Analisi di un fatto: caduta in crepaccio

La Guida Paolo Tombini analizza un accaduto

12 October 2015

Pochi giorni fa abbiamo pubblicato il video di uno sciatore che cadeva in un crepaccio e che poi fortunatamente veniva recuperato senza problemi. Questo è stato motivo di ispirazione per far visionare il filmato alla Guida Alpina Paolo Tombini, autore del manuale Sicurezza in Montagna, Ed. Versante Sud, e farci fare una valutazione dell’accaduto e di come si sono comportati sia il protagonista di questa vicenda che i soccorritori, non per analizzare il loro operato ma per capire meglio cosa fare e come comportarci in un caso simile. Un’analisi che speriamo possa essere d’aiuto per i tanti appassionati di sport sulla neve.

"Provo prima di tutto a calarmi nella situazione: giornata spettacolare,  partiti ancora con il buio, la gita e' lo Strahlhorn, classico 4000 vallesano. Un gruppetto di tre sciatori (almeno) che presumibimilmente ha raggiunto la vetta in mattinata e dopo qualche pacca sulle spalle e qualche barretta, prese le foto di rito sulla punta, inizia la sospirata discesa.

Analizzando le immagini possiamo notare due particolari che potranno essere spunti di riflessione in seguito. Primo: la montagna che si vede di  fronte ovvero il Rimpfischhorn non appare altissima dal punto in cui è  avvenuto l'incidente e questo vuole dire che la caduta si è verificata ad una quota vicina o superiore ai 4000 mt. Secondo: il gruppo sta sciando sgranato, tenendo una distanza di  sicurezza, questo implica che il primo sciatore si trovi distante un centinaio di metri e che il secondo sembra almeno a più di trenta metri dall'ultimo sciatore che filma col la GoPro. Inoltre conoscendo personalmente la gita,  mi sembra che non stiano sciando in posti strani, ma sulla traccia  che normalmente si usa per salire e scendere dalla cima dello Strahlhorn.

Lo sciatore protagonista del filmato riparte da una breve sosta, fatta forse per prendere fiato e la neve improvvisamente gli si apre sotto gli sci. L'immediata reazione e' quasi di stupore, non cade subito nel buco, anche se il ponte si è rotto e la neve e' inconsistente, ma riesce ancora a rimanere sul bordo e a urlare per cercare aiuto. Pur lottando però, la caduta diviene ormai inesorabile e poco dopo lo vediamo cadere giù in fondo al crepaccio. Atterrato sul fondo, lo sciatore prova ancora a chiedere aiuto vocalmente, ma senza che la calma venga meno,  si autoassicura  con una vite da ghiaccio e la longe di sicurezza, al ghiaccio del fondo del crepaccio, onde rimanere per lo meno ancorato ad un punto solido. Dopo 17 min viene raggiunto da qualcuno. Se non capisco male lui dice al soccorritore che sta aspettando gli amici, sta bene ed è autoassicurato, quindi probabilmente viene soccorso da un gruppo diverso. Immagino che  gli amici subito accortisi dell'assenza del compagno, ma più in basso, abbiano rimesso le pelli e stiano risalendo a cercarlo. L'infortunato intanto e' collaborativo e molto lucido, a tal punto da descrivere a chi sta fuori  come appare il buco dalla sua prospettiva. Dopo due minuti arriva la corda a cui attaccarsi per poter essere parancato fuori dal buco. L'infortunato ora si passa la corda in vita, la moschettona in vita,  recupera il suo materiale e ha l'accortezza di legarsi lo zaino più in basso in maniera da essere più libero nei movimenti salendo e non incastrarsi con lo sci superstite nel bordo strapiombante che dovrà passare a breve per poter uscire. Il recupero e'  efficace, la squadra all 'esterno effettua un ottimo lavoro. Il filmato finisce con i soccorritori dell' air zermatt, allertati dai compagni o da chi ha assistito all'incidente, che arrivano  facendo i calcoli in poco più che venti minuti (ottimo tempo).

Questo e' in breve quello che è successo quel giorno.

Quello che emerge da questo filmato e' comunque una buonissima gestione e conoscenza dell'auto soccorso sia dello sciatore caduto ma anche da parte di ha operato all'esterno. Prima dell'arrivo dell'elicottero (importante avere sempre campo con il telefono satellitare o una radio nello zaino per chiamarlo) la squadra fuori e' riuscita ad organizzare una sosta, e a recuperare l'infortunato, se proprio bisogna fare un appunto, avessero messo un bastoncino o uno zaino sul bordo del crepaccio, la corda non avrebbe tagliato la neve e l'ultima parte del recupero sarebbe stata più facile.

Analizzando ancora il filmato  mi ha colpito  la bravura e la freddezza del malcapitato. Ha agito mantenendo una calma e una concentrazione davvero notevoli, credo date dalla perfetta conoscenza di quello che doveva fare, quasi avesse già sperimentato  questa situazione di autosoccorso in precedenza: per esempio la prima cosa a cui pensa senza perdere un minuto e' l'autoassicurazione. Il fatto di avere una longe e dei chiodi attaccati all 'imbrago, cioè di essere ben equipaggiato con il giusto materiale per la sicurezza in ghiacciaio, gli permettono di mettersi in salvo da un'ulteriore caduta all'interno del crepaccio. 

