Figli del Drago, 600 m IV/4, M5

Nuova via di misto alla Cima del Dragonet

11 January 2019
Il 4 gennaio 2019 Giampaolo Betta, Giampiero Drago, Gigio Gagliardi e Carlo Alberto Montorsi hanno tracciato Figli del Drago (600 m IV/4, M5), una probabile nuova via di misto alla Cima del Dragonet (2781 m) nelle Alpi Marittime (Piemonte).

Di seguito il racconto di Giampaolo Betta.

Cronistoria
Amo l’alpinismo a chilometri zero e sono poco propenso a spostarmi se posso godermi un’avventura a mia misura a due passi da casa. Chi mi conosce sa che sono un Apuanista incallito. I motivi sono molti: condizioni uniche per il misto, elevata verticalità degli itinerari, estrema vicinanza a casa, avvicinamenti e discese comodi, clima plaisir mai troppo freddo, zaino leggero spesso lasciato alla base... e, incredibilmente, affollamento nullo.
Quest’anno purtroppo la neve sulle Apuane sta mancando e con essa la possibilità di dedicarmi al mio gioco preferito.
Le Marittime, in termini di distanza da casa, altitudine e accessibilità alle pareti sono un bel compromesso. Le pareti adatte al misto sono moltissime e di varia altezza, pendenza e accessibilità e soprattutto sono del tutte estranee a qualunque affollamento.
Non conosco molto la Valle Gesso, pur essendo una delle zone più interessanti, e avevo in progetto da tempo di tentare qualcosa da quelle parti non appena si fossero presentate le condizioni o, meglio, non appena le condizioni delle Apuane fossero state così pessime da costringermi a spostarmi.
A fine 2018 la situazione in Marittime sembra favorevole: poca neve, tempo stabile, alcune belle linee di snowdrift lungo le pareti all’ombra. Decidiamo di fare un tentativo ad inizio 2019. Siamo in quattro: io, Carlo Alberto Montorsi, Gigio Gagliardi e Giampiero Drago. Il nostro obiettivo è la parete nordest della Cima del Dragonet.
 
La parete nordest della Cima del Dragonet
Il vallone del Dragonet è un luogo veramente suggestivo. E' uno stretto e ripido valloncello, posto sopra il paesino di Sant’Anna di Valdieri, circondato da tre grandi montagne, ripide, selvagge e poco frequentate: l'Asta Sottana a nordest, l'Asta Soprana a sudest e la cima del Dragonet a sudovest. Unico sbocco possibile di media difficoltà da questo cul de sac è il canale della forcella dell'Asta, un canale obliquo con pendenze di 45-50 gradi. In questa stagione tutte le pareti dell'anfiteatro sono in ombra per tutto il giorno.
Partiamo il 3 gennaio 2019 in direzione del Bivacco Gandolfo: il nostro obiettivo è una sottile ed estetica linea bianca nella parte superiore destra della parete della Cima del Dragonet, protetta alla base da una ripida barra rocciosa che sarà fino all'ultimo l'incognita principale del nostro tentativo.
Il bivacco, anche se sente non poco il peso degli anni, è molto confortevole, almeno in quattro, e ci permette di rifocillarci e riposarci al calore della stufa.
 
La via
In una quindicina di minuti dal bivacco siamo all'attacco alle prime luci del 4 gennaio. Una zona più appoggiata permette di superare abbastanza facilmente la prima barra rocciosa. Quindi, con uno spostamento a destra, siamo nel canalone che ci condurrà alla base della parete rocciosa. La neve è spesso inconsistente e faticosa, ma i risalti più ripidi sono in neve pressata e c'è addirittura un po' di ghiaccio.
Il ripido muro si avvicina minacciosamente, una facile ed estetica rampa ci permette di arrivare alla sua base dalla quale possiamo vederlo integralmente. Saranno una trentina di metri in tutto con due sezioni secche abbastanza repulsive.
Io e Carlo Alberto saliamo il muro direttamente lungo la linea di scolo della soprastante goulotte. A un primo tratto su neve pressata segue uno strapiombino, quindi ancora un passaggio su ghiaccio che precede un tratto su roccia verticale abbastanza lungo. Complessivamente un bel tiro, roccia solida e generalmente ricca di appigli, agganci e appoggi e ben proteggibile, potrebbe essere circa M5. Gigio e Gianpiero, giunti a metà del muro, seguono invece un diedro più a sinistra oltre il quale rientreranno nella goulotte con un traverso a destra.
Eravamo incerti se saremo riusciti a superare il muro chiave e alla fine lo abbiamo salito da due linee differenti.
A questo punto siamo nell'agognato filino di ghiaccio che seguiamo su buona neve pressata per 4 tiri, inizialmente più ripido e quindi via via più appoggiato. Un ultimo tiro delicato ci conduce in cresta per l'ultimo, e unico, raggio di sole della giornata.
 
Via nuova?
La parete è molto evidente e la cima anche... perfettamente visibile da Sant'Anna di Valdieri. Le condizioni attuali non sono di certo eccezionali ed è probabile che con maggiore innevamento la via risulti di molto facilitata se non addirittura banalizzata (ad eccezione del tiro chiave, che difficilmente si presenterà tutto in ghiaccio). Per queste ragioni mi sembra molto improbabile che questa possa essere una via nuova. Tuttavia né la bibliografia né i “locals” mi hanno riferito di salite precedenti.
Sicuramente il terreno nella parte bassa, appoggiato ed erboso, non invoglia molto ad una salita estiva, ma mi pare strano che i vari “draghi” del passato e del presente non abbiano dedicato un paio di giornate a una linea così evidente e, per i cultori della materia, anche estetica. Forse avevano solo di meglio da fare...
Proponiamo il nome "Figli del drago", in memoria dell’insuperato ideatore di questo tipo di alpinismo, sulle Marittime così come sulle Apuane, pronti a ritirarlo se dovessero emergere notizie di salite precedenti.
La relazione della via si trova sul sito www.wbguides.com nella sezione blog.

Testo e immagini di Giampaolo Betta.

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