Un ingegnere da 8c

A tu per tu con Alberto Gotta

01 October 2020
Alberto Gotta è tornato sull'alto livello con delle belle salite nelle falesie vicino a casa. 

Per chi non lo conoscesse, Alberto Gotta è un mix letale di passione e livello, un ingegnere fisicato, la prova che non è sempre vero il detto "tutto muscoli e niente cervello". Partendo dalla provincia di Cuneo, si è costruito man mano senza mai fermarsi. Originariamente era un portiere un po' sottodimensionato nella squadra locale, poi ha lasciato il pallone e si è dedicato a stringerle. Ah, forte, molto forte! 

Senza mai aver fatto exploit esagerati, Alberto ha avuto una crescita lenta e costante, un po' in controtendenza con i climber del nuovo millennio. Il risultato è che si tiene di brutto e scala benissimo ancora ora. Nella sua carriera, ha salito tiri fino all'8c+, boulder di grado 8, conquistato podi e vittorie in campo nazionale, scalato in molte semifinali di coppa del mondo lead. Una curiosità? È intollerante al giallo! 

Da universitario-atleta a lavoratore, com'è cambiata la tua vita verticale?

E' cambiata parecchio, le ore di allenamento si sono ridotte drasticamente e allo stesso tempo anche le energie. Da studente hai la possibilità di gestire molto il tuo tempo, per cui è possibile scalare tanto e con i dovuti riposi mentre ora, dopo il lavoro, si devono raccimolare le ultime forze per uscire di casa e dare il tutto per tutto nelle 2/3 ore che rimangono. Inoltre, diventa fondamentale, sia per la motivazione che per i risultati, massimizzare la resa nei giorni liberi come il weekend e le ferie per cui sembra un po' di prepararsi continuamente per una gara e non si vorrebbe mai perdere la buona forma acquisita. Ma allo stesso tempo, i cicli di peggioramento/miglioramento sono la base dell'allenamento per cui alle volte bisogna imparare ad accettarlo (questa è una delle cose buone con cui devi già imparare ad avere a che fare da atleta ma ora risulta più difficile da digerire) e anche il brutto tmepo alle volte sembra porre ulteriori bastoni tra le ruote. Ma allo stesso tempo questo cambiamento mi ha dato modo di apprezzare ancora di più l'arrampicata e tutto ciò che ha sempre significato per me, cosa che spesso ho dato per scontata. Anche le fonti di motivazione sono dovute cambiare, prima tutto si basava sulla gara e si lavorava al massimo delle possibilità per quella data. Ora ho capito come le persone intorno a te siano molto importanti per fare in modo che si apprezzi il tempo che si trascorre in palestra e per fornire quel boost di motivazione fondamentale per raggiungere i propri obiettivi.

Ultimamente sei stato a Pianbernardo: vogliamo sapere tutto!

Da un paio di anni frequento la falesia di Pianbernardo, è uno dei posti più belli e ricco di tiri duri della zona per cui non poteva che attirare l'attenzione. Inizialmente il sentiero mi ha sempre un po' fermato (si sono un po' pigro, devo ammetterlo) però, superato questo scoglio, ti imbatti in dei muri così belli che vale davvero la pena qualche passo in più. Prima di quest'anno, ho sempre frequentato maggiormente il settore della Cengia, non so perchè ma non avevo mai preso troppo in considerazione il settore basso. Ultimamente mio padre ha deciso di esplorare questa parte della falesia e quindi mi ha trascinato li una volta rientrato dall'esperienza lavorativa in terra lombarda. Appena uscito dal lockdown chiuso in un appartamento di 30 metri quadri, da solo per 4 mesi e lontano da casa ero davvero un po' demotivato e fuori forma quindi questa parte della falesia mi ha dato la possibilità di scalare su tanti tiri duri e meno duri facendomi ricordare quanto fosse bello scalare. Ci sono tantissime vie stupende, solo magari un po' abbandonate perchè su un settore così ampio non sempre si riesce a provare tutto e anche così alle volte c'è bisogno di una guida (umana, non solo cartacea). Proprio a questo proposito, durante le giornate di allenamento a Torino, ho chiesto consiglio a Carlo Giuliberti che è veramente un local da quelle parti e lui mi ha guidato verso quelli che riteneva gli itinerari più interessanti. Ogni weekend prendevo di mira un nuovo progetto e cercavo di ripulirlo, trovare i movimenti e salirlo in quei pochi tentativi che avevo a disposizione. Per fortuna, ogni sessione mi sentivo leggermente meglio per cui sono riuscito a salire praticamente tutti gli itinerari più duri del settore piuttosto rapidamente e mi sono potuto dedicare in breve tempo ad un paio di progetti che erano rimasti intonsi. Alcuni erano stati anche chiodati da lui per cui al motto di "vai a fare un giro e vedi se si può fare" mi sono messo a provare ciò che la falesia metteva ancora a disposizione. Così è nata Venti Virulenti, una nuova linea che si sviluppa nella parte alta del settore basso e unisce una prima sezione molto boulderosa ad una seconda parte più tecnica su di un'onda grigia a buchi. Ho proposto la valutazione di 8c, ma ovviamente aspetto futuri ripetitori per capire se il grado è quello giusto oppure il processo di pulitura e di definizione delle sequenze abbiano influenzato il mio giudizio. In definitiva, sono davvero contento di avere ampliato gli orizzonti e spero che anche altri possano apprezzare questa parte della falesia che offre roccia davvero super e tiri di grande qualità.

