotta, tutti gli altri, circa 50, si trovano nella enorme parete verticale poco prima, aihmè sconosciuta alla maggior parte di coloro che hanno visto Flatanger soltanto su uno schermo). Per evitare la partenza dalla corda fissa di questo tratto, Adam ha aggiunto la prima parte di “Thor’s Hammer”, chiamando l’insieme “Brunhilde Low Start”. Avendo scalato “Thor’s” lo scorso anno, da subito la mia idea era quella di salire la linea completa: sicuramente più logica, ma anche molto più dura. Domenica scorsa alcuni tentativi sono subito falliti su questo primo tratto, ma dopo aver visto Marcello e Luca salire i loro progetti, rispettivamente “Thor’s Hammer” e “Sledghammer”, la motivazione era davvero alta. Così, nonostante il sole, giunto anche nella parte più interna della grotta, scaldasse le prese già troppo per i miei gusti, mi è tornata quell’energia sufficiente per un ultimo giro... quello buono! E intanto Marcello aveva deciso di fare defaticamento su “Odin’s eye”! Così, una già fantastica giornata si è trasformata in un giorno di cui difficilmente ci dimenticheremo! Insomma... Un ottimo finale di vacanza!”


Tanta passione, tanta voglia di scalare e di misurarsi con le vie dure in giro per il modo: questo è quello che si evince dai racconti di Stefano e Luca. Ah, certo, si capisce anche che le tirano molto forte!


Fonte Stefano Carnati e Luca Bana 

AP

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