Sofie Paulus e l’ECOpointing!

L’ecosostenibilità nel chiudere i tiri

27 January 2022
Redpoint, onsight, flash, pinkpoint…e ora l’ECOpoint, la proposta di un nuovo “stile” rispettoso dell’ambiente

 

Dalle pagine di 8a.nu, la tedesca Sofie Paulus, studentessa master di Global Change Ecology a Bayreuth, ha approfittato della sua recente salita dell’8c di Fish Eye a Oliana – la sua via più dura per ora – per introdurre un interessante punto di vista per promuovere un approccio più sostenibile all’arrampicata.

Da amante della natura oltre che dell’arrampicata, Sofie è stata sempre molto sensibile al tema del cambiamento climatico e questa l’ha spinta a cercare modi il più possibili sostenibili e a impatto limitato per raggiungere le falesie. Per questo motivo, normalmente fa uso dei mezzi pubblici, del car-pooling o, quando possibile, della bicicletta per arrivare a destinazione, aggiungendo così all’impegno dell’arrampicata, quello richiesto per organizzare e affrontare il viaggio.

Come lei stessa sottolinea, un avvicinamento di questo tipo può influire senza dubbio sulla prestazione, a causa della stanchezza sia fisica che mentale che comporta. Per questi motivi, ha proposto di introdurre in arrampicata il concetto di ECOpointing, cioè di salita di una via che è avvenuta dopo che l’avvicinamento al sito è avvenuto solo attraverso i mezzi pubblici o le proprie forze, in bicicletta o a piedi.

Per certi versi non si tratta di un approccio nuovo, e ne è un esempio il progetto della scorsa estate di Nico Favresse e Seb Berthe, che hanno salito le più dure multipitch delle Alpi spostandosi solo in bicicletta con cagnolini al seguito.

Oltre al significato di questa proposta nell’ambito dell’ecosostenibilità e delle problematiche legate al cambiamento climatico, la proposta di Sofie getta luce anche su un aspetto che molto spesso passa in secondo piano rispetto a gradi e numeri, e cioè che i fattori che concorrono a determinare l’impegno di una via in falesia, multipitch o boulder che siano, sono in realtà molto più estesi rispetto alle sole difficoltà arrampicatorie che si incontrano sulla roccia.

Questo è un aspetto che in generale andrebbe preso in considerazione molto più seriamente nell’ambito dell’arrampicata, per discriminare con più senso critico exploit che, pur avendo magari numeri confrontabili, sono nella realtà ben diversi per il contesto e le modalità che richiedono per essere realizzati.

Come già qualche top climber ha iniziato a sottolineare, non sono più necessariamente un grado o un numero a rappresentare il valore di una salita: il COME è stata realizzata è un aspetto ancor più fondamentale, se non quello principale per comprenderne il valore, andando al di là della bieca numerologia.

Un tema scomodo per i tanti che cercano la gloria mettendosi in coda dietro tiri o boulder estremi ma ormai ultraripetuti e inflazionati, senza dimostrare lo spessore di un approccio più originale e creativo. Tuttavia, è proprio superando questa visione unicamente prestazionale che l’arrampicata si potrà salvare dall’omologazione e dall’appiattimento culturale.

In tal contesto, la proposta di Sofie rappresenta, seppur con intenti diversi, un esempio di una prospettiva nuova e più ampia per vivere l’arrrampicata e per questo rappresenta un interessante punto di vista. Per la discussione completa del suo concetto di ECOpointing, si veda il seguente link sul sito 8a.nu.

Albertaccia

Fonte: 8a.nu / Instagram

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