Aletheia D16

Matteo Pilon conclude il suo progetto alla Tana del Drago

10 January 2022
Mercoledì 29 dicembre Matteo Pilon ha realizzato la prima ascensione di Aletheia D16 alla Tana del Drago.

La Tana del Drago è un’inusuale falesia total dry che si trova a Soccher (Ponte nelle Alpi, Belluno). Ne abbiamo già parlato in questo articolo.

Matteo Pilon aveva da tempo in cantiere un progetto nella struttura principale della falesia, la Grotta del Drago. In otto mesi, da aprile a novembre, ha attrezzato una via che percorre un tetto totalmente orizzontale di 65 metri. I rinvii sono più di 40, le prese circa 60.

L’8 dicembre 2021 Matteo ha realizzato la prima salita di Archè D15+, la catena che segna la prima metà del progetto. Alla fine del mese ha scalato l'intero percorso, l’ha battezzato Aletheia e gradato D16. Per salire Aletheia sono stati necessari due cambi di corda vista la lunghezza e la vicinanza del suolo. La scalata è stata fatta in più di 30 minuti concatenando poco più di 300 yaniro.

Di seguito il racconto di Matteo Pilon.

Quella di mercoledì è stata una giornata surreale. Ultimo giorno fresco prima del grande caldo previsto per capodanno. Mi sveglio pieno di forze e qualcosa nella testa mi dice che oggi è il giorno buono. Ieri sera ho fatto un tentativo discreto, ma ancora una volta è stato quel maledetto passaggio chiave a fermare la mia corsa a testa in giù.
Sono d'accordo con gli amici Olaf e Nico – compagni del corso guide – che nel primo pomeriggio ci troveremo alla grotta per allenarci un po' in vista dell'ormai prossimo esame di ghiaccio. Sono su di giri perché mi sento molto bene e so che con due assicuratori ho più possibilità sul progetto perché posso prendere con più tranquillità i due cambi corda.
Aletheia è una via unica nel suo genere. È un progetto che si è preso più di otto mesi della mia vita ed è infinitamente più duro di qualsiasi cosa abbia mai scalato. Mi sono preparato a questa battaglia con l'impegno e la determinazione con cui ci si prepara a un’olimpiade. E i sacrifici di questi mesi culminano in queste due settimane che mi restano se voglio chiudere i conti in questa stagione. Altrimenti il prossimo settembre devo ricominciare tutto da capo.
So bene che l'unico modo per avere una remota possibilità è eseguire Arché D15+ come un automa, senza sbavature, senza fermarmi, senza pensare che quelle prese delicate potrebbero saltare da un momento all'altro o che il suolo è così vicino che un errore nel punto sbagliato potrebbe costarmi caro. Ho impiegato un mese per liberare questa prima parte del progetto e ora devo addirittura dominarla per poter arrivare con il massimale ancora intatto a quel passaggio così aleatorio che si trova poco dopo il cambio corda. Se dovesse andarmi bene, mi aspetterebbero ancora trenta metri di tetto orizzontale. Una sfida di resistenza ma soprattutto mentale. Su quel dannato conglomerato che proprio non vuole farmi stare tranquillo.
È l'una. Torno in grotta. La temperatura è aumentata. Pazienza, sono qui per provare. Bisogna avere fiducia nel programma. Se non dovesse andare bene oggi, un bel allenamento sfiancante a fine giornata, poi due giorni di riposo e via di nuovo due tentativi. È un ciclo a cui ormai mi sono abituato. È stata la mia vita per un mese, ma vorrei interromperlo al più presto perché divora le settimane velocemente e il tempo stringe.
Inizio la routine di riscaldamento e tutto va storto. Non riesco a scalare tranquillo e la speranza con cui la giornata era iniziata improvvisamente non c'è più. Mi convinco che anche oggi me ne andrò a casa sconfitto. Così mentre faccio il nodo e calzo le scarpette, nella mia testa mi sto preparando per un semplice giro di ricognizione, senza grandi aspettative. E forse quello è il segreto. Cadrò dove cadrò.
Infilo la lama nella presa, mi sollevo entrando nella prima di una serie di centinaia di yaniro e con tutta la forza che ho mi lancio per l'estremo movimento inziale. Da lì ha il via la corsa. Ormai conosco quella sensazione di essere entrato di colpo in una nuova dimensione. Braccia e gambe hanno il pilota automatico. Presa dopo presa guadagno metri. Forse proprio la filosofia "o la va o la spacca" mi porta a buttarmi su ogni movimento senza esitazioni.
I filtri più estremi vanno lisci come l'olio, quelli più pericolosi non mi spezzano il respiro. Mi rendo conto che sono arrivato alla catena di Arché in uno stato di leggerezza che non ho mai provato a quel punto della via. Riposo a lungo prima del chiave e, per la prima volta, passo quel filtro opprimente in continuità. Mi rendo immediatamente conto che quello che è rimasto nelle braccia è sufficiente per arrivare fino in fondo. Non devo fare errori.
Non avrebbe senso raccontare ogni istante di quei quindici minuti che seguono. I mille pensieri e la speranza. Dove posso risparmio le energie chiacchierando con gli amici ed è come se la grotta avesse deciso che per questa volta mi lascerà passare. Mi sento come se niente potesse fermarmi. Un paio di episodi al limite ma, per il resto, rimango solido fino all'uscita di quella Grotta del Drago in cui ho speso centinaia di serate negli ultimi anni. Olaf e Nico esultano con me mentre passo la corda nella catena e decreto la fine di questo folle viaggio.
Aletheia era la scommessa di poter scalare il tiro di drytooling più duro del mondo. Quell'ossessione per la ricerca di un grado nuovo che sapevo di poter trovare nelle mie braccia, ma che dovevo dimostrare prima di tutto a me stesso. Sopra ogni cosa, questa via mi ha regalato la conferma di qualcosa che immaginavo da tempo ma di cui non avevo mai avuto la prova: quando fai dei piani più grandi di te e li insegui investendo ogni attimo della tua vita con dedizione assoluta e cieca follia, è solo una questione di tempo prima che quei piani diventino realtà. Ed è stato assurdo realizzare quanto nel dettaglio avessi indovinato mesi fa, mentre solo due giorni prima di chiudere la via ero arrivato a pensare che fosse umanamente impossibile arrivare alla catena di una via di questa intensità. O quantomeno poco probabile.
Di sicuro non ce l'avrei fatta senza l'aiuto dei molti amici che in questi mesi hanno creduto in me. In tante giornate che fosse per attrezzare il tiro, per un'umida sicura o per fare qualche foto, non ero mai da solo in quel buco. E grazie a Blackyak, Milton Mountaineering e Scarpa avevo tutta l'attrezzatura che mi serviva. Questo è stato sicuramente l'anno della Tana del Drago e credo che questa grotta non abbia finito di riservare sorprese.

 

MR. Informazioni e immagini fornite da Matteo Pilon.

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