Bisogna considerare che lo sciatore e'  stato comunque molto fortunato, la caduta si arresta dopo pochi metri su un altro ponte di neve. Sebbene sciare sui ghiacciai sia prassi  normale  sulle Alpi, il pericolo oggettivo di cadere in un crepaccio anche su gite ritenute facilissime e iper frequentate rimane reale, infatti l'incidente sembra sia successo in traccia. Mi permetto di far notare che date le ultime estati particolarmente calde, e dato il conseguente scioglimento accelerato dei ghiacciai, le condizioni degli stessi stanno diventando sempre più difficili, complesse e a volte pericolose.  Purtroppo non tutti i crepacci sono uguali e a volte una caduta come questa può essere addirittura fatale. L'importanza di avere avuto con se il materiale necessario e di averlo saperlo usare correttamente, ha fatto  la differenza. Quindi per lo meno imbrago con longe di sicurezza, materiale per il recupero e una corda per team nello zaino, DEVONO fare parte della dotazione di chi scia, va con le ciaspole o surfa su QUALSIASI ghiacciaio. Anzi a volte bisogna anche con sci e tavole ai piedi, procedere legati, a discapito di curve mozzafiato, se le condizioni lo richiedono. Se camminiamo poi su ghiacciaio con o senza ciaspole ai piedi, la progressione in cordata e' da considerarsi obbligatoria!!!! 

Altro dettaglio. Nel filmato e' importante notare come lo sciatore si limita a chiedere aiuto vocalmente. Forse una chiamata con il cellulare, (sebbene dal fondo non ci sia probabilmente molto campo)  o meglio con una radio sui canali di emergenza sarebbe stato un tentativo ragionevole; se proprio proprio almeno il semplice il fischietto, ormai in molti zaini e' addirittura integrato nelle chiusure. Altro particolare importante  da analizzare e' il vestiario: vediamo guanti abbastanza pesanti (per la verità anche una mano scoperta forse a rischio congelamento in certi frangenti, attenzione!)  mi sento di dire che  un duvet nello zaino e capi caldi, quando si parte per qualsiasi gita sulla neve e a maggior ragione a 4000 mt, non possono mai mancare, perché passare più di venti minuti in un crepaccio (quindi a una temperatura sotto zero)  può  provacare gravi ipotermie. Come dicevo poc'anzi, non ho capito se i compagni e i soccorritori fossero le stesse persone, alla fine del  filmato si vedono diverse persone sulla scena; da notare comunque che più si è lontani dal punto in cui avviene un incidente, più in caso di necessità ci sarà strada da fare ( quindi tempo) per raggiungere l'eventuale infortunato al freddo. La gestione delle distanze quando si scia diventa importantissima questione di sicurezza, compatibilmente con gli altri pericoli oggettivi dello scialpinismo o del freeride, quali il pericolo di valanghe ecc.  Serve esperienza per gestire la condotta del gruppo in funzione ai vari pericoli oggettivi, che a volte ci obbligano a cambiare strategie in funzione del terreno. Nel filmato vediamo una splendida giornata senza vento, bene, proviamo ad aggiungere a questo video un paio di variabili in più: immaginiamo che lo sfortunato sciatore nella caduta si fosse rotto un braccio e non potesse collaborare al recupero, e proviamo a pensare  quel giorno con il tempo  brutto e l'elicottero che non avesse potuto volare. Si sarebbero dilatati in maniera esponenziale i tempi di recupero dell'infortunato, che una volta recuperato in maniera molto più complicata avrebbe dovuto essere trasportato dai presenti a valle. Per complicare le cose mettiamo che sulla montagna fossero solo in tre, quelli ripresi nella prima scena e magari anche non perfettamente equipaggiati.. La situazione sarebbe stata disperata, perché  errori e i pericoli oggettivi sommati insieme avrebbero trasformando l'ipotetica gita in una  tragedia. I pericoli oggettivi in montagna sono molti e tutti devono essere correttamente valutati, ma  gli incidenti gravi spesso dipendono da diverse decisioni errate che sommate portano a situazioni irreparabili. Ma per fortuna la realtà registrata dalla GoPro, ci dimostra come l'auto soccorso correttamente gestito e applicato può aumentare la sicurezza e sopperire in parte ai pericoli oggettivi della montagna che dal sentiero più semplice a un ottomila incontreremo sempre in montagna. La corretta gestione del pericolo e' la variabile del rischio! L'unico consiglio che mi sento di dare e' di perdere quel tempo che può sembrare prezioso, anche togliendolo alle nostre salite per imparare  a salvarsi la vita reciprocamente, approfondendo cioè le tecniche di autosoccorso, nelle più svariate situazioni che in ambiente affrontiamo: crepaccio, valanga, caduta in parete ecc... Più si è allenati alle situazioni di emergenza meno tempo si perderà. Piu' si gestira' il panico e maggiore sarà l'efficacia del nostro soccorso. ALLERTARE SEMPRE E COMUNQUE IL SOCCORSO ORGANIZZATO. Nel filmato appare evidente come la persona dentro il crepaccio sappia perfettamente cosa fare, e abbia saputo contenere il panico perché aiutata dall' applicazione di quello che probabilmente  già aveva provato in esercitazione. Conoscere e gestire le tecniche di autosoccorso e' fondamentale, perché all'occorrenza possono essere la discriminante tra vita o morte nostra o di con noi condivide la montagna."

Paolo Tombini
Guide alpine Mountain Kingdom

Riferimenti bibliografici

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