Dopo un po' di assenza, sei tornato sgomitando sull'alto livello. Dov'è stato Alby Gotta in questo periodo? C'era ma era in silenzio stampa? Come ti vedi nel futuro?

Ho avuto un periodo di transizione in cui mi sono concentrato molto sul lavoro, ho cercato di capire cosa volevo fare della mia vita da Ingegnere e quale fosse il campo in cui mi volevo buttare. Sull’impeto di questa necessità, un annetto fa mi sono trasferito a Milano per un’avventura un po’ più lontano da casa in modo da capire come fossi in grado di gestirmi da solo in un ambiente sconosciuto e come potessi adattarmi a sfide nuove e diverse. Qui è stato necessario modificare un po’ le mie abitudini, ho scalato un meno in falesia per via degli impegni lavorativi e non sono riuscito ad allenarmi proprio come avrei voluto. In tutta onestà, ho patito parecchio il distacco da casa e nonostante la compagnia e il supporto preziosissimo degli Alberti (Alberto Carati e Alberto Forbiti) che ringrazio davvero tanto, non sono riuscito ad ambientarmi e sono tornato a casa (anche un po’ con la coda fra le gambe...). Da qualche mese sono rientrato a Torino e questo mi ha permesso di tornare a godere di tante cose che davo per scontate come le falesie locali (Pianbernardo in primis) e soprattutto le giornate padre/figlio in falesia. Ritornare a scalare con mio padre ha fornito il supporto che mi ha riportato sulla strada giusta dopo lo sbandamento dovuto alla fine della carriera agonistica, ritrovando gli obiettivi verso cui dirigere le energie e la motivazione. Ma per raggiungere questi obiettivi, si deve passare per l’allenamento e quindi insieme ad un grande amico nonché compagno di allenamenti fidato, Simo (ndr Simone Zappino), ci siamo dati da fare per tornare ad avere qualcosa di interessante da far sentire. Per quanto riguarda il futuro, nonostante la ricerca della strada giusta a livello lavorativo sia ancora in corso e non tutte le questioni siano state risolte, ho capito che l’arrampicata è una di quelle attività a cui voglio dedicare tante energie. Non è solo una simpatica abitudine che mi porto avanti da 25 anni (scalando da sempre la domanda ogni tanto me la sono posta) ma è la mia passione e voglio continuare a migliorarmi costantemente come ho sempre voluto fare in questi anni. Allo stesso tempo però, ho capito che chi ti sta intorno fa la differenza e non va mai dato per scontato. La motivazione deve partire da te stesso, ma l'appoggio delle persone vicine è fondamentale per ravvivare il fuoco della passione. Operativamente parlando, ho dirottato la mia attenzione verso l'outdoor ed ho intenzione di continuare ad esplorare ancora ciò che le falesie vicino a casa hanno da offrire, cercando di aiutare a valorizzarle.

 

Fonte Alberto Gotta

AP

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