Across Evil's Land (D14), in un mare di Yaniro

Gabriele Bagnoli ci racconta della prima libera

18 September 2017
Quest'estate Gabriele Bagnoli ha salito il tiro "Across Evil's Land", che attraversa l'imponente tetto della grotta Il Diablo, nella falesia Via Mala. Si tratta probabilmente di un D14 e per la particolarità del tiro una grande soddisfazione per Gabriele. Ma lasciamo che vi racconti lui stesso...

Ciao Lele, ci va di raccontari di questo tiro?

Across Evil's Land è il tetto che contraddistingue la grotta del settore "Il Diablo" ed è all'incirca 25 metri, dove, il modo più semplice di muoversi è utilizzare la figura n°4 o Yaniro. Ovviamente sono molti gli Yaniro doppi e ad aumentare la difficoltà della via ci sono 3 allunghi morfologici.
Inoltre l'ultimo di questi, per andare a prendere un rovescio, è il più duro e la cigliegina sulla torta è la stanchezza dei movimenti precendenti a rendere tutto più difficoltoso.

Quale è stato il processo che ti ha portato infine a liberarlo?

Questa via si può dire che è stata la mia scuola di dry tooling.
Tutto perché la prima volta che l'ho provata, all'incirca 7 anni fa, il chiodatore e amico Andrea Arici che mi ha fatto scoprire questo sport estremo mi ha portato nella "sua" grotta.
Ovviamente non avevo nemmeno il livello per portare la corda in catena e facendo comunque dei rest arrivavo all'incirca a metà via.
Al contrario lui, sebbene con difficoltà, riusciva quasi a raggiungere la catena con qualche rest e posso dire che è proprio da lì che è iniziata tutta la mia voglia di migliorare per riuscire a realizzarlo.
Quindi dopo anni di vie provate e riprovate e poi chiuse nelle varie falesie di Dry del Nord Italia per caso a giugno sono tornato dal "Diablo" e inaspettatamentre, al 2° giro di giornata, ero arrivato in catena con un solo rest fatto nell'allungo più difficile.
Da lì ho visto che si poteva fare con il giusto allenamento e ovviamente la forte determinazione a soffrire per chiuderlo.

Come ti sei preparato per questo tipo di scalata?

Avendo una buona base di partenza, per un mese mi sono allenato nella palestrina di casa mia con un giubbottino zavorrato di 10 kg su di un circuito orizzontale a tetto che mi permettesse di fare almeno 30 yaniro in continuità e 3 allunghi simili a quelli della via, più i gli allenamenti di lavoro a secco per l'arrampicata
Il 7 luglio tutte le mie fatiche sono state premiate ed al 2° giro di giornata è arrivata la realizzazione.

Cosa ha significato per te questa salita?

Questa salita mi ha fatto capire che nella vita di uno sportivo non ci sono limiti ma solo sfide che devono essere affrontate ed
essendo un ex pugile professionista, questa realizzazione è stata come la preparazione di un match importante,
un match vinto che ti apre la strada ad altre sfide più difficili ed ingaggianti.

Come è nata la tua passione per il Dry-Tooling? Pratichi altri stili di arrampicata o solo Dry?

Il Dry tooling è nato per puro caso dall'amicizia con Adrea Arici, forte Dry-tooler che, ai tempi dell'Alpin Cup(campionato italiano di Ice-climbing), è stato vincitore di qualche tappa e tanti podi.
Lui avendo una palestra di arrampicata "La Tana Del Geco" a Voghera (PV), vicino a casa mia, mi ha avvicinato e appassionato a questa stupenda disciplina portandomi alla scoperta di falesie da lui chiodate e non e di amici da lui conosciuti nell'ambiente delle gare di Dry, con cui successivamente ho condiviso la passione.
Ovviamente io arrivo dall'arrampicata libera ma praticamente solo pochi mesi dividono la conoscenza delle due discipline, avendo scoperto molto tardi entrambe.

Hai nuovi progetti e nuovi sogni nel cassetto?

Il mio sogno, anche se modesto, sarebbe rivedere e poter partecipare al circuito Alpin Cup che ormai dal 2010 ahimè non c'è più.
Quando ho iniziato a fare Dry Tooling purtroppo questo campionato non c'era più e vivendo solo di emozioni trasmesse da chi è riuscito a parteciparvi, mi piacerebbe farne parte, così da poter far conoscere anche ad altri questo sport divertendosi con le gare.
Come progetti quando riuscirò a trovare tempo dagli impegni lavorativi vorrei provare il tiro di Dry più duro in Italia, liberato dal forte alpinista Tom Ballard gradato D15 nella falesia in Dolomiti "Tomorrow's world", così da fissarmi un nuovo obbiettivo stimolante e sognando in un futuro di mettere le becche delle mie piccozze sulle prese dell'ultimissimo tiro di grado D16 liberato recentemente nella ahimè lontana British Columbia da Gord Mccarthur.
Ma, come mi dico sempre:"con i piedi per terra e a piccoli passi si arriva dappertutto, basta crederci".
Gabriele Bagnoli

TAGS:
dry tooling
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