Il “couloir della morte”

Uno studio sulla caduta sassi nel Grand Couloir dell’Aiguille du Goûter

10 July 2020
Il “couloir della morte”: è così che viene a volte definito il Grand Couloir dell’Aiguille du Goûter, passaggio chiave della via normale francese al Monte Bianco.

Con 347 incidenti tra il 1990 e il 2017, un terzo dei quali legato al fenomeno caduta di sassi, questo canalone può essere ritenuto uno dei luoghi più pericolosi delle Alpi.

Il grande numero di incidenti dipende senz’altro dalla forte frequentazione, ma non solo. Il Grand Couloir infatti è un luogo particolarmente franoso. Nei periodi canicolari, tutt'altro che rari durante la stagione estiva, il passaggio per il canalone è sconsigliato.

Il ricercatore Jacques Mourey con la Fondation Petzl ha realizzato uno studio relativo alla caduta sassi nel Grand Couloir dell’Aiguille du Goûter (lo studio è scaricabile QUI). Scopo dello studio è analizzare le condizioni propizie alla caduta sassi per imparare a evitarle, riducendo così il rischio.

Lo studio ha analizzato i distacchi rocciosi, monitorati anche grazie ad appositi sensori, sia dal punto di vista della frequenza che della consistenza (piccola scarica o frana…). Sono stati presi in considerazioni anche i delicati equilibri del permafrost e le conseguenze del suo degrado. A conclusione del lavoro si trova un riassunto pratico che offre preziosi spunti per la sicurezza e smentisce alcuni luoghi comuni. Primo tra tutti quello secondo cui l'innevamento riduce il rischio di frane: un fatto in gran parte reale, ma non nel caso specifico del Grand Couloir.

Di seguito le conclusioni dello studio:

  • il numero di eventi di destabilizzazione rocciosa misurato nel corso dello studio è indice di una estrema attività franosa;
  • nel 2019 è stata misurata in media una scarica ogni 37’ e una ogni 24’ nel periodo di picco situato tra le ore 19 e le 20;
  • la massima frequenza di scariche avviene tra le ore 18 e le ore 20. Questa frequenza aumenta in media tre ore dopo il ritorno di temperature positive in cima al canalone;
  • l’arrivo del sole nel canalone segna il momento nel quale le scariche si fanno più frequenti e voluminose;
  • il momento della giornata nel quale le scariche sono meno frequenti si trova tra le 9 e le 10 del mattino;
  • il canalone è tanto pericoloso alle 15 quanto alle 22;
  • le scariche sono più frequenti a inizio stagione perché favorite dalla fusione della neve residua nel canale. Queste scariche sono poco voluminose ma già pericolose per gli alpinisti;
  • la frequenza delle scariche è più debole nella seconda metà della stagione estiva, ma i singoli eventi sono più lunghi (“pioggia di blocchi”) e più voluminosi;
  • la presenza d’acqua allo stato liquido nelle fessure rocciose sembra essere il principale fattore per valutare il rischio di scariche. Più acqua liquida si trova nelle fessure della roccia (acqua di fusione o di precipitazione), più le scariche sono numerose. Gli alpinisti devono diffidare specialmente dei periodi di fusione della neve o di quelli seguenti un episodio piovoso/temporalesco;
  • la presenza di neve nel canalone non è sempre una garanzia di sicurezza, perché i periodi di fusione della neve favoriscono le scariche;
  • un periodo freddo con frequenti cicli gelo-disgelo è favorevole alle scariche. Solo un periodo freddo senza fasi di disgelo (raro in estate) può diminuire la frequenza delle scariche.

In estrema sintesi: per ridurre al minimo il rischio di esporsi alle scariche, passare (sia in salita che in discesa) tra le 2 e le 12 del mattino. Evitare le ore pomeridiane e le prime ore della sera.

Fonte: www.petzl.com.

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